AFRICA/SENEGAL - “Evangelizziamo insieme con i giovani il 'Sesto continente', le reti virtuali”: l’impegno dei sacerdoti senegalesi
26/09/2018

Dakar - “Condividiamo con diversi giovani le loro preoccupazioni: la mancanza di formazione adeguata, la disoccupazione che colpisce la maggior parte di loro, la fragilità del sistema scolastico, la disperazione che li porta all’esodo o all’emigrazione clandestina” scrivono nella dichiarazione conclusiva, inviata all’Agenzia Fides, i partecipanti alla 42esima Assemblea Generale dell’Unione del Clero senegalese, che si è tenuta a Ziguinchor dal 17 al 21 settembre.
Il tema dell’Assemblea, alla quale hanno partecipato i sacerdoti delle 7 diocesi del Senegal e le delegazioni provenienti da Mauritania e dalla Repubblica di Guinea, era “il prete senegalese di fronte alla pastorale della gioventù: sfide, problemi e prospettive”.
Nella dichiarazione si sottolinea che, oltre ai problemi sopraelencati, “la nostra gioventù è segnata anche da altri mali sociali come unioni libere, convivenza, paternità e maternità precoci, violenza, abuso di alcol e droga”.
“Tuttavia, abbiamo motivo di sperare, viste le molte opportunità disponibili per i giovani nelle nostre chiese” affermano i sacerdoti. “Nonostante il costante calo di numeri e di entusiasmo nei movimenti dell’Azione Cattolica e nei gruppi di apostolato, i giovani continuano a frequentarli. Sentirli dire che la famiglia è un'opportunità e riconoscere la presenza della Chiesa al loro fianco nei momenti cruciali della loro esistenza ci incoraggia e ci stimola”.
Dalla Chiesa i giovani si aspettano “maggiore spazio e considerazione, più ascolto e fiducia nei loro confronti”. Inoltre “chiedono aiuto per la propria formazione e sostegno per i loro progetti economici; bussano alla porta della Chiesa per implorare un’offerta di lavoro, attendono di essere incoraggiati per impegnarsi in politica e nel dialogo interreligioso e desiderano infine chiarimenti su alcune pratiche tradizionali”.
Per venire incontro alle esigenze dei giovani senegalesi, i sacerdoti si impegnano a rafforzare la loro formazione spirituale e catechetica.
Costatando che i giovani hanno colonizzato il “sesto continente”, il “mondo virtuale”, i pastori sottolineano che questo è “uno spazio da evangelizzare”. A tal fine promettono “d’impegnarsi a essere presenti sui social network per entrare in dialogo con loro e di orientarli”.
I sacerdoti riaffermano la loro disponibilità a collaborare con lo Stato nella missione di aiutare i giovani. La Chiesa gioca un ruolo importante grazie alla rete di scuole cattoliche attive in Senegal. Ai giovani infine si chiede di “vivere in pienezza la loro fede, di ridare vita ai movimenti d’Azione Cattolica, di ritrovare i loro talenti e carismi particolari mettendoli al servizio della Chiesa e della società, di essere cittadini modello e di resistere alla perdita dei valori tradizionali”.


ASIA/IRAQ - Patriarcato caldeo lancia l'allarme sul web usato per attacchi personali e polemiche ecclesiali
26/09/2018

Baghdad – Anche il Patriarcato di Babilonia dei Caldei, come hanno già fatto altri Patriarcati delle Chiese d'Oriente, lancia l'allarme sull'abuso di internet e dei social media come strumenti per fomentare polemiche e conflitti in seno alla comunità ecclesiale e diffondere idee e giudizi che nuocciono alla vita spirituale dei fedeli e alla loro sollecitudine nel seguire gli insegnamenti della Chiesa.
Il Patriarcato caldeo, in un messaggio diffuso attraverso i suoi canali ufficiali, intende esprimere una “parola di rassicurazione” per i credenti e i lettori, davanti al dilagante fenomeno di interventi e testi manipolatori fuorvianti pubblicati online su tematiche relative alla vita della Chiesa e delle comunità cristiane. Quando viene superato il limite della decenza, il Patriarcato caldeo si dichiara pronto a ricorrere alle vie legali e amministrative per perseguire negli interventi online anche frasi diffamatorie e addirittura attacchi alla Santa Sede.
Nel testo si denunciano anche gli interventi invasivi di commentatori improvvisati, che pretendono di trattare tutti gli utenti del web come “persone sprovvedute e ignoranti”, dando lezioni a tutti e provando a imporre nuove regole e obblighi anche su questioni di morale, presentandosi come depositari di prerogative che spettano al Papa e ai Vescovi. Il messaggio patriarcale sottolinea che spesso questa propensione a ergersi come giudici degli altri viene esercitata da persone che vivono in Paesi lontani, fuori da ogni rapporto reale con le dinamiche che si sperimentano in Iraq e nel Medio Oriente.
In casi eccezionali - si legge nel testo - l'autorità ecclesiastica può rispondere a seconda delle circostanze, con strumenti legali o amministrativi, per porre fine alla diffusione di contenuti diffamatori e informazioni contraffatte, che rischiano di avere effetti gravi, proprio perché viviamo in un tempo in cui, con lo sviluppo dei media digitali, tante persone danno credito più al mondo virtuale che alla realtà dei fatti.
Nel pronunciamento patriarcale si riferisce che tanti che intervengono nel web sugli argomenti connessi alla vita ecclesiale senza avere conoscenza e informazioni adeguate dei problemi.
L'abuso di internet per manipolare contenuti e dinamiche di carattere ecclesiale è un fenomeno che le Chiese devono affrontare in tutto il mondo, e che negli ultimi tempi sembra alimentare particolare preoccupazione tra le Chiese d'Oriente.
In Egitto, la tragica vicenda dell'omicidio in monastero del Vescovo copto ortodosso Epiphanius - e dell'arresto di un monaco accusato di essere l' esecutore del crimine - ha accelerato il processo di discernimento intorno alla vita monastica già avviato da tempo in seno alla Chiesa copta ortodossa. Già pochi giorni dopo l'omicidio di Anba Epipanius , il comitato per i monasteri del Santo Sinodo copto ortodosso ha disposto 12 regole - ratificate dal Patriarca Tawadros II - rivolte a tutti coloro che vivono la condizione monastica nella Chiesa copta ortodossa. Ai monaci e alle monache copti è stato chiesto anche di chiudere i propri account personali e gli eventuali blog gestiti sui social media, considerati con sguardo critico come strumenti utilizzati soprattutto per diffondere “idee confuse” e alimentare personalismi. Nell'aprile scorso la Chiesa maronita ha diffuso un documento intitolato “La verità che libera e unisce”. Il testo patriarcale, diffuso lunedì 9 aprile si presentava come un vero e proprio prontuario dottrinale e pastorale, volto a offrire criteri e punti di riferimento che devono ispirare e orientare interventi e dibattiti sui media focalizzati su questioni e temi riguardanti la fede cattolica e il magistero della Chiesa. Tale pronunciamento – così si riferiva nella parte introduttiva - era apparso necessario dopo che, nei mesi precedenti, le dispute su questioni dottrinali – alimentate anche attraverso i social media - avevano assunto in alcuni casi forme e toni esasperati, fornendo uno spettacolo incompatibile coi criteri suggeriti dalla comunione ecclesiale, e rischiando di diffondere dubbi e sconcerto tra i fedeli. .
AMERICA/ARGENTINA - Spari contro la chiesa: messaggio intimidatorio dei narcos
26/09/2018

Rosario – La parrocchia di María Reina, nella cittadina di Rosario e la scuola proprio vicina alla chiesa, sono state bersaglio di più di dieci colpi d'arma da fuoco all'alba di domenica scorsa, 23 settembre, verso le 4 del mattino. Come appreso da Fides, si tratta di un chiaro messaggio intimidatorio, facile di collegare all’appello che il sacerdote locale don Juan Pablo Núñez, aveva lanciato nelle ultime settimane, denunciando la situazione di estrema violenza subita dagli abitanti del Barrio Larrea, a causa della presenza della criminalità legata ai narcotrafficanti.
Il parroco, che lavora nella zona da quattro anni e mezzo, aveva già da tempo avvertito le autorità della terribile situazione di commercio della droga che ha preso piede nelle strade del quartiere. Nelle scorse settimane il sacerdote aveva lanciato un appello tramite i mass media: a quanto sembra, il gruppo criminale non ha gradito le denunce e l’esposizione del prete, passando all'avvertimento armato. Proprio un mese fa, informa la nota pervenuta a Fides, padre Núñez si era rivolto alle autorità del ministero della sicurezza, chiedendo un sollecito intervento.
Domenica 23 settembre il parroco ha celebrato ugualmente la messa davanti ai fedeli, sorpresi e scioccati vedendo alcuni proiettili ancora incastrati sull'altare. “L'impatto delle pallottole sulla grande porta d'ingresso sono molto ben visibili, ma alcuni proiettili hanno colpito direttamente altare”, ha commentato il sacerdote.
Dopo essere stato nominato parroco, don Juan Pablo Núñez ha aperto un centro di recupero per i giovani con problemi di droga ed è stato minacciato diverse volte. In seguito a numerosi atti intimidatori, ha dovuto chiudere il centro perché i ragazzi avevano paura o erano minacciati dai narcos. Il parroco aveva condiviso con i fedeli l'idea di riaprire il centro per riprovare a “salvare i ragazzi da questo flagello” ma, come riferiscono fonti di Fides, forse le voci sono arrivate anche ai gruppi criminali legati al narcotraffico che infestano la zona. Di qui i nuovi avvertimenti violenti contro la Chiesa.
A Rosario, il problema della droga è diventato molto grave. Da molti anni, la zona è passata da “zona di commercio” a “zona di consumo”, rovinando la vita di molti giovani che cercano disperatamente un modo per guadagnarsi da vivere. Rosario è conosciuta come la città dei “bambini soldato” della droga e del crimine .
AFRICA/TOGO - A Kolowaré la prima missione sanitaria-odontoiatrica grazie a un medico cattolico
26/09/2018

Kolowaré – “Dopo vari mesi di preparazione e preghiera, lavorando alla stesura del progetto ‘Un sorriso per l’Africa’, e dopo una costante attenzione giornaliera a cosa vuole il Signore da noi, finalmente, a fine luglio 2018, siamo partiti per la nostra missione a Kolowarè”: inizia così il racconto di Francesco Andaloro, medico dentista cattolico, che insieme alla moglie, ha avviato la prima missione di carattere sanitario-odontoiatrico nel villaggio togolese.
“Il progetto è scaturito dal nostro cuore, dopo alcune riflessioni sorte in seguito ad una precedente esperienza nella Repubblica Democratica del Congo e dopo aver partecipato alla ‘Scuola della Parola’ tenuta dai sacerdoti della Società per le Missioni Africane e dalle suore Missionarie di Nostra Signora degli Apostoli . L’accoglienza ricevuta dal Consiglio della SMA e dalle suore è stata entusiasta, così abbiamo messo a punto i particolari, acquistando tutta l’attrezzatura che ritenevamo importante e necessaria, programmando la prima missione a Kolowaré” racconta il medico italiano.
Andaloro prosegue: “Giunti in loco, sono arrivate persone da tutti i villaggi vicini e anche dalla città. Abbiamo assistito più di 130 persone, constatando che nelle persone oltre i 30 anni, c’è una assoluta necessità di cure e soprattutto non c’è alcuna forma di prevenzione o di istruzione per l’igiene orale. Inoltre la popolazione è talmente povera che la maggior parte non può permettersi di pagare alcun tipo di cura. Durante la nostra permanenza, oltre a curare i pazienti che si sono presentati, abbiamo tenuto un piccolo corso rivolto agli infermieri del centro sulla prevenzione odontoiatrica, un altro per i bambini malati di AIDS. Inoltre, ci siamo recati anche a Sokodè per visitare i pazienti che successivamente sono venuti a farsi curare a Kolowaré”.
La missione è durata 24 giorni ed è stata la prima volta in assoluto della presenza di un dentista a Kolowaré. Il villaggio è nato nel 1935 per curare i lebbrosi e si è trasformato in un importante Centro Sanitario, oltre che un punto di riferimento e di cura per gli ammalati di AIDS . “Ora abbiamo attrezzato un ambulatorio dentistico. L’obiettivo è quello di andare almeno 2 volte l’anno nelle località che ci verranno segnalate dai missionari SMA o dalle suore”, ha concluso il dott. Andaloro.
Obiettivo del progetto “Un sorriso per l’Africa” non è creare un reparto di odontoiatria, ma strutture rapide e mobili in grado di curare i “poveri più poveri” che abitano nelle zone di intervento delle missioni SMA e NSA e di organizzare delle campagne di informazione sulla salute dentale e metodi di prevenzione.
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