ASIA/KAZAKHSTAN - Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani: nasce il Consiglio della Chiesa tradizionale kazaka
27/01/2020

Almaty - La Chiesa cattolica kazaka, insieme alla Chiesa russo-ortodossa ed alla Chiesa luterana presenti in Kazakhstan, ha dato vita al "Consiglio della Chiesa cristiana tradizionale del Kazakistan". Lo riferisce, a conclusione della Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani, all’Agenzia Fides mons. José Luís Mumbiela Sierra, Vescovo della diocesi di Almaty e Presidente della Conferenza episcopale del paese centrasiatico.
Spiega a Fides il Vescovo: “Il Consiglio è stato presentato in occasione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani: il primo appuntamento ufficiale si è tenuto il 13 gennaio, mentre per sabato 25 gennaio abbiamo organizzato un incontro di preghiera ecumenico invitando anche i fedeli protestanti. L’iniziativa, promossa e realizzata anche dal Nunzio Apostolico, è un grande segno di unità. Siamo molto felici che stia prendendo forma, perché ci permette anche di accrescere le nostre relazioni sul territorio”.
Mons. Mumbiela, che oltre ad essere Presidente della Conferenza episcopale, presiede la Caritas nazionale ed è responsabile delle Comunicazioni sociali della Chiesa kazaka, racconta che anche questi due settori pastorali stanno vivendo una fase di grande crescita: “La Caritas sta potenziando la sua rete di azione e lo stesso sta accadendo al settore delle comunicazioni sociali. Abbiamo tanta voglia di crescere e di sognare in grande, per la testimonianza e la diffusione del Vangelo, rispondendo all'invito di Gesù: Duc in altum. E' un desiderio che riguarda anche la nostra diocesi di Almaty: ci stiamo impegnando, infatti, per far nascere una nuova parrocchia in un paese a 130 km da Almaty ed abbiamo in progetto di istituirne altre”.
ASIA/PAKISTAN - Abusi dei diritti umani, violenza settaria e discriminazione nella società: un nuovo Rapporto
27/01/2020

Islamabad - Lo standard del rispetto dei diritti umani in Pakistan è preoccupante, soprattutto per quanti vivono in condizioni di indigenza, sono di status sociale più basso o appartengono a minoranze etniche o religiose: lo afferma un nuovo Rapporto pubblicato dall'organizzazione "Christian Solidarity Worldwide", impegnata a monitorare la condizione dei cristiani e delle minoranze religiose nel mondo. Il nuovo Rapporto inviato al'Agenzia Fides, dal titolo "Pakistan: Religious freedom under attack", rileva "una dimensione di classe e di casta nel fenomeno della discriminazione, su base etnica o religiosa, che è ancora profondamente radicata nella società pakistana".
Inoltre, nota il documento , la situazione della libertà religiosa continua a deteriorarsi: numerose violazioni continuano a verificarsi, anche da quando è al governo il Primo Ministro Imran Khan, a capo del partito "Tehreek-i-Insaf". La morte di Asma Jahangir, uno dei più importanti avvocati e attivisti per i diritti umani del Pakistan, deceduta l'11 febbraio 2018, "ha lasciato un vuoto nella comunità di persone e organizzazioni che si impegnano a promuovere i diritti umani del Paese", dice il testo.
Il documento di CSW riferisce che "casi di blasfemia, violenza settaria e attacchi mirati alle minoranze religiose e ai difensori dei diritti umani continuano a registrasi", mentre si assiste al prosperare di gruppi con un'agenda islamista come il Tehreek-i-Labbaik Pakistan . Il TLP è guidato da un leder sostenitore della controversia "Legge sulla blasfemia", Khadim Hussain Rizvi, definito "predicatore che diffonde un movimento settario e radicale". "Il paese - si legge nel Rapporto - si è allontanato ulteriormente dalle sue radici secolari e pluraliste, mentre le minoranze religiose affrontano crescente discriminazione, ostilità e ingiustizie".
La Ong CSW è preoccupata per la crescente politicizzazione delle leggi sulla blasfemia, formata dagli articoli 295a, 295b e 295c del Codice Penale del Pakistan, e dalla legislazione ostile alla comunità "Ahmadiyya. Tali leggi, recita il testo, "vengono utilizzate dai gruppi islamisti non solo per contro le minoranze religiose, ma anche per guadagnare consenso politico". Le conversioni date dal governo ai gruppi politico-religiosi come il TLP, in seguito all'assoluzione di Asia Bibi, "continuano a sfidare lo stato e le sue istituzioni, mettendo in evidenza le debolezze di entrambi". Questi sviluppi - si rileva - "hanno messo in dubbio il "Naya Pakistan" di Imran Khan e il suo impegno a promuovere la tolleranza e proteggere le minoranze, poiché il giudizio sui casi di blasfemia si è spostato dai Tribunali alle piazze" .
"Un numero sproporzionato di accuse e denunce di blasfemia - nota il testo pervenuto a Fides - è presentato contro le minoranze religiose: queste accuse hanno un effetto estremamente dannoso sulla vita degli accusati e delle loro famiglie". Si ricorda, poi, "il brutale omicidio di Mashal Khan, studente universitario musulmano ucciso nel 2017, perchè accusato di pubblicare contenuti blasfemi online". "Sebbene il suo omicidio abbia riacceso il dibattito per riformare le leggi sulla blasfemia - nota CSW - lo stato si è dimostrato riluttante a introdurre riforme a causa della forte resistenza della società e della veemente opposizione da parte dei gruppi islamisti, non disposti ad accettarne la revisione".
Esponenti delle minoranze religiose e leader della società civile "continuano a subire attacchi mirati in un contesto di violenza comunitaria, provocata da gruppi islamisti", denuncia il Rapporto, che così continua: "Numerosi fattori hanno contribuito all'aumento dell'intolleranza religiosa: i discorsi di odio dei leader religiosi musulmani radicali, dei gruppi religiosi islamisti, presenti anche sui mass-media, che hanno un'influenza negativa sui giovani pakistani". Questi discorsi, spiega il testo, "ritraggono i membri delle minoranze religiose come 'cittadini di seconda classe' generando intolleranza, pregiudizi e discriminazioni nei confronti delle minoranze religiose". "Le comunità cristiane e indù - prosegue - rimangono particolarmente vulnerabili, in particolare le donne e le ragazze, rapite e costretti a convertire e sposare uomini musulmani", mentre "le loro famiglie subiscono gravi minacce e intimidazioni". Questo fenomeno è aggravato "dalla scarsa volontà della polizia di agire e dalle debolezze del sistema giudiziario".
"Il Pakistan continua a lottare nella morsa del terrorismo. Gli attacchi amplificano il senso di insicurezza e paura", nota in conclusione CSW, mentre lo scenario generale vede un'erosione dei diritti umani e delle libertà fondamentali, dato il fenomeno della politicizzazione della religione e la diffusione di una cultura di odio.
Il Rapporto chiede che la Commissione nazionale per i diritti umani , istituita nel 2017, abbia mandato di indagare e prevenire le violazioni dei diritti umani, nonché di sensibilizzare sul rispetto dei diritti umani nel paese.
AFRICA - I missionari Comboniani, “uomini della Parola di Dio” nel continente africano
27/01/2020

Roma - Nella prima metà del secolo scorso i Missionari Comboniani in Africa avevano prodotto - oltre a studi specialistici disseminati in vari articoli per riviste e libri - 63 grammatiche, 88 vocabolari, 114 catechismi, 23 libri di Storia Sacra, 54 libri di preghiere, 137 testi scolastici: sillabari, libri di lettura, aritmetica, storia, geografia, igiene, ecc. Questa vasta produzione, è importante sottolinearlo, non è stata il frutto di singoli religiosi, per quanto competenti ed eruditi possano essere stati, ma di un lavoro che si nutriva del contatto quotidiano con la gente, delle domande poste, dell’ascolto attento e dell’osservazione appassionata, cioè di un dialogo condito da stima e apprezzamento per le popolazioni del luogo.
Quando un missionario viene inviato in una zona cosiddetta ‘di missione’ ha il compito principale di studiare le lingue e la cultura del popolo a cui è inviato. La conoscenza della lingua è essenziale perché compito del missionario è proclamare il Vangelo nelle categorie espressive e di pensiero della gente. Inoltre, alla base di questo sforzo vi è un atteggiamento di apprezzamento e stima per la gente e la sua cultura della sua capacità di recepire e ‘incarnare’ le verità cristiane nelle proprie categorie di pensiero e nella vita.
La qualifica che meglio definisce un missionario è quella di “uomo della Parola”. Ma la Parola di Dio deve essere resa nel gergo della gente. S’impone pertanto la necessità di tradurla in lingua locale, ma non è una cosa semplice. “Come tradurre Javhé, tempio, pagano, peccato, grazia, giustificare, salvare? Cosa fa Dio quando perdona? Toglie il peccato, ricopre la colpa dell'uomo, o cos'altro?”. Questa testimonianza di un missionario comboniano poi Vescovo, Mons. Giuseppe Sandri, che ha tradotto, assieme ad un team di gente locale, alcuni libri della Bibbia in lingua xitsonga del Sudafrica – parte di un vasto progetto della traduzione della Bibbia della Societá Biblica Sudafricana – fotografa le difficoltà di tradurre la Bibbia nelle categorie espressive della popolazione.
Prima del Vaticano II il libro di formazione cristiana era il catechismo, in particolare il catechismo di Pio X, nella versione ridotta del 1912. Le traduzioni della Bibbia si limitavano ad alcuni ‘racconti biblici’ tradotti come ‘sussidio’ alle verità di fede contenute nel catechismo. Le prime traduzioni di interi libri della Bibbia è opera di missionari delle chiese della riforma. La traduzione della Bibbia in campo cattolico sarà uno dei frutti del Concilio Vaticano II, favorita dal nuovo clima di apertura ecumenica e dalla riscoperta del Libro Sacro nella vita del cristiano. Quando la traduzione nelle lingue locali sarà il risultato di uno sforzo comune con i missionari delle altre chiese cristiane, alla Bibbia saranno aggiunti i cosiddetti Libri Deuterocanonici e Apocrifi, cioè quei libri dell'Antico Testamento non compresi nel canone ebraico e non accettati dalle chiese della Riforma ma presenti nella tradizione cattolica .
Interessante, ancora, l’affermazione di Mons. Sandri su come si procedeva nella traduzione della Bibbia: “Anche dopo aver trovato il vero senso del testo ebraico o greco, occorre renderlo in un xitsonga corrente”. L'eterna domanda che ci facciamo è: «Se traduciamo così questo brano, il lettore tsonga comprenderà ciò che il testo vuole dire?». Si prova e si riprova, si legge e si rilegge; si proclama a voce alta un brano, per sentire se rende bene lo stile narrativo storico, quello agiografico o sapienziale, e se la sobrietà del testo riesce a rivelare 1'originale senso di poesia, di entusiasmo e di drammaticità.”
Nella mia esperienza africana – ho lavorato 30 anni in Africa tra Uganda e Kenya – mi sono sempre stupito del desiderio dei cristiani cattolici africani di leggere la Bibbia e della loro conoscenza dei fatti e dei personaggi biblici – un desiderio senz’altro stimolato dagli esempi di molti cristiani di altre chiese per cui la Bibbia è lo strumento essenziale di preghiera e di formazione cristiana. Ormai la Bibbia non puó mancare nelle case della gente, la si legge in famiglia e nelle varie circostanze della vita: la nascita di un bimbo, un matrimonio, un funerale, una visita ad un ammalato sono molto sentiti dai membri di una piccola comunitá e c’è sempre un catechista o un leader pronto a guidare i presenti nella riflessione di un brano biblico.
È soprattutto lo strumento di preghiera e di formazione nelle Piccole Comunitá Cristiane dove si medita, si prega, si condividono le riflessioni e si applica nell’oggi della vita ció che il Libro Sacro racconta. La Parola di Dio, spezzata nella comunione fraterna, aiuta i poveri a scoprire la presenza di Dio nella loro vita e ad avere quella speranza che li sostiene nella lotta per migliorare le difficili condizioni in cui versano; le vicende dolorose del popolo di Israele sono comprese nella vita spesso dolorosa e difficile della gente e le parole di Gesú danno forza per lottare e non scoraggiarsi di fronte alle difficoltá e spesso ai drammi della vita.
VATICANO - Perché il giorno della Bibbia non sia “una volta all’anno”: iniziative nelle Chiese locali
27/01/2020

Città del Vaticano – “Il giorno dedicato alla Bibbia vuole essere non ‘una volta all’anno’, ma una volta per tutto l’anno, perché abbiamo urgente necessità di diventare familiari e intimi della Sacra Scrittura e del Risorto, che non cessa di spezzare la Parola e il Pane nella comunità dei credenti”. Questo l’auspicio espresso da Papa Francesco nella Lettera apostolica Aperuit Illis con cui ha istituito la “Domenica della Parola di Dio” da celebrare la III domenica del Tempo Ordinario, nel 2020 il 26 gennaio. L’esortazione del Papa trova rispondenza in diversi paesi del mondo, con iniziative nazionali, diocesane, parrocchiali, di cui l’Agenzia Fides ne cita solo alcune.
La coincidenza del 50° anniversario della fondazione della Federazione Biblica Cattolica, nell’aprile 2019, e del 1600° anniversario della morte di San Girolamo, il grande traduttore della Bibbia, nel 2020, hanno dato l’occasione alla Federazione di indire un “Anno della Parola di Dio”, dalla prima domenica di Avvento alla festa di San Girolamo , invitando i Pastori e le istituzioni impegnate nella pastorale biblica delle diverse nazioni, a rinnovare gli sforzi per mettere sempre più la Parola di Dio al centro della vita e della missione della Chiesa.
In America Latina da tempo il mese di settembre è celebrato come “Mese della Bibbia” e viene contraddistinto da diverse iniziative in tutti i paesi, a ogni livello, per promuovere la lettura e la conoscenza delle Scritture ed il loro impatto nella vita dei cristiani. E’ stato scelto questo mese in quanto alla sua conclusione, il 30 settembre, la liturgia celebra la festa di San Girolamo, e in questa circostanza viene anche celebrata la “Giornata della Bibbia” in diverse nazioni.
In Argentina il Dipartimento nazionale di Animazione e Pastorale biblica della Conferenza Episcopale, ha elaborato un sussidio per l’animazione della Domenica della Parola di Dio, in cui ricorda che tale celebrazione non sostituisce la tradizionale “Domenica Biblica” che dal 1961 si celebra il 30 settembre: “la Domenica della parola di Dio e la domenica biblica si completano e si arricchiscono a vicenda, stimolandoci nella sequela e nel discepolato missionario di Gesù Cristo, che conosciamo ogni volta che ci avviciniamo con umiltà alle Scritture, dove si manifesta a noi come Parola completa di Dio”.
I Vescovi del Paraguay hanno proclamato il 2020 come l’Anno della Parola di Dio, “tempo di grazia”, aderendo alla proposta della Federazione Biblica Cattolica. Nel loro messaggio ai fedeli scrivono: “Incoraggiamo tutte le persone, tutte le parrocchie e le cappelle, tutti i gruppi, i movimenti e le famiglie, ad aprire la Bibbia, a leggere insieme alcuni passaggi della Parola di Dio e a condividere ciò che lo Spirito Santo ispira loro. La lectio divina in questo modo ci brucerà i cuori e sarà una fonte di vita e di impegno cristiano. Possa ogni famiglia avere una Bibbia! Possa la Parola di Dio risuonare ogni giorno ovunque! Che sia annunciata a tutti!”.
La tradizione di dedicare il mese di settembre alla Bibbia è giunta anche in Africa. In Malawi durante lo scorso mese di settembre, i fedeli delle otto diocesi del paese sono stati invitati a leggere ogni giorno un brano della Parola di Dio, per una conoscenza più profonda della fede cattolica e per poterne diventare annunciatori e testimoni. Anche i bambini dell'Arcidiocesi di Lilongwe sono stati chiamati a leggere la Bibbia, a pregare con la Bibbia e a predicare la Parola di Dio nella loro vita quotidiana, durante la Giornata Missionaria dei bambini, l’11 gennaio. In Malawi il tema della festa della Pontificia Opera della Santa Infanzia è stato: "I bambini sono battezzati e inviati a predicare la Parola di Dio".
Anche nella Repubblica Democratica del Congo settembre è il mese della Bibbia e vengono organizzate diverse attività per mettere in rilievo che la Sacra Scrittura è la fonte principale della fede cristiana. Tra le iniziative promosse: una Bibbia per ogni famiglia, se non per ognuno; la lettura in famiglia e individuale; trasmissioni a tema biblico sui media; corsi biblici nelle parrocchie; incontri per giovani, mamme, adulti e responsabili delle Comunità Ecclesiali di base per organizzare la lettura della Bibbia nei loro ambienti e sollecitare una maggiore attenzione al Vangelo proclamato nella Messa.
Il tema della Giornata della Bibbia, celebrata nel dicembre scorso in Bangladesh, "La tua Parola è lampada per i miei passi, luce sul mio cammino" sarà il leit-motiv del cammino di evangelizzazione della Chiesa in Bangladesh per il 2020. Mons. James Romen Boiragi, Vescovo della diocesi di Khulna e Presidente della Commissione per la catechesi e l'apostolato biblico, ha detto: "In questo nuovo anno chiediamo ai cattolici del Bangladesh di conoscere e approfondire le loro responsabilità di battezzati, che sono inviati ad annunciare la Buona Novella, secondo la Bibbia. Possa la Bibbia diventare la nostra luce, rendere la nostra vita divina: questa è la mia preghiera”. La Commissione si sta impegnando a promuovere, in tutte le diocesi l'apostolato biblico, assistendo e collaborando per la preparazione e diffusione di materiali catechistici e biblici nelle lingue locali, provvedendo alla formazione di catechisti e insegnanti di religione cattolica.
Nelle Filippine con il decreto presidenziale 124 del 5 gennaio 2017, il Presidente Duterte ha dichiarato il mese di gennaio di ogni anno come “Mese biblico nazionale”, culminando nell'ultima settimana di gennaio come “Settimana biblica nazionale”. In questo mese tutti i filippini, compresi quelli che lavorano negli uffici governativi, spiega a Fides il Vescovo ausiliare di Manila, Mons. Broderick Pabillo, sono quindi invitati a concentrarsi sull'importanza della lettura e dello studio della Bibbia. Il governo riconosce "la natura religiosa del popolo filippino e l'elevata influenza della religione nella società umana". Nelle Filippine la “Domenica della Bibbia” viene celebrata l'ultima domenica di gennaio di ogni anno fin dagli anni '70, al fine di promuovere tra i cattolici filippini l'importanza della Parola di Dio nella vita e nel ministero della Chiesa e di sostenere l'apostolato biblico.
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