ASIA/SIRIA - Assad ai profughi armeni: tornate in Siria e aiutateci a ricostruire il Paese
20/05/2019

Damasco – Un appello a ritornare in Siria e a ricostruire le proprie case devastate dal conflitto è stato rivolto dal Presidente Bashar Assad agli armeni siriani che negli anni del conflitto sono fuggiti dal Paese, trovando rifugio in Libano, in Armenia o in altri Paesi del Medio Oriente e dell’Occidente. L’esplicita richiesta di rimpatrio rivolta ai profughi armeni è stata espressa dal leader siriano in occasione del suo recente incontro con Aram I, il Catholicos armeno apostolico della Gran Casa di Cilicia, ricevuto a Damasco dal Presidente Assad martedì 14 maggio. I media ufficiali siriani hanno riportato anche gli elogi rivolti in quella circostanza da Assad allo “spirito patriottico” dei siriani armeni, da lui definiti “cittadini esemplari”: il Presidente siriano ha esaltato il contributo da loro offerto alla difesa dell'unità nazionale di fronte al tentativo di smembramento del Paese messi in atto da quella che Assad ha definito come “barbarie terrorista”. Assad ha anche paragonato la brutalità da lui attribuita a tale “barbarie terrorista” con la ferocia dei massacri commessi più di un secolo fa dagli ottomani contro il popolo armeno. Mentre il Catholicos Aram ho ricordato che la Siria è stato un rifugio sicuro per gli armeni che in quelle tragiche circostanze fuggivano dai massacri sistematici perpetrati contro di loro nei territori dell’attuale Turchia. Il Catholicos ha ringraziato Assad anche per il contributo offerto al restauro della cattedrale armena apostolica dei Quaranta Martiri ad Aleppo, devastata durante il conflitto.
Degli armeni siriani fuggiti dal Paese durante il conflitto, almeno 22mila hanno trovato accoglienza in Armenia. Nel giugno 2018 l’Unione europea aveva stanziato un contributo di 3 milioni di euro finalizzati a sostenere progetti per l'integrazione dei rifugiati armeni fuggiti dalla Siria che hanno trovato rifugio nell’ex repubblica sovietica.
Nel 2015, mentre il conflitto siriano esasperava lo scontro tra Damasco e la Turchia di Erdogan, la Siria ha riconosciuto il Genocidio armeno perpetrato in Anatolia cento anni prima. Il 4 marzo 2015 l'Assemblea del popolo siriano dedicò una sessione commemorativa al centesimo anniversario del Genocidio armeno. L'iniziativa, promossa in particolare dalla parlamentare siriana cristiana Maria Saadeh, vide il coinvolgimento dei membri dei Comitati parlamentari per le relazioni estere. Agenzia Fides
AFRICA/BURKINA FASO - Ucciso un salesiano spagnolo a Bobo Dioulasso
20/05/2019

Ouagadougou –P. Fernando Fernández salesiano di nazionalità spagnola, è stato pugnalato intorno a mezzogiorno di ieri, 17 maggio, nel centro salesiano di Don Bosco nella città di Bobo Dioulasso, nel sud-ovest del Burkina Faso.
Durante il pranzo, un ex cuoco che ha lavorato nella struttura per sette anni, si è scagliato con un coltello contro il religioso spagnolo, uccidendolo. Un secondo sacerdote di origine togolese è rimasto ferito nell'incidente. P. Germain Plakoo-Mlapa, direttore degli studi, è stato trasportato immediatamente in ospedale e sarebbe fuori pericolo. L'assassino è stato subito arrestato dalla polizia evitandogli il linciaggio da parte degli studenti e della gente accorsa nel frattempo.
Dalle prime indagini sembra che il cuoco si sarebbe voluto vendicare del licenziamento avvenuto due mesi fa.
P. Fernández era l’economo del centro Don Bosco di Bobo-Dioulasso, la seconda città del Burkina Faso, che si trova nella parte sudoccidentale del Paese, nella provincia di Houet, a circa 300 km a ovest della capitale Ouagadougou. A Bobo Dioulasso, dal 1994, i salesiani hanno sviluppato in modo coordinato in tre sedi: un centro di assistenza per ragazzi e ragazze di strada, un centro di alfabetizzazione e un centro di formazione professionale con oltre 300 studenti.
L’uccisione del salesiano spagnolo e l'aggressione del confratello togolese è solo l’ultimo episodio di una serie di morti nelle comunità religiose del Paese. Il 15 febbraio un altro padre salesiano spagnolo, p. Antonio César Fernández Fernández era stato ucciso in attacco jihadista perpetrato a quaranta chilometri dal confine meridionale del Burkina Faso .
Questa settimana nel giro di 24 ore sono stati commessi due gravissimi attacchi contro la comunità cattolica. Il primo domenica 12 maggio, contro la parrocchia di Dablo nel corso del quale un gruppo armato ha ucciso Don Siméon Yampa e cinque fedeli , il secondo il 13 maggio contro una processione mariana a Singa, con la morte di quattro fedeli e la distruzione della statua della Vergine. .
AMERICA/NICARAGUA - Il cardinale Brenes condanna le violenze poliziesche commesse di fronte alla cattedrale di Managua
20/05/2019

Tegucigalpa – "Ho visto un video in cui la mia cattedrale è praticamente circondata dalla polizia, questo è deplorevole", ha detto il Cardinale Leopoldo Brenes, Arcivescovo di Managua in una conferenza stampa a Tegucigalpa, Honduras, alla chiusura dell’Assemblea del Consiglio Episcopale Latinoamericano , di cui è stato nominato Vicepresidente.
Il cardinale Brenes, ha voluto così lanciare un appello alla polizia nazionale del Nicaragua per evitare di diffondere altra violenza, esprimendo il suo rammarico per il fatto che le forze dell’ordine abbiano circondato la Cattedrale Metropolitana di Managua, alla ricerca di persone che si oppongono al governo.
Le numerose famiglie dei prigionieri politici del Nicaragua hanno organizzato un sit-in di fronte alla cattedrale, per chiedere giustizia dopo che si è diffusa la notizia dell’omicidio del prigioniero politico nicaraguense di nazionalità nordamericana Eddy Montes Praslín, nel carcere "La Modelo", in circostanze non chiare.
Centinaia di agenti di polizia hanno circondato la cattedrale da ore prima del sit-in, e alcuni testimoni hanno affermato che diversi giovani sono stati perseguitati o catturati alle porte della chiesa.
Il cardinale Brenes ha riaffermato che il dialogo è "l'unica soluzione per risolvere la crisi socio-politica nel Paese, la peggiore degli ultimi decenni”.
L’ambasciata degli USA in Managua ha condannato la morte del cittadino statunitense e ha chiesto in modo ufficiale di “chiarire presto le circostanze di quanto accaduto”.
ASIA/PAKISTAN - Cimitero cristiano devastato dai vandali: un tentativo di seminare terrore
20/05/2019

Faisalabad : "E 'molto triste vedere che alcune persone hanno attaccato il nostro cimitero cristiano, hanno rotto le croci e danneggiato le tombe. È un'offesa alla nostra fede, i nostri sentimenti religiosi sono feriti; chiediamo di arrestare i colpevoli”: lo dice all’Agenzia Fides p. James Bahadur, parroco della parrocchia di Sant'Antonio a Okara, dopo la devastazione di un cimitero cristiano, avvenuta il 12 maggio. Oltre 30 tombe cristiane sono state distrutte in un atto di violenza gratuita su simboli cristiani.
Il parroco afferma: "Questa azione di vandalismo ha diffuso il terrore nella città e il nostro popolo ha paura. E’ un atto dei fondamentalisti per seminare odio tra persone di varie fedi e per rovinare la pace e l'armonia tra le persone che vivono nella nostra città ". E rileva: " La parrocchia e della chiesa di Sant'Antonio e il cimitero cristiano hanno il muro di cinta in comune e la porta d'ingresso al cimitero è all'interno della parrocchia”.
P. James Bahadur, che serve in questa parrocchia da sette anni, racconta che “il nostro cimitero cristiano ha più di 100 anni, è ampio 6 acri di terra e la tomba più antica in questo è del 1903; il cimitero ospita anche tombe degli inglesi che vivevano in quel periodo in questo territorio”.
La polizia ha registrato il primo rapporto di indagine contro ignoti, notando la violazione dell’art. 297 del Codice penale del Pakistano , per “vandalismo nei luoghi di sepoltura e vilipendio alla religione”.
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