EUROPA/GERMANIA - Il Presidente delle POM: “Anche dalle nostre scrivanie possiamo essere missionari”
18/10/2018

Aachen – In occasione della sua visita a Missio-Aachen , l’Arcivescovo Giovanni Pietro Dal Toso, Presidente delle Pontificie Opere Missionarie , stamattina, 17 ottobre, ha presieduto una Messa nella sede di “Missio” cui hanno partecipato quanti operano negli uffici di Missio e dell’Infanzia Missionaria Tedesca .
“È importante che continuiamo a ripensare allo scopo del nostro impegno, che continuiamo a ricordare che Dio è l'inizio e la meta delle nostre azioni e della nostra esistenza in generale” ha sottoleato S.E. Mons. Dal Toso all’inizio della sua omelia, “E’ Lui che ci dà la forza di impegnare la nostra vita secondo la sua volontà a beneficio del prossimo. In questa luce, mi piacerebbe ringraziarvi per il lavoro di Missio e dell’Infanzia missionaria tedesca”.
Ricordando la festa di Sant'Ignazio di Antiochia, che si celebra oggi, l’Arcivescovo ha fatto riferimento a un suo viaggio in Siria e alla difficile situazione dei “fratelli e sorelle in Medio Oriente”, e ha sottolineato: “il mio primo incontro reale con Missio Aachen è collegato alle difficoltà dei nostri fratelli cristiani in Siria e in Iraq, e vorrei menzionare la vostra generosità anche riguardo a questa preoccupazione”.
“La caratteristica specifica di Missio e, in linea di principio, delle nostre Pontificie Opere Missionarie, è il sostegno all'attività pastorale della Chiesa” ha evidenziato il Presidente delle Pontificie Opere Missionarie. “La Chiesa esiste perché Gesù ci ha mandato in tutto il mondo per proclamare il Vangelo. Non si tratta strettamente della Chiesa in quanto tale, ma del fatto che attraverso la presenza della Chiesa e la proclamazione del Vangelo, l'essere umano riceve lo Spirito di Dio, che rende nuova la terra e ciascuno di noi”. “Abbiamo il grande privilegio di partecipare a questa attività”, ha concluso l’Arcivescovo Dal Toso, “anche dalle nostre scrivanie possiamo essere missionari in modo che ogni persona possa ascoltare una parola di conforto, guarigione, riconciliazione, e sperimentare l'unità interiore e la libertà attraverso l'incontro con il Dio di Gesù Cristo”.

Link correlati :Il testo integrale dell'omelia, in tedesco
AFRICA/COSTA D’AVORIO - Violenza dopo il voto: “Urge una repubblica nuova, più umana, portatrice di pace”
18/10/2018

Abidjan – “La popolazione ha assistito impotente, per oltre un decennio, ad un marasma elettorale che non consente repliche. Un popolo indebolito da un panorama politico corrotto, segnato da anarchia, violenza, caos, dittatura e morte. La politica ivoriana è tuttora caratterizzata dall’eterna sete di potere”: lo dichiara a Fides p. Donald Zagore, teologo ivoriano della Società per le Missioni Africane all’indomani delle elezioni del 13 ottobre, segnate da brogli, tensioni e violenza.
“Oltre ad aver svenduto la dignità del territorio ivoriano, i nostri politici hanno promosso politiche egoiste e corrotte, alimentando divisioni tra una popolazione sempre più stretta nella morsa della miseria”, rileva il missionario. “Che valore ha un popolo quando viene violata la sua scelta politica, espressa dal sistema democratico delle urne? Non c'è schiavitù più grande che ridurre un popolo al silenzio, impedirgli di esprimersi e di scegliere i propri rappresentanti. Fino a quando le elezioni in Costa d'Avorio continueranno a portare morte? Democrazia e libertà sono concetti privi di significato in Costa d'Avorio”, riflette amareggiato il teologo.
L’appello del missionario è questo: “E’ necessario, oggi più che mai, porre le basi per la rinascita degli ivoriani e per fare questo occorre lottare per una emancipazione socio-politica, perché ogni cittadino sia attore e garante del suo futuro. È tempo di lavorare per una repubblica nuova, più umana, degna di veri democratici, portatrice di pace, che garantisca l’autentico sviluppo di un popolo drammaticamente soggiogato da politici senza fede nè legge. Urge una nuova repubblica consapevole del doloroso retaggio del passato e ansiosa di costruire una convivenza che sfugga a qualsiasi forma di dispotismo, tribalismo e rivalsa etnica”.
“Bisogna dire di no a questa eterna politica, paladina dell'impunità, dell'ingiustizia, della violenza e della corruzione: è un imperativo fondamentale per ogni cittadino ivoriano. Rimanere in silenzio di fronte a questo crimine ci renderebbe complici”, afferma
P. Donald, citando Desmond Tutu, ricorda che “in situazioni di ingiustizia, scegliere la neutralità significa prendere la parte del boia contro la vittima”. “La Costa d'Avorio rinascerà dalle sue ceneri” conclude.

ASIA - I giovani cristiani dell'Asia, ambasciatori di pace
18/10/2018

Chiang Mai - I giovani cristiani in Asia sono chiamati a essere "ambasciatori di pace" nei diversi contesti sociali e politici delle nazioni asiatiche dove vivono. E' quanto emerge dal terzo incontro del forum "Young Ambassadors of Peace in Asia" , nato in seno alla Conferenza Cristiana dell'Asia . Alla riunione di una settimana in corso a Chiang Mai , incentrata sul tema "Pace con giustizia e sicurezza umana", partecipano rappresentanti dei giovani della Chiese parte della CCA, accanto a rappresentanti di organizzazioni buddiste, indù e musulmane asiatiche.
I giovani hanno ricevuto una specifica formazione per una migliore comprensione dei conflitti che si registrano in molte parti dell'Asia. Il fine è far crescere la consapevolezza che i giovani cristiani asiatici sono chiamati a essere ambasciatori e catalizzatori di pace, secondo il messaggio di Cristo, nel territorio o regione in cui vivono.
"Il concetto di 'sicurezza' deve essere rivisto, in quanto la nozione stessa di sicurezza viene interpretata spesso come relativa solo alla difesa militare. Tale approccio non prende in considerazione l'importanza della sicurezza umana e del diritto di ogni essere umano a vivere in dignità, sicurezza e accesso alla giustizia", spiega all’Agenzia Fides Mathews George Chunakara, Segretario Generale della CCA. "La pace e la sicurezza - continua - si possono mantenere in una società in cui le persone in una comunità si prendono cura gli uni degli altri, con reciproco riconoscimento e tolleranza, sulla base dell'amore e della cura per il prossimo. Non c'è pace senza giustizia, e non c'è pace senza sicurezza ".
Per questo durante l'incontro del forum YAPA si sono esplorate le strade per potenziare la società civile nella sua ricerca di sviluppo sociale, sicurezza economica, diritti umani, sicurezza alimentare, sicurezza ambientale, sicurezza delle comunità. Il forum ha lo scopo di formare i giovani e di aiutarli a costruire comunità dove la pace e l'armonia prevalgano sulle conflittualità, con metodologie e un approccio di carattere interculturale e interreligioso.
La CCA è un organismo ecumenico che coordina opere sociali, culturali e missionarie in Asia, promuovendo la solidarietà e la collaborazione tra varie Chiese e denominazioni cristiane, inclusa la Chiesa cattolica.
ASIA/TERRA SANTA - Inizia la demolizione del villaggio di Khan al Ahmar. Appello della Commissione episcopale Giustizia e Pace
18/10/2018

Gerusalemme – Nella giornata di ieri, martedì 16 ottobre, tre bulldozer hanno continuato l'opera di livellamento del terreno intorno al villaggio beduino di Khan al Ahmar, nella Cisgiordania occupata, a est di Gerusalemme, in un'area considerata strategica per l'espansione di nuovi insediamenti di coloni ebrei. L'operazione di livellamento serve a creare piste per facilitare l'ingresso delle truppe militari, quando scatterà l'ordine di evacuazione della popolazione beduina che vive nel villaggio, prima di radere al suolo le abitazioni. Nella giornata precedente, c'erano stati scontri e momenti di tensione tra i soldati israeliani e gli abitanti del villaggio, supportati da gruppi di attivisti confluiti a Khan al Ahmar con l'intenzione di fare da barriere umane davanti all'avanzare delle ruspe.
Nei giorni scorsi, la Commissione Giustizia e Pace dell'Assemblea dei Vescovi ordinari cattolici di Terra Santa ha diffuso un comunicato per esprimere ancora una volta il proprio dissenso e il proprio allarme per l'annunciata demolizione del villaggio beduino. "Dopo un lungo periodo di lotte legali” si legge nel comunicato, “la Corte Suprema israeliana ha stabilito che le autorità israeliane hanno il diritto di demolire il villaggio beduino a Khan al-Ahmar, trasferendo i residenti in una zona vicino a Gerico. Molte di queste persone erano già sfollate dopo la guerra del 1948 e ora, ancora una volta, vengono violentemente sradicate per far posto a più insediamenti israeliani illegali". La dichiarazione fa appello agli israeliani e alla comunità internazionale affinché facciano sentire la propria voce a difesa dei beduini di Khan al Ahmar e del loro diritto a non essere trasferiti nei dintorni di Gerico.
Nel villaggio di Khan al Ahmar, con 42 baracche, sorge anche la famosa “Scuola di Gomme” , frequentata da più di 170 bambini della tribù beduina dei Jahalin.
La struttura fu realizzata con 2.200 vecchi pneumatici appoggiati uno sull’altro, come fossero mattoni, riempiti di terra e pressati. La scuola fu costruita senza elementi architettonici “permanenti”, tirata su senza cemento e fondamenta, proprio per non contravvenire ai regolamenti militari che vietano la costruzione non autorizzata di edifici nell'Area C, quella in cui rientra il 60% della Cisgiordania, sotto il controllo di Israele.
Sulla Scuola di Gomme grava una sentenza di demolizione sin dalla sua costruzione, avvenuta nel 2009.
La rimozione del villaggio faciliterebbe l'espansione della colonia di Kfar Adumim.
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