ASIA/IRAQ - Preghiere per la pace tra le rovine dell’antica chiesa nell’area di Karbala, “città santa” dello sciismo
20/06/2019

Karbala – Preghiere e inni cristiani insieme alla lettura di versetti del Corano hanno riecheggiato tra le rovine della chiesa di Al Aqiser, nell’area di Karbala, città santa dell’islam sciita. E’ accaduto lunedì 17 giugno, e l’iniziativa è stata messa in atto da un gruppo di cristiani caldei giunti in pellegrinaggio a quel che rimane della chiesa risalente al V secolo d. C., considerata tra i più antichi luoghi di culto cristiani del Medio Oriente. Con le loro preghiere, i membri del gruppo hanno chiesto al Signore il dono della pace, la fine dei conflitti e la liberazione da ogni settarismo.
Situato a ovest di Karbala, il sito archeologico attesta la presenza nella regione di fiorenti comunità cristiane, risalente a epoche pre-islamiche. "L'esistenza di questa chiesa è un chiaro segno della convivenza tra i popoli di questo Paese, fino ad oggi", ha dichiarato in proposito il sacerdote caldeo Maysar Behnam.
Le rovine della chiesa sono riaffiorate dal deserto grazie a campagne di scavi archeologici svolte negli anni settanta del secolo scorso. In passato, in quel luogo gruppi di cristiani iracheni erano soliti recarsi in pellegrinaggio durante il tempo di Natale.
A Karbala, ogni anno, decine di milioni di pellegrini musulmani sciiti accorrono per commemorare l’uccisione di Husayn ibn Ali, nipote di Mohammad e considerato dagli sciiti il terzo imam legittimo, ucciso a Karbala nel 680 d. C. insieme a 72 suoi seguaci dalle truppe del califfo omayyade Yazid I. .
AFRICA/BURKINA FASO - “Siamo da anni in preda al terrorismo” denunciano i Vescovi di Burkina Faso e Niger
20/06/2019

Ouagadougou - “I Paesi della nostra Conferenza Episcopale, il Burkina Faso e il Niger, sono in preda ad attacchi terroristici ripetuti da alcuni anni” denunciano i Vescovi dei due Stati dell’Africa occidentale, nel messaggio finale della loro Assemblea Plenaria, che si è tenuta a Ouagadougou dal 5 al 15 giugno.
“Nonostante l'impegno delle Forze di difesa e sicurezza, gli attacchi terroristici si stanno intensificando e hanno assunto una nuova dimensione religiosa, attraverso rapimenti mirati e omicidi” sottolinea il documento, pervenuto all’Agenzia Fides. I Vescovi del Burkina Faso e del Niger si dichiarano desolati e delusi per questi “crimini ingiustificabili”.
Dopo aver stilato un lungo elenco di omicidi, rapimenti e assalti nei confronti di sacerdoti, religiosi, laici e luoghi di culto cattolici, a partire dal 17 settembre 2018, la Conferenza Episcopale di Burkina Faso e Niger, “chiede alle persone che amano la pace di rimanere unite nonostante la recrudescenza degli attacchi terroristici; di coltivare la coesione tra le diverse componenti dei nostri popoli per evitare di cadere nelle trappole dei terroristi”.
“I Vescovi del Burkina Faso e del Niger chiedono in particolare ai cristiani di intensificare le misure di prudenza e vigilanza a livello individuale e comunitario, in un clima di fede e speranza, e di rimanere discepoli e testimoni di Colui che ha ottenuto la sua vittoria non con la violenza, ma con l'amore; in altre parole, vincere il male con il bene”.
AFRICA/NIGERIA - Liberato un sacerdote rapito; oltre 150 morti nelle violenze in una settimana
20/06/2019

Abuja -Liberato dalla polizia p. Isaac Agubi, sacerdote che presta servizio presso la chiesa Holy Name di Ikpeshi, che si trova 230 km di distanza da Benin City, capitale dello Stato di Edo nel sud della Nigeria. Il sacerdote era stato rapito domenica 16 giugno lungo la strada Auchi-Igarra, intorno alla 5 del pomeriggio, mentre rientrava a casa dopo aver celebrato la messa. Le forze dell’ordine, aiutate da alcuni cacciatori pratici della zona, sono riuscite a individuare il rifugio dei rapitori nella foresta. Nel corso delle operazioni di liberazione del sacerdote uno dei banditi è rimasto ferito.
I rapitori sembrano essere un gruppo di Fulani, un'etnia di pastori nomadi, che in Nigeria e in altri Paesi dell’Africa occidentale si sono resi protagonisti di razzie e di raid violenti contro le altre popolazioni, subendo, a loro volta, vendette violente. Nell’ultima settimana, nel nord della Nigeria violenze legate alla questione dei Fulani ed altre invece commesse da Boko Haram, hanno provocato la morte di oltre 150 persone, mentre altre nove persone sono state rapite.
Nello Stato di Sokoto il 15 giugno, 25 persone hanno perso la vita nei raid, probabilmente commessi dai Fulani, in tre villaggi. In un incidente separato, una donna e il suo figliastro sono stati rapiti da una banda di pastori sulla Airport Road, nella città di Osi, nello stato di Ondo, mentre si recavano alla messa domenicale.
Il 12 giugno nell’attacco ad una formazione militare sono stati uccisi un ufficiale e 20 soldati nello Stato di Borno. Lo Stato Islamico dell'Africa occidentale , formazione nata da una costola di Boko Haram, ha poi rivendicato la responsabilità dell'attacco.
Il 14 giugno almeno 34 persone sono state uccise nell’assalto commesso da un gruppo armato che ha attaccato tre villaggi nell’area di Shinkafi, nello Stato di Zamfara. I banditi arrivati in motocicletta hanno dato fuoco alle abitazioni ed hanno sparato a tutti quelli che si trovavano sul loro cammino.
Pochi giorni fa Sua Ecc. Mons. Augustine Akubeze, Arcivescovo di Benin City e Presidente della Conferenza Episcopale della Nigeria, ha denunciato “il livello di insicurezza senza precedenti” e la “completa impunità” di chi semina caos e distruzione nel Paese.
AMERICA/PERU’ - “Accogliere Cristo nei rifugiati”: non lasciamoci trasportare dalle voci che incoraggiano xenofobia, discriminazione e paura
20/06/2019

Lima – "I rifugiati sono persone che fuggono da conflitti e persecuzioni, sono protetti dalla legge internazionale, a causa della loro particolare condizione di vulnerabilità, e non dovrebbero essere espulse o restituite a situazioni in cui la loro vita e la loro libertà sono a rischio": così inizia il messaggio della Conferenza Episcopale Peruviana per la Giornata Mondiale del Rifugiato, il 20 giugno. "Accogliere Cristo nei rifugiati" è il titolo del messaggio, inviato a Fides, che citando l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati ricorda che ci sono 25,4 milioni di rifugiati nel mondo e 3,1 milioni che chiedono di essere riconosciuti come tali.
I Vescovi presentano la realtà peruviana: "Il nostro paese, da molti anni, protegge le persone con questi requisiti, garantendo loro lo status di rifugiato. Al momento contiamo rifugiati di diverse nazionalità, tra cui venezuelani, cubani, colombiani, palestinesi, siriani, bengalesi, srilankesi e di diversi paesi africani. Le persone che hanno bisogno di rifugio sono esposte a molteplici situazioni come aggressioni, traffico di migranti, frodi e altre violazioni dei loro diritti umani. Per questo la Chiesa cattolica in Perù, dinanzi a tale sfida, ha prestato particolare attenzione a fornire assistenza e protezione a queste persone. Anche se l'Assemblea Generale dell’ONU il 17 dicembre 2018 ha adottato il Patto Mondiale sui Rifugiati, al fine di rafforzare la cooperazione e la solidarietà con i rifugiati e i paesi ospitanti interessati da questo fenomeno, molto resta da fare a favore dei rifugiati, nell'affrontare la globalizzazione dell'indifferenza".
La CEP, sull'esempio di Gesù, invita ad un'azione concreta verso coloro che si trovano in situazioni di vulnerabilità, seguendo Papa Francesco che ha proposto quattro verbi da applicare al lavoro pastorale con i rifugiati: accogliere, proteggere, promuovere e integrare.
"In occasione della Giornata mondiale del Rifugiato, la Conferenza episcopale peruviana vuole incoraggiare i vari Stati della regione, e in particolare il nostro, a rafforzare i meccanismi di accesso al rifugio e ad applicare un'adeguata definizione di rifugiato, che garantisca pienamente i diritti delle persone sulla mobilità. Allo stesso tempo esortiamo la società peruviana a non lasciarsi trasportare dalle ‘voci’ che incoraggiano la xenofobia, la discriminazione e la paura, ma a costruire insieme la cultura dell'incontro" concludono i Vescovi.
Il Messaggio inviato a Fides è firmato dal Presidente della Conferenza episcopale peruviana e del CELAM, Mons. Miguel Cabrejos, e dal responsabile della pastorale della mobilità umana, Mons. Daniel Turley.

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