AFRICA/SUDAN - Covid-19: le Autorità sollecitano alla cautela in occasione della festa di Eid El Adha
05/08/2020

Karthoum – Nessun nuovo caso di Covid-19 è stato registrato in 14 dei 18 stati del Sudan nelle ultime due settimane, tuttavia saranno mantenute in tutto il paese misure precauzionali contro la diffusione del coronavirus per le prossime tre settimane. E’ quanto emerge in un rapporto dell'Alto Comitato per le emergenze sanitarie del Sudan pervenuto all’Agenzia Fides.
Attenzione particolare è stata sollecitata in concomitanza della festa mussulmana dell’Eid al Adha, che ricorda il sacrificio di Abramo, conclusa ieri 3 agosto. La festa del Sacrificio viene celebrata ogni anno dalla sera del 30 luglio, nel mese lunare di Dhū l Ḥijja in cui ha luogo il pellegrinaggio canonico alla Mecca.
In questa occasione il Ministero degli Affari Religiosi ha ordinato alle moschee di aderire a tutte le direttive sulla salute durante l'Eid El Adha per evitare la diffusione del coronavirus. Suleiman Bashshar, Sottosegretario al ministero, ha invitato gli imam a ridurre il tempo di preghiera leggendo brevi Suras dal Corano e accorciando il sermone nel più breve tempo possibile. Bashshar ha inoltre sollecitato i fedeli ad indossare le mascherine per il viso o coprire il naso e la bocca con la kefiah. E’ stato richiesto ad ognuno di portare il proprio tappetino di preghiera per evitare eventuali contagi. Bashshar ha anche affermato che l'Accademia Islamica Fiqh ha emesso una fatwa che autorizzava le persone a scegliere di non celebrare in gruppi il venerdì nelle moschee a causa della pandemia.
Secondo il Ministero della Salute, dal 27 luglio sono stati registrati 72 nuovi casi di Covid-19, inclusi cinque decessi. Il numero totale di contagi dall'inizio della pandemia arriva a 11.496 mentre i decessi registrati sono 725 e i recuperi 6001.

AMERICA/PANAMA - Mons. Ulloa sulla pandemia: "deve prevalere la sensibilità, unità, solidarietà e generosità"
05/08/2020

Città di Panama - "Viviamo un momento in cui deve prevalere il grande senso di sensibilità, unità, solidarietà e generosità, che consentirà di superare le sfide come paese", sono le parole dell'arcivescovo metropolitano de Panama, Mons. José Domingo Ulloa.
L'arcivescovo, durante la sua omelia di domenica 2 agosto, si è espresso riguardo la crisi generata dalla pandemia.
Egli ha fatto una chiamata all'unità "per superare ogni disuguaglianza e povertà".

"Un modo per uscire dalla crisi del coronavirus è creare uno spazio per la consultazione nazionale, ha commentato Mons. Ulloa, che si basa su principi di dialogo, giustizia e pace sociale, senza politicismo, interessi privati, calcoli o meschinità".
Questo spazio di consultazione dovrebbe avere le "maggiori possibilità di progresso per tutti", ha aggiunto.
"È tempo per noi di capire che possiamo raggiungere il benessere solo se tutti abbiamo accesso a condizioni di vita eque", ha concluso.

Secondo il Ministero della Sanità in Panama ci sono 68.456 casi di covid e 1500 morti.


AFRICA/KENYA - Incontro interreligioso su come mantenere la società durante e dopo la pandemia di Covid 19
05/08/2020

Kericho – “Per aiutare a superare gli effetti della pandemia in Africa occorre cambiare atteggiamento”. E’ quanto hanno sottolineato nel corso della loro prima serie di incontri virtuali internazionali volta a creare consapevolezza sul Covid-19. L'iniziativa, che vede riuniti i leader di varie religioni tra cui cristianesimo, Islam e induismo, è nata da un progetto congiunto tra l’Università Cattolica Tangaza University College , l'Umma University, istituzione islamica di apprendimento superiore e l'Harmony Institute il cui obiettivo comune è promuovere la pace nel mondo e contribuire alla coesistenza pacifica dei seguaci di diverse fedi, culture, etnie e razze.
Il tema della sessione ‘Riflessioni sulla pandemia di Coronavirus: cosa ci consigliano le fedi in tempi difficili di crisi’ è volto a come mantenere la società durante e dopo la pandemia.
Tra i relatori della video conferenza, mons. Alfred Rotich, vescovo della diocesi di Kericho, che ha esortato i presenti a “cambiare atteggiamento, purificarci, essere virtuosi, diventare persone integre, oneste e fedeli”, Il vescovo ha sottolineato i tanti conflitti, divergenze e dissensi che si sono verificati durante questo periodo di pandemia all’interno delle famiglie.
“È tempo che le persone rinsaldino la loro vita spirituale e aprano le porte al virtuosismo, aprano gli occhi del cuore in modo da poter riconoscere Dio in tutto ciò che fanno”, continua mons. Rotich nella nota pervenuta all’Agenzia Fides. “Spesso trascuriamo i nostri giovani e non ci rendiamo conto né ci prendiamo cura di alcuni comportamenti illeciti”.
Secondo il direttore esecutivo del Consiglio interreligioso del Kenya , il dott. Francis Kuria Kagema, anch'egli intervenuto nel panel, le religioni dovrebbero ispirare le persone e dare la speranza che ‘ce la faremo a superare la pandemia’. Riflettendo inoltre sulle drastiche misure emanate per frenare la diffusione del Coronavirus nel paese, Kagema che è anche uno dei segretari del Consiglio interconfessionale costituito recentemente per aiutare a sviluppare ‘protocolli per la riapertura graduale dei luoghi di culto’, ha fatto presente che queste devono essere modificate. “Dobbiamo sostenere coloro che sono stati colpiti con modallità diverse dalle azioni drastiche messe in atto per prevenire la diffusione del virus", ha affermato il dott. Kagema,
“Dobbiamo accettare, prendere precauzioni, cambiare il nostro atteggiamento e andare avanti”, ha detto Sujata Kotamraju, segretaria generale del Consiglio indù del Kenya , in merito alle famiglie indù che tradizionalmente vivono sotto lo stesso tetto e dove gli adulti giocano un ruolo chiave nel plasmare i giovani. Trascorrono del tempo con loro, condividono storie su questioni legate all'età e alle circostanze e programmano i matrimoni.

AMERICA/NICARAGUA - I vescovi hanno sottolineato che "atti di terrore" non intimidiscono la chiesa in Nicaragua
05/08/2020

Managua - La Conferenza Episcopale del Nicaragua ha pubblicato e inviato a Fides un documento dove condanna l'atto terroristico con queste parole: "La chiesa sarà sempre rifiutata da coloro che non accettano la Verità che predica...fare uso della violenza per tacere la voce profetica della chiesa non significa che dobbiamo smettere di incoraggiare il nostro popolo a vivere la missione evangelizzatrice che lo stesso Cristo ci ha affidato".

Lo stesso Santo Padre Francesco, ieri dopo la preghiera dell'Angelus, ha ricordato questo terribile fatto: " Penso al popolo del Nicaragua che soffre per l’attentato alla cattedrale di Managua dove è stata molto danneggiata, quasi distrutta, l’immagine tanto venerata di Cristo, che ha accompagnato e sostenuto durante i secoli la vita del popolo fedele. Cari amici nicaraguensi, vi sono vicino e prego per voi."

Anche Il vescovo ausiliare di Managua, mons. Silvio Báez, ha sottolineato che "gli atti di terrore" non intimidiscono la chiesa di Cristo, in riferimento all'attacco terroristico che uno sconosciuto ha perpetrato venerdì scorso contro la Cattedrale di Managua. Nell'omelia di ieri, il vescovo ha affermato che Gesù prova compassione per i popoli sofferenti martirizzati per l'oppressione e l'ingiustizia. "L'immagine del Sangue di Cristo distrutta da un atto terroristico nella cattedrale di Managua è per il paese un ricordo vivo e commovente di un Dio che non solo ha portato le nostre sofferenze sulla croce, ma continua a soffrire nel nostro popolo oppresso, fino a resuscitarlo con libertà e giustizia ".

Quello contro la cattedrale della capitale nicaraguense era stato subito definito dal cardinale arcivescovo della città, Leopoldo Brenes “un atto terroristico” che ha profondamente ferito la comunità cattolica nicaraguense. Per l’arcidiocesi la bomba lanciata da un uomo incappucciato all’interno della chiesa, nella cappella del Sangue di Cristo, è stato definito come “un atto premeditato” .

Negli ultimi mesi le chiese del Nicaragua hanno subito atti di vandalismo di vario genere. I vescovi del Celam, il Consiglio episcopale latino americano, hanno espresso solidarietà e denuncia a questo fatto; come anche le diverse conferenze episcopali dei paesi latinoamericano.

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