AFRICA/NIGERIA - Ucciso in una rapina il primo sacerdote cattolico originario di Abuja
21/08/2018



Abuja - P. Michael Akawu è stato ucciso nel corso di una rapina” conferma all’Agenzia Fides Patrick Tor Alumuku, Direttore dell’Ufficio per le Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi di Abuja, capitale federale della Nigeria
Il sacerdote cattolico è stato ucciso sabato 18 agosto e nel corso di una rapina nel supermercato dove il sacerdote si trovava per alcuni acquisti. “Insieme a lui i malviventi hanno colpito e ucciso anche altre persone” dice p. Alumuku.
P. Akawu era vice parroco presso la parrocchia di Nostra Signora dell’Immacolata Concezione di Dobi-Gwagwalada, una città satellite nel Territorio della Capitale Federale di Abuja,
P. Akawu, il primo sacerdote cattolico originario di Abuja, era stato ordinato il 4 febbraio da Sua Eminenza il Cardinale John Onayeikan, Arcivescovo di Abuja.
ASIA/INDIA - Le alluvioni non si fermano, la Chiesa offre assistenza agli sfollati
21/08/2018

Kochi – "Migliaia di persone continuano ad essere bloccate in varie parti del Kerala, in India, dove da molti giorni piove senza tregua e dove ci sono inondazioni senza precedenti. Questa è la peggiore inondazione in quasi un secolo. Le operazioni di salvataggio sono ancora in pieno svolgimento, ma purtroppo non sono in grado di raggiungere migliaia di persone che tutt’ora sono sui tetti di case ed edifici. E' allarme rosso in 13 distretti su 14. Il numero delle persone senzatetto è salito a circa 370 mila. Le scuole e tutte le istituzioni educative in tutti i 14 distretti del Kerala sono state chiuse": lo racconta in una nota inviata all'Agenzia Fides p. Biju Madathikunnel, sacerdote Redentorista indiano, narrando l'impegno di solidarietà della Chiesa indiana in Kerala.
"Piogge torrenziali, fiumi traboccanti e una serie di frane - racconta - hanno interessato vaste aree di terra nello stato. Aumentno di giorno in giorno i morti e i dispersi. L’aeroporto internazionale di Kochi è stato chiuso fino al 26 agosto. Il Kerala ha interrotto il traffico aereo, ferroviario e stradale in diversi luoghi. Anche se molte squadre di soccorso e di immersione navale sono schierate, le operazioni di soccorso stanno diventando più difficili. Se la pioggia non si fermerà presto, la situazione diventerà molto più grave, mettendo in pericolo la vita di migliaia di persone".
Attualmente non c’è elettricità, acqua potabile e cibo a disposizione per le persone in difficoltà e i servizi di telecomunicazione sono interrotti. In questo scenario , rileva il sacerdote "la Chiesa cattolica in Kerala ha aperto molti centri d’accoglienza e di soccorso nelle parrocchie e altre istituzioni. Due comunità Redentoriste operano come centri di soccorso: la casa provinciale della provincia di Liguori a Mattoor e la comunità della provincia di Bangalore a Maloth. Sono accolte quasi 600 persone sfollate a Liguori".
"La Casa provinciale dei Redentoristi e quasi 50 persone nella comunità di Maloth sono in difficoltà. Sei confratelli della provincia di Liguori sono bloccati nella casa della comunità di Chowara, vicino al fiume Periyar. Molte famiglie dei confratelli soffrono del peggiore alluvione che il Kerala abbia mai visto da decenni".
Di fronte a questa calamità, in un comunicato inviato a Fides, Lancy D. Cunha, Presidente nazionale del forum "All India Catholic Union" invita il primo ministro Narendra Modi a dichiarare questa alluvione "un disastro nazionale e a stanziare immediatamente i fondi e l'aiuto materiale richiesti dal governo statale del Kerala per far fronte alla situazione"
L'Aicu ha una grande presenza nello stato del Kerala, che ospita comunità cattoliche di rito latino, siro-malabarese e siro-malankarese. L'Unione ha esteso il suo sostegno e la sua cooperazione e sta dando supporto anche alle persone nella regione del Karnataka e Tamil Nadu, che hanno anche subito molti danni.
AMERICA/NICARAGUA - Quattro mesi di protesta civile: il popolo non si arrende e chiede nuove elezioni
21/08/2018

Managua – Una grande manifestazione nelle strade di Managua e in vari luoghi del paese ha dimostrato che la popolazione non si arrende: Migliaia di nicaraguensi hanno ricordato i quattro mesi di protesta civica contro il governo di Daniel Ortega e Rosario Murillo. Un chiaro messaggio al governo che insiste con la violenza per cercare di fermare le proteste popolari. Come riferito a Fides, il Cardinal Leopoldo Brenes, ieri 19 agosto, ha voluto parlare sul rapporto presentato dal governo di Daniel Ortega che ha definito la Commissione Inter-Americana sui Diritti Umani "manipolatrice" e "impicciona". "La CIDH è riconosciuta a livello internazionale, fa parte dell'OSA , e non credo che includa persone che dicono cose false", ha detto il Cardinale senza approfondire l'argomento.

Il Cardinale ha raccomandato al governo di "discutere" i punti e di non dire cose in modo frettoloso. "A volte dobbiamo essere realistici, accettare gli errori che possiamo fare. Noi esseri umani, possiamo commettere errori, ma possiamo anche riconoscere quando non è corretto ciò che se dice. Sarebbe meglio sedersi a discutere, senza dire cose senza senso", ha detto il Cardinale esprimendo una considerazione sul “Rapporto della CIDH in Nicaragua", e sulla posizione del governo.

Nel consueto spazio dedicato la domenica ai giornalisti, il cardinale Brenes ancora una volta ha ribadito che “la Chiesa cattolica è pronta a riprendere il dialogo”, bloccato perché il governo non accetta la richiesta di elezioni anticipate come via d'uscita dalla crisi che vive il paese esattamente da 4 mesi .

Nel corso di questi quattro mesi sono morte 448 persone e 317 secondo la Commissione dei Diritti Umani, vittime della brutale repressione del regime. Vi sono inoltre centinaia di prigionieri, dispersi e migliaia di sfollati. La marcia tenutasi sabato scorso è stata organizzata all’insegna dello slogan "Qui nulla è normale" in risposta a ciò che il presidente Ortega ha commentato, definendo "normale" la situazione nel paese.

Intanto una situazione che comincia a preoccupare l'opinione pubblica internazionale è stata la reazione della popolazione del Costa Rica, che ha manifestato contro i nicaraguensi, affermando di non volerli accettare nel paese.


ASIA/AFGHANISTAN - Conflitto tra identità nazionale ed etnica mentre aumentano le vittime tra i civili
21/08/2018

Kabul - “Quello dell’appartenenza etnica in Afghanistan è un tema spinoso, che di solito viene evitato perché l’enfatizzazione di tale aspetto costituisce una sorta di tabù culturale tra gli afghani. Al tempo stesso, è un argomento che nei quattro decenni di conflitto ha influenzato pesantemente la vita del Paese, e continua a farlo”. E’ quanto spiega all’Agenzia Fides da Fabrizio Foschini, ricercatore, analista per la rete “Afghanistan Analysts Network”.
Foschini spiega che l’urgenza di garantire a tutte le etnie un posto nel governo, che è stato uno dei dogmi su cui la comunità internazionale ha maggiormente investito all’indomani della caduta dei Taleban nel 2001, ha provocato delle conseguenze spesso negative: “La società afghana, almeno ufficialmente, continua a riconoscere l’assoluta necessità di questo pluralismo rappresentativo, quindi tali meccanismi persistono. Lo dimostrano le varie coalizioni che hanno governato negli ultimi anni e che sono sempre state il frutto di compromessi tra le varie etnie”. Al tempo stesso “i cosiddetti ‘signori della guerra’ pescano nel torbido delle politiche estere: in assenza di un altro tipo di legittimità si appoggiano alle paure e al sospetto reciproco che il ricordo della guerra civile ha lasciato tra gli afghani. Di conseguenza, se formalmente accettano il ‘politicamente corretto’ dell’unità nazionale, all’interno delle comunità promettono di essere esclusivamente difensori degli interessi del proprio gruppo”.
Secondo l’analista, il tema è sottaciuto per motivi di sensibilità: “La percezione di molti afghani è che spesso gli stranieri, inserendosi in queste dinamiche, provochino danni, per superficialità o con malizia, per rispondere cioè a una precisa agenda politica. Da un lato non si può dare torto agli afghani, ma al tempo stesso sarebbe urgente affrontare questo discorso, vista la situazione grave del Paese e la radicalizzazione sempre maggiore di alcune posizioni sul tema dell’identità nazionale e di quella etnica”.
Foschini, comunque, fornisce anche una lettura positiva del fenomeno che, a lungo termine, potrebbe favorire una maggiore partecipazione politica della popolazione afghana: “Un esempio è costituito dall’etnia degli hazara, in passato discriminati per motivi religiosi, essendo sciiti in mezzo a una maggioranza sunnita. Questo è stato uno dei fattori che ha permesso loro una grande ascesa sociale basata sulla ricerca di strumenti educativi per guadagnare un nuovo ruolo nella società. Recentemente, gli hazara si sono mobilitati per chiedere al governo di far passare una linea elettrica attraverso le loro regioni, che sono le più povere e arretrate, invece che in altre zone. Questa istanza locale sarebbe potuta sfociare in scontri tra comunità, ma è stata gestita in un modo molto trasparente, senza appoggiarsi ai leader locali, ma con un approccio più partecipato”.
In Afghanistan, la sfera politica è riservata, infatti, alle élite acculturate, mentre la gran parte delle masse rurali non viene coinvolta o si fa scoraggiare dai continui attacchi terroristici: secondo il report pubblicato a luglio scorso da UMANA, la Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan, nei primi 6 mesi del 2018 sono stati uccisi quasi 1.700 civili in territorio afghano: il numero più alto degli ultimi dieci anni.
Link utili
LA REGISTRAZIONE
Titolo
Nome*
Cognome*
Email Ufficiale*
Email Personale
Ruolo*
Nazione*
Città*
Diocesi*
Telefono
Indirizzo
Codice Postale
MESSAGGIO

PASSWORD DIMENTICATA
UTENTE

.
...il cuore dell'animazione
e della cooperazione missionaria...
.
... aprire il cuore di ogni credente
alla vastità dell'orizzonte missionario
.
…collaborare alla crescita delle giovani chiese
nella formazione di nuovi sacerdoti, religiose e religiosi...
.
... solidarietà condivisione universale
spirituale e materiale dei bambini nel nome di Gesù
.
...suscitare nella Chiesa la passione per la missione
e muovere le comunità cristiane a cooperare all’evangelizzazione...
POPF
PONTIFICIA OPERA
DELLA PROPAGAZIONE
DELLA FEDE
L’impegno della Propagazione della Fede è suscitare nel popolo di Dio uno spirito autenticamente universale per far crescere nelle Chiese locali una coscienza missionaria secondo il respiro naturale della Chiesa.
POSPA
PONTIFICIA OPERA
DI SAN PIETRO
APOSTOLO
L’Opera di San Pietro collabora
alla crescita delle giovani
chiese sostenendo
finanziariamente la costruzione
di nuovi seminari,e i programmi
di formazione dei nuovi sacerdoti,
religiosi e suore locali.
POSI
PONTIFICIA OPERA
DELL' INFANZIA
MISSIONARIA
L’Opera dell’Infanzia Missionaria o Santa Infanzia porta i bambini alla scoperta dello spirito missionario e insegna loro ad aiutare con la preghiera e con piccoli sacrifici materiali i loro coetanei nel mondo.
PUM
PONTIFICIA UNIONE MISSIONARIA
L’Unione Missionaria, anima delle altre Opere Missionarie, è un’associazione di clero, religiosi/e e laici, che si propone di suscitare nella Chiesa la passione per la missione, di contribuire alla formazione missionaria e a spingere le comunità cristiane a cooperare e prendere parte attiva all’attività di evangelizzazione.

AMMINISTRAZIONE DEI SEGRETARIATI
-

PONTIFICIE OPERE MISSIONARIE
Segretariati Internazionali
PRIVACY
CONDIZIONI DI UTILIZZO
DISCLAIMER
COPYRIGHT ©2018PONTIFICIE OPERE MISSIONARIE TUTTI I DIRITTI RISERVATI