ASIA/IRAQ - La Chiesa caldea: dolore e sgomento per le vittime innocenti di Mosul; si rispettino almeno le “leggi” della guerra
28/03/2017

Mosul – Le stragi di civili innocenti che stanno segnando le operazioni militari in atto per liberare Mosul dall'occupazione dei jihadisti dello Stato Islamico hanno provocato “profondo dolore e sgomento” in seno alla Chiesa caldea. In un comunicato diffuso dai canali ufficiali del Patriarcato caldeo, si fa accenno alle almeno 500 vittime innocenti cadute negli ultimi giorni a causa dei combattimenti, e si richiamano tutte le forze militari impegnate nell'offensiva per la liberazione di Mosul a rispettare almeno le regole e le procedure internazionalmente riconosciute per limitare al minimo la perdita di vite umane nei conflitti.
Nel documento, pervenuto all'Agenzia Fides, il Patriarcato caldeo riferisce di seguire con attenzione gli sviluppi dell'intervento militare congiunto per liberare Mosul; esprime anche gratitudine per il senso di sacrificio dei soldati iracheni e soddisfazione per l'avanzata delle forze militari irachene nei quartieri della seconda città dell'Iraq, in mano ai jihadisti da quasi tre anni. Nel contempo, il testo diffuso dal Patriarcato caldeo – pervenuto anche all'Agenzia Fides - manifesta “dolore e sgomento” per le “più di 500 vittime innocenti” provocate negli ultimi giorni ad opera dei raid e delle operazioni condotte dalla coalizione anti-Daesh. Il Patriarcato caldeo fa sapere anche che sono stati attivati comitati ecclesiali locali, incaricati di fornire assistenza alimentare alle moltitudini di sfollati che stanno fuggendo da Mosul. E soprattutto, richiama tutti a rispettare le leggi della guerra e tutti i vincoli morali e religiosi che impongono di custodire e difendere le vite innocenti, anche nei teatri di guerra.
Il messaggio, firmato dal Patriarca caldeo Louis Raphael I Sako, si conclude invocando Dio Onnipotente affinchè “costodisca l'Iraq e affretti il ritorno della sicurezza, della pace e della stabilità”.
Ieri, domenica 26 marzo, l'esercito USA ha riconosciuto la propria responsabilità nell'attacco aereo su Mosul che il 17 marzo scorso, invece di colpire postazioni jihadiste, ha provocato la morte di 150 innocenti, tra civili e attivisti dei diritti umani, compresi donne e bambini. .
ASIA/FILIPPINE - Sviluppo sostenibile o distruttore dell’ambiente: il bivio per Mindanao
28/03/2017

Zamboanga del Sud - “Nelle Filippine oggi ci troviamo di fronte a settori di attività che continuano a usufruire delle nostre risorse naturali distruggendo l'ambiente e allo sforzo delle istituzioni per proteggere l'ambiente. Speriamo e preghiamo che la saggezza di quanti sono più interessati a proteggere l'ambiente prevalga sull’interesse di imprese nazionali e internazionali che hanno già distrutto una buona parte della foresta nelle Filippine, generando numerose calamità naturali connesse con la deforestazione e la carenza di approvvigionamento idrico in molte parti del paese”. Lo afferma, in una nota inviata a Fides, il movimento per il dialogo islamocristiano “Silsilah”, fondato nella città di Zamboanga del Sud dal missionario Pime p. Sebastiano D’Ambra.
Il missionario nota a Fides: “Continuiamo a credere che per proteggere l'ambiente c’è bisogno anche di educare la gente a rispettare la creazione come dono di Dio. A Zamboanga City, con altre istituzioni, siamo parte del network Friends of Zamboanga Watersheds Movement, che mira alla tutela dei bacini idrici di Zamboanga, in pericolo a causa del business senza scrupoli che continua a distruggere il nostro paese e peggiora la situazione del cambiamento climatico”.
“Per sensibilizzare la popolazione, come iniziativa simbolica – prosegue - abbiamo lanciato l’idea di spegnere ogni luce elettrica per un'ora, dalle 20.30 alle 21, 30. Urge ascoltare il “grido della Terra” che Papa Francesco chiama “nostra casa comune”, per promuovere uno sviluppo sostenibile e integrale”.
“Il dialogo con la creazione – spiega p. D’Ambra – fa parte di un atteggiamento olistico e di una spiritualità che dobbiamo sviluppare di più nel mondo. Papa Francesco, nella enciclica Laudato Si', ricorda che non si può guardare la questione dei cambiamenti climatici come un aspetto isolato, ma solo correlando l'ambiente, la vita, la famiglia, le relazioni sociali. Il degrado della natura è strettamente legato alla cultura che modella la convivenza umana".
“Nelle Filippine – conclude il missionario – i giovani chiedono un cambiamento. Ma come si può pretendere di costruire un futuro migliore senza pensare alla crisi ambientale e alle sofferenze degli esclusi? Bisogna promuovere un nuovo dialogo su come stiamo plasmando il futuro della nostra nazione e del nostro pianeta, includendo il tema dell'impatto ambientale delle politiche di sviluppo”.
Una delle questioni principali sull'isola di Mindnao, tocca l’industria mineraria, affidata a compagnie nazionali e multinazionali, responsabili della deforestazione per l'estrazione di metalli preziosi e il commercio di legname pregiato. Secondo gli ambientalisti e numerose organizzazione della società civile, le Filippine dovrebbero sviluppare di più la propria agricoltura e le industrie turistiche, il che permette anche di rispettare la vita delle popolazioni indigene presenti a Mindanao, che necessitano di un accompagnamento allo sviluppo. Organizzazioni cattoliche, in rete con altre Ong, sono impegnate a promuovere a Mindanao programmi di sviluppo in settori come sanità, servizi primari, istruzione, tutela dell’ambiente, agricoltura sostenibile, assistenza alle imprese del settore agro-alimentare.
AFRICA/CONGO RD - Nuovi massacri nel Kasai; sotto accusa i militari, non solo i miliziani di Kamuina Nsapu
28/03/2017

Kinshasa - Una quarantina di poliziotti sono stati decapitati dopo essere caduti in un agguato teso dai miliziani del defunto capo tradizionale Kamuina Nsapu. L’agguato risale al 24 marzo ed è stato perpetrato contro un convoglio di membri delle forze dell’ordine lungo la strada tra le città di Tshikapa e Kananga, nella provincia del Kasai Centrale. I miliziani hanno decapitato 42 poliziotti ma ne hanno liberati sei che parlavano la lingua locale, lo Tshiluba.
Il nuovo massacro si aggiunge alle continue scoperte di fosse comuni dove sono state sepolte le vittime di uccisioni di massa di civili, tra cui donne e bambini.
Secondo la commissione di esperti dell’ONU che sta indagando sui crimini contro l’umanità commessi nella Repubblica Democratica del Congo, i massacri nel Kasai vanno oltre il conflitto che oppone le forze dell’ordine ai miliziani del defunto capo tradizionale Kamuina Nsapu. Alcune delle fosse comuni finora scoperte si trovano in aree dove non sono presenti i miliziani di Kamuina Nsapu.
La Commissione dei Diritti Umani dell’ONU ha recensito circa dodici fosse comuni tra il Kasai Centrale, dove sono attivi i miliziani di Kamuina Nsapu, e il Kasai orientale. In precedenza Radio France International e la Reuters avevano riferito della scoperta di altre otto fosse comuni. Secondo la Commissione delle Nazioni Unite le vittime sepolte nelle fosse comuni sono state uccise in un modo atroce.
A metà marzo due componenti della commissione di esperti dell’ONU, l’americano Michael Sharp e la svedese Zahida Katalan, sono stati rapiti nel Kasai Centrale e di loro al momento si sono perse le tracce .
Le testimonianze raccolte sul posto accusano i militari delle forze armate congolesi di aver sterminato i presunti fiancheggiatori dei miliziani. Ma il sospetto è che i massacri derivino non solo da una pessima gestione di un conflitto con un capo tradizionale , ma dalle tensioni politiche legate al mancato svolgimento delle elezioni presidenziali nel dicembre 2016. Le trattative per attuare gli accordi di San Silvestro, volti a creare un governo di unità nazionale che porti il Paese alle elezioni entro l’anno, non si sono ancora concluse, mentre cresce la tensione tra la popolazione.

AMERICA/MESSICO - Un Vescovo come mediatore fra governo e narcos ?
28/03/2017

Chilpancingo – Sua Ecc. Mons. Salvador Rangel Mendoza, Vescovo di Chilpancingo-Chilapa, ha dichiarato ieri, dopo la Messa della domenica, che potrebbe fungere da interlocutore tra criminalità organizzata e governo, se le autorità lo chiedessero come possibile tentativo di dialogo per mettere fine al clima di violenza che affligge Guerrero. "Un modo di affrontare i problemi nella Chiesa è il dialogo, e se le parti lo richiedono sarei disposto a dialogare, per ottenere che Guerrero riesca a vivere in pace" ha detto il Presule.
Le autorità non hanno cercato il dialogo con la criminalità, ha detto Mons. Rangel, anche se il governo "conosce e sa bene chi sono e dove sono", "ma non ci sarà la volontà di farlo finché rimangono in disparte con la legge in mano", "per quanto cattivi siano, dobbiamo sentire i loro argomenti" ha ribadito il Vescovo.
Con grande sorpresa per la stampa, Mons. Rangel Mendoza ha raccontato del suo incontro con i gruppi del crimine organizzato: "Dinanzi alle minacce ai sacerdoti, sono stato spinto a dialogare con loro, sia con i gruppi dell'oriente che dall'occidente dello stato. Mi hanno accolto bene e ho parlato a lungo con loro. Hanno detto che cercano il bene della popolazione a causa dell'apatia del governo, che li ha proprio abbandonati". Nel caso di Chilpancingo, il Vescovo ha detto che non si tratta di un unico gruppo, ma di diversi gruppi in lotta per il controllo del territorio, e ha sottolineato che i più pericolosi sono quelli che lavorano per i narcotrafficanti.

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