VATICANO - Ordinato Vescovo Mons. Dal Toso, "Pastore attento all’opera missionaria"
18/12/2017

Città del Vaticano - "Il sacerdozio e l’episcopato sono un dono, termine che esprime la gratuità della grazia che viene conferita, che non si acquista per meriti particolari ed è profondamente legata alla volontà di Cristo, inizio e sorgente di ogni bene spirituale. Non voi avete scelto me ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perchè andiate a portiate frutto, e il vostro frutto rimanga ": sono parole che il Cardinale Filoni ha pronunciato durante la messa tenutasi nella Basilica di san Pietro il 16 dicembre, in cui il Prefetto di Propaganda Fide ha conferito l’ordinazione episcopale a Mons. Giampietro Dal Toso, nominato da Papa Francesco, il 9 novembre scorso, Presidente delle Pontificie opere missionarie e Segretario aggiunto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli.
Il Cardinale ha ricordato che, per tutti i vescovi e i sacerdoti, la “storia d'amore” inizia quando Dio pone nel cuore umano, come piccolo seme, "il dono della vocazione al sacerdozio, in modo semplice eppure profondamente misterioso". Una storia di amore che "trova una bellissima conclusione prima nel sacramento dell’ordine, in cui si realizza l’associazione a Gesù, sommo ed eterno sacerdote, e poi con la pienezza del sacerdozio, conferita attraverso l’ordinazione episcopale”, con cui “si perpetua la missione divina, che durerà fino alla fine dei secoli e affidata da Gesù agli apostoli, per predicare il Vangelo”
Ricordando che “la Chiesa sente l’impegno e la responsabilità nella cura di ogni vocazione”, il Prefetto ha invitato il nuovo arcivescovo a essere”Pastore attento verso tutta l’opera missionaria e di sostegno alle giovani Chiese”. Con il nuovo incarico, l'Arcivescovo conoscerà “la fatica di tanti operai che il Signore ha chiamato e continua a chiamare nella sua vigna”. Poi, rivolgendosi direttamente a Mons. Dal Toso, Il Cardinale Filoni ha aggiunto: “Sarai fratello verso i vescovi che ricorreranno a te per essere aiutati nel loro ministero pastorale in tanti territori difficili e poveri, ma ricchi di messe”. “E sarai per loro anche amico, nel senso in cui Gesù chiamava i suoi discepoli, e per questo ti farai carico di tante situazioni, come Cristo stesso che si caricava le più pesanti situazioni umane e condivideva ciò che egli aveva: la compassione di Dio. Sarai pertanto Vescovo attento a tutte le Chiese nel bisogno ed eserciterai, in tal modo, una paternità aperta alla più alta e completa missionarietà”.
Mons. Giovanni Pietro Dal Toso è stato consacrato vescovo dal cardinale Fernando Filoni, mentre co-consacranti erano il Vescovo Ivo Muser, alla guida della diocesi di Bolzano-Bessanone, da cui il presule proviene, e il Cardinale Paul Josef Cordes. L’ordinazione episcopale ha avuto luogo al termine della Liturgia della Parola attraverso l’imposizione delle mani sul capo e la preghiera. Durante la preghiera di ordinazione l’Evangeliario era tenuto aperto sul capo dell’eletto, a indicare che la Parola avvolge e custodisce il ministero del vescovo e che la sua vita deve essere interamente sottomessa alla Parola di Dio. Alla preghiera di ordinazione sono seguite l’unzione crismale, la consegna dell’Evangeliario e delle insegne episcopali .
Nello stemma prescelto dal nuovo Arcivescovo vi è l’agnello pasquale, simbolo della diocesi di Bolzano-Bressanone. L'agnello simboleggia Cristo, indicato così da Giovanni Battista e descritto nella sua gloria nel libro dell’Apocalisse. Nello stemma è presente anche una stella che rappresenta Maria, la stella della nuova evangelizzazione che indica il cammino verso Cristo. Il motto prescelto da mons. Dal Toso è "Oportet illum crescere” , tratto dal Vangelo di Giovanni, proclamato nella celebrazione dell’ordinazione.
Il 6 gennaio 2018 alle ore 10, su invito del Vescovo di Bolzano-Bressanone, Ivo Muser, l’Arcivescovo Dal Toso presiederà la S. Messa solenne nel Duomo di Bressanone. Numerosi fedeli della diocesi sono giunti in pellegrinaggio a Roma per partecipare alla solenne Eucarestia in San Pietro, manifestando affetto e stima verso il nuovo Arcivescovo.
NEWS ANALYSIS/OMNIS TERRA - Camerun in crisi: il rischio è la secessione
18/12/2017

È una crisi annunciata quella scoppiata nelle province occidentali del Camerun. Da anni si sapeva dell’insoddisfazione delle popolazioni anglofone, che si sono sempre sentite marginalizzate dal governo centrale. Si conosceva il loro malcontento e si temeva che, prima o poi, sarebbe esploso. Probabilmente il governo centrale di Yaoundé ha sottovalutato il rischio e, quando ha deciso di affrontarlo, lo ha fatto in modo duro, scatenando una reazione altrettanto dura da parte della popolazione locale. Il risultato è la crescita della tensione con scontri che hanno provocato numerosi morti sia tra gli anglofoni sia tra le forze dell’ordine.
Per comprendere questa crisi bisogna fare un salto indietro nella storia
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ASIA/KAZAKHSTAN - Tra sviluppo economico e democrazia "a trazione anteriore"
18/12/2017

Astana - La Repubblica del Kazakhstan celebra oggi il 26esimo anniversario dalla proclamazione d’indipendenza dall’Unione Sovietica. Era, infatti, il 16 dicembre 1991, quando il paese intraprese ufficialmente il suo cammino di nazione autonoma: in ventisei anni l’economia kazaka è cresciuta costantemente, grazie soprattutto allo sfruttamento delle ricchezze del sottosuolo, ma la realtà politica e il raggiungimento di una effettiva democrazia sono ancora da costruire.
“In Kazakhstan è lo stesso presidente Nursultan Nazarbayev a parlare non di democrazia, bensì di un processo di democratizzazione ancora in atto. D’altra parte, è impossibile pensare che nei paesi dell’Asia Centrale possa esservi un governo egualitario solo perché vengono formalmente rispettati parametri simili a quelli occidentali. Dopo 70 anni di regime comunista è difficile avere una grande tradizione politica o partitica”, spiega all’Agenzia Fides don Edoardo Canetta, per molti anni missionario in Kazakhstan. Don Canetta, oggi sacerdote della diocesi di Milano e docente presso la Biblioteca Ambrosiana, spiega ancora: “Definisco la democrazia in Asia centrale ‘a trazione anteriore’, caratterizzata cioè da leader politici con una connotazione piuttosto autoritaria; ma i leader, senza l’appoggio popolare, non hanno futuro. Sono convinto che, in qualche modo, Nazarbayev abbia il consenso del popolo, anche perché, in questo momento, non c’è un’alternativa che garantisca l’unità nazionale”.
Salito al potere nel 1991 e riconfermato ben quattro volte con elezioni definite “poco democratiche” dall’OSCE, il presidente Nazarbayev ha più volte dichiarato di governare secondo la formula "prima l’economia e poi la politica". Fatta eccezione per alcuni periodi di crisi, l’economia kazaka si consolida anno dopo anno: secondo recenti dati della Banca Mondiale, nei primi nove mesi del 2017 il PIL reale è cresciuto del 4,3% su base annua, rispetto allo 0,4% nello stesso periodo del 2016. L’obiettivo, come riportato nel documento del programma ‘Kazakhstan Strategy 2050’, è quello di condurre lo stato “tra i trenta paesi più sviluppati al mondo” entro la metà del secolo.
Ma, a dispetto dell’enorme progresso che ha investito i grandi centri come la capitale Astana, la realtà delle periferie risulta ben diversa: spesso, per esempio, mancano servizi essenziali come l’acqua o l’elettricità e vi sono ampi strati di popolazione bisognosi. È soprattutto a queste fasce che vengono rivolti, senza distinzione di religione o etnia, gli aiuti della Caritas Kazakhstan e dell’intera comunità cristiana. I cattolici in territorio kazako sono circa 150mila, meno dell'1% di una popolazione che è al 67,8% musulmana.
AFRICA/BENIN - L’impegno dei Salesiani per i bambini di strada, sfruttati o vittime della tratta
18/12/2017

Cotonou – La vita di un bambini costa solo 30 euro. Centinaia di piccoli durante il giorno vivono a Dantokpa, l’enorme mercato aperto di Cotonou, la città più grande del Benin e, in uno dei più grandi dell’Africa Occidentale, vagano e sono sfruttati nel lavoro minorile. Tra i motivi che spingono questi bambini a vivere per le strade di Cotonou vi sono soprattutto problemi familiari, come la povertà o la separazione dei genitori. Altri subiscono maltrattamenti, molti vengono “ceduti” dai rispettivi genitori on il miraggio di ricevere un’istruzione o aspirare a un futuro migliore, ma finiscono spesso per essere sottomessi a lavori faticosi..
I Salesiani ogni giorno cercano di richiamare tanti piccoli di strada per offrire loro accoglienza, istruzione e apprendimento di un mestiere che permetta di lasciare la strada. Come racconta all’Agenzia Fides il direttore del Centro di accoglienza “Maman Margarite”, padre Celestine, i religiosi hanno messo a disposizione due scuole, dove i piccoli vengono seguiti, per completare l’educazione primaria, e seguire laboratori di formazione per lavori artigianali.
Al problema del lavoro minorile si aggiunge il fenomeno dei bambini vittime della tratta, organizzata da bande criminali. Secondo gli ultimi dati disponibili del Ministero degli Affari Sociali del Benin, oltre 40mila bambini e bambine tra 6 e 17 anni di età sono state vittime di tratta nel paese: Si tratta del 2% della popolazione beninese di questa fascia d’età. Si calcola che con meno di trenta euro è possibile comprare un bambino.
Di fronte a questi pericoli, il Centro dei Salesiani diventa un ambiente sicuro: ogni sera circa 50 piccoli vi giungono, accompagnati da educatori sociali. Sono gli stessi bambini che fino a qualche ora prima erano impegnati in lavori pericolosi o che subivano abusi e maltrattamenti. Padre Celestine parla con loro, li mette in guardia dai rischi della strada e poi prega con loro, “anche se la maggior parte non sono cattolici, ma animisti, musulmani o evangelici”, rileva.
In un paese dove vivono 9 milioni di abitanti, dei quali quasi la metà sono minori di 18 anni, il 68% dei piccoli tra 5 e 17 anni lavorano, un percentuale che raggiunge il 66% tra i 5 e 14 anni, cioè nella fascia di età della scuola dell’obbligo.
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