AFRICA/TANZANIA - Dimissioni del Vescovo di Sumbawanga e nomina del successore
20/04/2018

Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha accettato oggi la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Sumbawanga , presentata da S.E. Mons. Damian Kyaruzi. Il Santo Padre ha nominato Vescovo di Sumbawanga il P. Beatus Christian Urassa, Istituto Apostolic Life Community of Priests/Opus Sancti Spiritus , già Superiore Provinciale del suo Istituto in Tanzania.
Il nuovo Vescovo è nato il 2 agosto 1965 a Keni Mashati Rombo, Diocesi di Moshi, ha studiato Filosofia nel Seminario Maggiore della Congregazione Apostles of Jesus a Nairobi in Kenia, e Teologia nel Seminario Maggiore Interdiocesano St. Charles Lwanga a Segrea, Dar Es Salaam, ha conseguito il Dottorato in Teologia Spirituale presso il Pontificio Istituto Teresianum a Roma. È stato ordinato sacerdote il 12 luglio 1997 per l’Istituto Apostolic Life Community of Priests/Opus Sancti Spiritus .
Dopo l’ordinazione sacerdotale ha ricoperto i seguenti incarichi: Segretario del Consiglio Generale della Congregazione religiosa ALCP/OSS a Moshi, Tanzania ; Vice-parroco di Mwananyamala, Dar Es Salaam ; Formatore nella casa di formazione ALCP/OSS a Morogoro ; Studi a Roma presso il Pontificio Istituto Teresianum ; Superiore Provinciale ALCP/OSS .
AFRICA/CONGO RD - Giornata Internazionale contro la malaria: la si combatte anche con l’istruzione
20/04/2018

Kinshasa - “Il Congo continua a vivere in un clima particolarmente instabile ma, nonostante questo, la maggior parte delle morti non è provocata dalle violenze del conflitto in corso quanto piuttosto dalla malnutrizione e dalle sue conseguenze: malaria e insicurezza alimentare sono un binomio terribile che provoca una vera e propria strage, soprattutto tra i bambini. La malnutrizione cronica provoca l’indebolimento delle difese immunitarie e quindi una maggiore facilità di essere colpiti dalle malattie endemiche, prima fra tutte la malaria”: in occasione della prossima Giornata Internazionale contro la Malaria, che si celebra il 25 aprile, è pervenuta all’Agenzia Fides la testimonianza di una studentessa dell’Istituto Superiore di Scienze infermieristiche di Kinshasa che, grazie ad una borsa di studio, ha potuto svolgere un periodo di tirocinio presso l’Università Campus Bio Medico di Roma facendo pratica nei diversi campi della chirurgia.
La giovane racconta a Fides: “La zona di Mont-Ngafula, dove risiede l’ISSI, non è interessata in questo momento dalle violenze, ma noi siamo pronte per servire in qualunque zona del Paese dove fosse necessario. Un’infermiera formata all’ISSI trova rapidamente lavoro perché la nostra preparazione professionale e umana è incomparabile”. Il sistema sanitario è difatti carente in attrezzature, farmaci ma soprattutto in formazione del personale, necessaria per migliorare la qualità delle cure. La neo laureata aggiunge che “i pazienti non si possono permettere le cure mediche. Per la malaria, ad esempio, esistono farmaci efficaci; se è trattata in tempo con il farmaco giusto, le complicazioni si riducono ma i costi eccessivi non rendono possibili cure e trattamenti adeguati. Allora, nell’attesa di poter contare su medicinali disponibili e a basso costo, su test diagnostici rapidi e gratuiti, noi infermiere puntiamo sull’educazione e quindi sulla prevenzione, tenendo sempre presente che la persona è al centro”.
Parte dei compiti dello staff dell’ISSI è quello di realizzare attività di sensibilizzazione comunitaria, attraverso campagne di mobilitazione sociale, sessioni di formazione mirate per diffondere la consapevolezza dell’importanza di abitudini per prevenire la malaria, in modo che ogni singola famiglia comprenda l’importanza di proteggere se stessa e i figli e di accedere tempestivamente ai servizi sanitari all’insorgere dei primi sintomi. “Ogni iniziativa rivolta alle persone più vulnerabili ha sempre l’obiettivo di sensibilizzare sui temi igienico-sanitari perché il compito di un’infermiera non si limita all’assistenza dell’ammalato ma si estende alla cura della persona”, conferma Olga.
Il progetto a favore dell’Istituto Superiore di Scienze Infermieristiche è sostenuto da Harambee Africa International . La Repubblica Democratica del Congo rappresenta, con oltre 24 milioni di casi di malaria, il secondo paese del continente africano per diffusione e impatto della malattia che è la principale causa di morbilità materno-infantile.
ASIA/PAKISTAN - Leader cristiani e musulmani: stop agli attacchi contro le minoranze, sì a una giustizia veloce
20/04/2018

Lahore - Esprimere seria preoccupazione per i ripetuti atti di violenza contro i cristiani a Quetta e Lahore; condannare tali attacchi e dissociarsi dagli autori, sconfessando quanti abusano della religione per commettere violenza; rivolgere un accorato appello al governo del Pakistan perché siano arrestati i colpevoli e si proceda con una giustizia veloce: queste le finalità della conferenza organizzata ieri, 18 aprile, a Lahore dalla Commissione nazionale per l'Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso, in seno alla Conferenza episcopale cattolica, e dall'organizzazione “United Religions iniziative” in Pakistan. All'incontro leader cristiani e musulmani hanno ribadito che le religioni in Pakistan intendono lavorare per la giustizia e l'armonia
Come racconta all'Agenzia Fides il domenicano p James Channan OP, responsabile di URI-Pakistan, tutti hanno fortemente condannato il brutale assassinio di cristiani avvenuto a Essa Nagri, a Quetta. P Francis Nadeem, segretario esecutivo della Commissione, ha detto che “è responsabilità dello stato fornire sicurezza a ogni cittadino senza alcuna distinzione. Vogliamo la sicurezza delle nostre case, chiese e scuole. Il governo del Pakistan dovrebbe prendere misure immediate per salvaguardare i cristiani".
P. Channan rileva che "si vive in un'atmosfera molto tesa: i terroristi stanno distruggendo la pace e i cristiani vivono in uno stato di paura. Come cristiani e musulmani, chiediamo giustizia per le vittime, sicurezza per i cristiani poveri e vulnerabili, risarcimento alle famiglie colpite. Ci appelliamo al Presidente della Corte Suprema del Pakistan affinché emetta una nota ‘suo moto’ sulle uccisioni mirate di cristiani innocenti a Quetta”. P. Channan ha anche menzionato i recenti episodi di violenza della città di Shadara , dove ignoti hanno bruciato una chiesa, notando che “molto spesso la polizia è riluttante a scrivere un First Information Report contro i colpevoli”.
Il mufti Ashiq Hussain, leader musulmano presente, ha ribadito "la ferma condanna delle uccisioni ingiuste e brutali dei nostri fratelli e sorelle cristiani a Quetta. Chiedo inoltre al governo del Pakistan di dare loro un sostegno morale e finanziario". " I cristiani uccisi a Quetta sono i martiri della pace e il loro sacrificio porterà un cambiamento positivo nella nostra società. Noi leader musulmani assicuriamo che ogni volta che ci sarà da invocare e lavorare per la pace saremo presenti e sosterremo pienamente ogni sforzo in tal senso”.
"Dobbiamo mostrare coraggio e passione per disinnescare i progetti anti-pace dei terroristi”, ha aggiunto il leader islamico Allama Asim Makhdoom. "Musulmani e cristiani siamo fratelli e continueremo a dare il nostro contributo per la pace e l'armonia interconfessionale", ha concluso.
AMERICA/ECUADOR - Ondata di violenza nel nord causata dal narcotraffico colombiano
20/04/2018

San Lorenzo – “Siamo solidali con gli abitanti delle province del confine settentrionale, uomini, donne, bambini e bambine meticce, contadini, il popolo afro-ecuadoriano e i gruppi indigeni Awá, Chanchis, Éperas, Cofanes, Secoyas e Sionas, come con le popolazioni migranti in transito nella zona, che affrontano le conseguenze di un conflitto complesso che è peggiorato nelle ultime settimane”. Così si legge nel comunicato della comunità di Tundayme, inviato all'Agenzia Fides, per segnalare il rinvio a una data ancora da definire delle visite del Controllore Generale dello Stato ai progetti minerari di Mirador e Fruta del Norte, nella provincia di Zamora, in Ecuador .
L'ondata di violenza con attentati e rapimenti che sta colpendo il nord dell'Ecuador, al confine con la Colombia, ha causato fino ad oggi lo sfollamento di 158 famiglie, provenienti dai villaggi di El Pan e Mataje, verso la provincia di Esmeraldas, secondo le informazioni diffuse dalle autorità del paese. Gli sfollamenti sono iniziati circa tre settimane fa, quando i due giornalisti e l’autista del giornale "El Comercio" sono stati rapiti e successivamente assassinati .
In Ecuador non si erano mai registrati atti di violenza derivati dal traffico di droga colombiano di questa portata. Dal 27 gennaio il paese è stato colpito da una serie di attacchi nell'area di confine, che hanno già provocato sette morti più decine di feriti e due nuovi sequestrati. I nomi di questi ultimi sono stati comunicati dalle autorità il 17 aprile: una coppia di ecuadoriani - Oscar Efren Villancís e Katty Vanesa Velasco - che erano partiti dalla provincia di Santo Domingo verso San Lorenzo, a Esmeraldas.
Delle 158 famiglie sfollate, 54 sono ospitate in un ostello della Chiesa cattolica, situato nel cantone di San Lorenzo, e tra loro ci sono decine di bambini e adolescenti, oltre a donne anziane e incinte. Il resto degli sfollati è stato accolto da altre famiglie. Si prevede che il numero degli sfollati dalla zona di confine verso San Lorenzo aumenterà nei prossimi giorni, motivo per cui si stanno preparando altre strutture di accoglienza.
Il Vescovo di Esmeraldas e presidente della Conferenza Episcopale ecuadoriana, Mons. Eugenio Arellano, nonché l’intera Conferenza Episcopale, hanno condannato gli atti di violenza e di terrorismo che hanno avuto luogo nel cantone di San Lorenzo in diverse occasioni, affermando che "la vita è sacra e la pace è un dono di Dio, ogni attacco terroristico è una malvagità che deve essere respinta da tutti".
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