AMERICA/PERÙ - Missionario gesuita trovato morto in una comunità indigena amazzonica
16/08/2018

Lima - La mattina di venerdì è stato trovato senza vita, legato e "con segni di violenze", nella comunità indigena amazzonica di Yamakentsa, il corpo di padre Carlos Riudavets Montes, sacerdote spagnolo della Compagnia di Gesù di 73 anni di età. Nel pomeriggio la congregazione ha reso noto il fatto, manifestando "sconcerto e dolore" ed affermando "il rifiuto ad ogni forma di violenza" e la fiducia che le autorità possano chiarire le cause e le circostanze nelle quali ha avuto luogo l'assassinio. La conferenza episcopale peruviana ha espresso il suo cordoglio alla Compagnia di Gesù in un comunicato firmato da mons. Miguel Cabrejos, arcivescovo di Trujillo e presidente dell'organismo. "Padre Riudavets era dedito all'educazione delle famiglie delle comunità native dell'Amazzonia" da 38 anni, scrive il vescovo, che chiede alle autorità di trovare i responsabili del crimine. In una dichiarazione al canale RPP Noticias, la dirigente scolastica distrettuale Gumercinda Duire ha informato che il corpo del missionario è stato trovato all'alba dalla cuoca sul pavimento della sua residenza presso la scuola "Valentín Salegui" della menzionata comunità indigena situata nel distretto di Yamakai-éntsa , appartenente al vicariato apostolico di Jaén. "Il padre era molto amato. È molto strano quello che è accaduto", ha aggiunto la dirigente.
AFRICA/EGITTO - Un monaco di San Macario accusato dell'omicidio del vescovo copto Epiphanius
16/08/2018

Il Cairo – L'egiziano Wael Saad Tawadros, fino a qualche giorno fa monaco del monastero copto ortodosso di San Macario, è stato individuato dagli organismi giudiziari egiziani come l'autore dell'omicidio del vescovo copto ortodosso Epiphanius, trovato ucciso alle prime ore di domenica 29 luglio nello stesso monastero, di cui era abate. Secondo quando riportato dei media egiziani, l'ex monaco omicida avrebbe confessato il suo crimine, rivelando di aver ucciso Anba Epiphanius con un'asta di ferro.
Lo scorso 5 agosto Wael Saad Tawadros, fino a quel momento monaco del monastero di San Macario con il nome di Isaiah al Makary, era stato espulso dal monastero e spogliato dell'abito monastico con un provvedimento approvato dal Patriarca copto ortodosso Tawadros II. All'ex monaco era stato chiesto di “pentirsi” per la salvezza della sua anima, ma in un primo tempo, come riferito dall'Agenzia Fides – vedi Fides 6/8/2018 – i portavoce ufficiali della Chiesa copta ortodossa avevano smentito che le misure disposte nei confronti di Wael fossero da mettere in connessione con la morte di Anba Epiphanius.
Alle prime ore di domenica 29 luglio il corpo del vescovo Epiphanius era stato rinvenuto in una pozza di sangue, all'interno del monastero, lungo il tragitto che dalla sua cella conduceva alla chiesa, dove il vescovo si stava recando per iniziare la giornata con l'ufficio delle preghiere mattutine, prima della messa domenicale . 64 anni, nativo di Tanta, laureato in medicina, Anba Epiphanius era entrato nel Monastero di San Macario, nella regione del Wadi Natrun, nel 1984, e era stato ordinato sacerdote nel 2002. Ricercatore e studioso, aveva lavorato alla traduzione dal greco all'arabo di diversi libri della Bibbia. I monaci del Monastero di San Macario lo avevano eletto a maggioranza come proprio abate il 3 febbraio 2013. Discepolo di Matta el Meskin – padre spirituale e figura chiave nella storia recente della Chiesa copta ortodossa – Anba Epiphanius viveva intensi rapporti di comunione spirituale con amici e comunità monastiche della Chiesa cattolica. .
ASIA/TURKMENISTAN - P. Madej: “La poesia è testimonianza silenziosa dell’amore di Dio”
16/08/2018

Ashgabat - “Esiste una categoria di persone non credenti che riescono a porsi domande sulla propria esistenza dopo essersi avvicinate al linguaggio poetico, perché la poesia pone interrogativi che la matematica e la fisica non stimolano. Una signora una volta mi ha raccontato di aver deciso di ricevere il battesimo dopo aver letto una mia raccolta di poesie. Questo mi fa capire che essere un prete-poeta è utile: la poesia è per me una testimonianza silenziosa dell’amore di Dio”. E’ quanto racconta all’Agenzia Fides da p. Andrzej Madej, sacerdote polacco degli Oblati di Maria Immacolata e Superiore della Missio sui iuris del Turkmenistan alla vigilia della pubblicazione della sua ultima raccolta di componimenti in polacco, “Pod skrzydlem aniola” .
Spiega ancora l’Oblato a Fides: “Scrivo poesie quasi da 50 anni e in tanti momenti della mia vita il Signore mi ha dimostrato che dovevo continuare. Quando ero seminarista a Roma all’inizio degli anni Settanta, il superiore degli Oblati di Maria Immacolata, un grande teologo, usava spesso il linguaggio poetico nelle sue omelie e catechesi. Lì ho imparato che il simbolismo è un ottimo strumento di predicazione. Sono un prete che usa la poesia per essere ancora più fortemente e profondamente prete”.
P. Madej pubblica una raccolta all’anno: i componimenti sono scritti in polacco, ma spesso vengono tradotti in russo, e questo li rende fruibili anche ai fedeli del Turkmenistan: “La mia missione è quella di stare tra la gente, per questo non ho tempo di tradurre le poesie. Ma qualcuno dei fedeli sa parlare la lingua russa e mi chiede aggiornamenti sugli ultimi testi. Qualcuno sa anche leggere la lingua polacca, e fa da interprete all’interno della comunità”, racconta.
L’Oblato svolge il suo servizio in Turkmenistan dal 1997, quando Giovanni Paolo II istituì la Missio sui iuris con cui rinacque la chiesa cattolica locale. Per tredici anni, la presenza degli Oblati è stata ammessa solo come rappresentanza dell’Ambasciata vaticana: all’inizio ci si incontrava nelle abitazioni private e la Messa si celebrava nel territorio diplomatico della Nunziatura apostolica di Ashgabat. Nel 2010 il governo turkmeno ha riconosciuto ufficialmente la presenza cattolica. La comunità cattolica turkmena, costituita da circa duecento fedeli, si riunisce nella cappella della Trasfigurazione del Signore, nella capitale Ashgabat, ed è guidata da due sacerdoti Oblati di Maria Immacolata. Il Turkmenistan conta 5 milioni di abitanti al 90% musulmani.
ASIA/SIRIA - Riapre il monastero di Santa Tekla a Maalula
16/08/2018

Maalula - Il monastero ortodosso di Santa Tekla, nella cittadina siriana di Maalula, sarà presto di nuovo aperto anche alle visite di pellegrini e turisti. Sono infatti ormai quasi ultimati i lavori di ricostruzione e restauro che hanno provato a risanare per quanto possibile i gravi danni inferti al luogo di culto nel periodo in cui, tra il settembre 2013 e il marzo 2014, il villaggio rupestre di Maalula era stato conquistato dalle milizie della galassia islamista anti-Assad, in una delle fasi più intense del conflitto siriano.
Come riferito dall'Agenzia Fides un contributo importante alla ricostruzione di Santa Tekla è arrivato dall'Associazione dei veterani russi “Boevoe Bratstvo” . Media russi rigeriscono che le suore hanno già fatto ritorno monastero, ormai tornato agibile al 90%, e che i lavori di ricostruzione e restauro verranno completati nelle prossime settimane.
Maalula, 55 km a nord est di Damasco, nota in tutto il mondo per essere uno dei posti in cui si parla ancora l'aramaico, la lingua di Gesù, ospita sia il monastero di Santa Tekla che il santuario dedicato ai santi Sergio e Bacco, che fa capo alla Chiesa cattolica greco-melkita. Il 3 dicembre 2013, 13 suore greco-ortodosse di Santa Tekla erano state prelevate dal monastero, insieme a tre loro collaboratrici. Il sequestro si concluse felicemente domenica 9 marzo 2014, quando le suore e le tre dipendenti furono liberate in territorio libanese. La liberazione avvenne anche grazie alla mediazione degli apparati d'intelligence libanesi e del Qatar, e ebbe come contropartita il rilascio di 153 donne incarcerate nelle prigioni siriane. .
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