EUROPA/ITALIA - Il Presidente delle POM: il Mese missionario straordinario dell’Ottobre 2019, occasione straordinaria per rinnovare l’annuncio del Vangelo
16/11/2018

Roma “Il Mese missionario straordinario dell'’Ottobre 2019 è occasione straordinaria per la Chiesa per rinnovare lo zelo missionario, che è anche il grande scopo delle Pontificie Opere Missionarie. Il punto è il seguente: come innestare la dimensione missionaria nella pastorale ordinaria, che è anche il grande obiettino della Evangelii gaudium?”: è la riflessione proposta dall'Arcivescovo Giovanni Pietro Dal Toso, Presidente delle Pontificie Opere Missionarie , intervenuto oggi, 15 novembre, all'Assemblea generale della Conferenza Episcopale Italiana. “Il Mese missionario straordinario - ha ricordato - cade nel centenario della lettera Maximum illud di Benedetto XV. Per la storia della missione, questo documento marca un confine determinante, per almeno due motivi: ha separato, rinnovandola evangelicamente, l’opera di evangelizzazione dall’opera di colonizzazione e ha insistito per la creazione di un clero e di una gerarchia autoctoni nelle terre di missione".
Inoltre, in linea con Concilio Vaticano II, che ha ricondotto la missio ad gentes alla responsabilità di ogni battezzato , la scelta del tema del prossimo Mese missionario straordinario è “Battezzati e inviati. La Chiesa di Cristo in missione nel mondo”. “Il Santo Padre – ha spiegato il Presidente delle POM – ha scelto questo tema che racchiude in sé gli elementi essenziali di cui tenere conto nel programmare e nel vivere tale iniziativa. Nel battesimo abbiamo ricevuto la vita divina e grazie ad esso siamo profeti, cioè annunciatori del mistero di Cristo, da Lui inviati. Cristo che ci invia è anche il contenuto essenziale della missione: la Chiesa non trasmette un messaggio proprio, ma trasmette ciò che da Cristo ha ricevuto, e cioè la sua stessa persona”.
Mons. Dal Toso a tal proposito ha illustrato la natura e la missione delle Pontificie Opere Missionarie, che sono “una rete mondiale a servizio del Papa per sostenere la missione e le giovani Chiese con la preghiera e la carità”. Esse “sono opere del Papa, attraverso cui è il Papa che si prende cura delle tante necessità pastorali delle giovani Chiese”, ha ricordato e “questo legame profondo con il ministero petrino si evince anche dal fatto che lo stesso Pio XI volle alla fine degli anni ’20 la Giornata Missionaria Mondiale e da allora volle che la colletta di quella giornata universalmente venisse destinata alla Pontificia Opera della Propagazione della Fede, esattamente come espressione della cura della Chiesa universale per le Chiese nel mondo intero”.
“Il grande compito delle POM è la sensibilizzazione per la missione, che – sulla scia di tutto l’insegnamento dei Papi e del Concilio – è un compito di tutto il Popolo di Dio. Le Pom hanno il mandato speciale di tenere vivo questo spirito, ed è a questo scopo che tende in ultima analisi la celebrazione del Mese missionario straordinario dell’Ottobre 2019”.
AFRICA/KENYA - Dimissioni dell’Arcivescovo di Kisumu e successione
16/11/2018

Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha accettato oggi la rinuncia al governo pastorale dell’Arcidiocesi di Kisumu , presentata da S.E. Mons. Zacchaeus Okoth.
Il Santo Padre ha nominato Arcivescovo di Kisumu S.E. Mons. Philip A. Anyolo, finora Vescovo di Homa Bay.
AMERICA/NICARAGUA - Messaggio dei Vescovi: “Diritti violati, manca la volontà politica di dialogare”
16/11/2018

Managua – "Denunciamo i rapimenti e le detenzioni arbitrarie, con cui si è presa di mira la popolazione civile. Oggi, come mai prima d'ora, i diritti umani vengono violati in Nicaragua": è l’appello lanciato dai Vescovi del Nicaragua nel documento dal titolo "La Verità vi farà liberi" , emesso dall'Assemblea Generale della Conferenza episcopale del Nicaragua, riunitasi dal 12 al 14 novembre nel Seminario arcidiocesano nazionale di Nostra Signora de Fatima a Managua.
Nel testo inviato a Fides si legge: “Come Vescovi abbiamo accettato in buona fede di essere mediatori e testimoni del Dialogo Nazionale, facendoci garanti del popolo nicaraguense e della comunità internazionale che è solidale con il nostro dolore . La nostra missione non è limitata a essere mediatori e testimoni al tavolo di dialogo ma, data la dimensione profetica del nostro ministero, ci siamo visti nell'urgenza di essere presenti nei luoghi di conflitto, per difendere la vita degli indifesi, per portare conforto alle vittime e mediare al fine di ottenere una via di uscita pacifica della situazione”.
Nel Messaggio pastorale, i Presuli riconsiderano ciò che vive il paese da 210 giorni, cioè da quando è iniziata la crisi socio-politica che ha coinvolto tutta la popolazione a manifestare contro il regime del presidente Ortega, dopo che il governo aveva imposto misure economiche contestate dal popolo e aveva aggredito i pensionati che manifestavano per strada il 18 aprile scorso . E segnalano quanto avevano promesso: "È nostro dovere informare la nazione che in questi mesi siamo stati testimoni della mancanza di volontà politica del governo di dialogare sinceramente e cercare processi reali che portino verso una vera democrazia". "Gli attacchi perpetrati dalla polizia nazionale, dai gruppi paramilitari filogovernativi e dai gruppi agitati per assaltare e seminare il terrore verso il popolo che manifesta in modo civico - rileva il testo - sono condannabili legalmente e moralmente. Così anche ogni atto di sacrilega profanazione contro la Chiesa, sia nel suo popolo consacrato che nei suoi tempi. Allo stesso modo, lo sono le aggressioni contro giornalisti nazionali e internazionali, difensori dei diritti umani e membri della società civile".
Citando l'articolo 26 della Costituzione, i Pastori ricordano che il governo deve proteggere e rispettare il popolo nicaraguense. Elencando le diversi convocazioni e incontri in cui la Chiesa ha riunito i fedeli per pregare per la nazione, il documento recita: "Invitiamo uomini e donne di buona volontà a non rispondere con violenza alle varie provocazioni a cui sono sottoposti. La pace è un bene prezioso ma precario che dobbiamo curare e promuovere tutti nel nostro paese".
Infine il Cardinale Brenes al momento della presentazione del documento, ha detto: “Vogliamo dire a tutti voi che apprezziamo la vostra preghiera, la vostra vicinanza. Vogliamo dirvi che avete sempre le nostre preghiere. Noi saremo lì per ognuno di voi. Contate su di noi e noi contiamo su tutti voi”.

ASIA/LIBANO - Il Patriarca Bechara Rai benedice la riconciliazione tra i leader politici cristiani Geagea e Frangieh
16/11/2018

Bkerké - “Come è bello, come è dolce che i fratelli stiano insieme!” Il Patriarca maronita Bechara Boutros Rai ha citato il Salmo 133 per salutare e benedire la la riconciliazione avvenuta ieri, mercoledì 14 novembre, tra due influenti leader politici maroniti originari del nord del Libano, Samir Geagea - capo delle forze libanesi - e Sleiman Tony Frangieh - capo del movimento Marada -. "Siamo figli dello stesso padre e quindi siamo fratelli" ha detto il Patriarca Rai, aggiungendo che "Dio vuole che voltiamo pagina per vivere felici e in pace”.
Nel contesto della riconciliazione tra i due leader, avvenuta nella sede patriarcale maronita di Bkerké, Il Patriarca maronita ha ribadito che l'identità della nazione libanese è fondata sulla compresenza di due componenti irrinunciabili, quella cristiana e quella musulmana. "A Bkerké, siamo al fianco delle istituzioni statali unitarie, siamo contro i binomi e trinomi. Se si parla di bipartitismo in Libano, c'è ne è uno solo, con due ali uguali e complementari, quella cristiana e quella musulmana. Questo è il segreto del Libano, nella sua peculiarità. Questo è il suo ruolo e il suo messaggio nella regione.”. Il Patriarca ha fatto riferimento anche alla precedente, storica riconciliazione avviata nel maggio 2011 con la presenza del Generale Michel Aoun - ora Presidente del Libano e a quel tempo capo del MPL - e dell’ex-Presidente Amin Gemayel. La stretta di Mano tra Geagea e Frangieh dovrebbe mettere fine alla lunga e storica inimicizia iniziata il 13 giugno 1978, quando il padre di Frangieh, sua madre, sua sorella e venti altre persone perirono in un attacco orchestrato da Forze Libanesi a Ehden, all'inizio della guerra civile. I due hanno firmato un documento che conferma la loro comune volontà di voltare pagina e disegnare insieme nuovi scenari politici. La famiglia Frangieh è sempre stata considerata vicina alla Siria degli Asad, mentre Geagea e le Forze Libanesi sono sempre state considerate antagoniste del regime siriano.
La riconciliazione avviene due giorni dopo l'approvazione parlamentare della legge sulle vittime della guerra civile. In un contesto dove la frammentazione e le pulsioni settarie dei partiti politici si manifestano in forme sempre più evidenti, la mediazione del Patriarca maronita punta a favorire percorsi di riconciliazione di perdono, per risanare le ferite e le lacerazioni sanguinose tra cristiani che hanno segnato in profondità la vita del popolo libanese, soprattuto nelle regioni del Nord.
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