ASIA/IRAQ - Continua il pressing per coinvolgere i cristiani nel referendum sull'indipendenza del Kurdistan
27/07/2017

Erbil – I vertici politici della Regione autonoma del Kurdistan iracheno continuano a manifestare in vari modi l'intento di coinvolgere anche i cristiani nel sostegno al referendum convocato per il prossimo 25 settembre allo scopo di proclamare la piena indipendenza da Baghdad. Nella giornata di martedì 25 luglio Fuad Hussein, capo dello staff presidenziale della Regione autonoma del Kurdistan iracheno, ha voluto incontrare alcuni rappresentanti di organizzazioni politiche promosse da attivisti e responsabili cristiani della regione, per discutere il loro livello di coinvolgimento e di rappresentanza nel comitato che sta preparando il referendum indipendentista di settembre. La riunione – riferiscono fonti locali – è stata convocata dopo che alcuni responsabili delle sigle politiche promosse da cristiani avevano espresso pubblicamente insoddisfazione per la cooptazione in seno al comitato pro-referendum di Wahid Hurmuz, personaggio presentato - a loro giudizio in maniera indebita - come “rappresentante” della componente cristiana. La proposta fatta da Fuad Hussein ai suoi interlocutori è stata quella di indicare entro due giorni due persone che possano essere coinvolte nel comitato referendario come rappresentanti delle locali sigle di matrice cristiana.
L'episodio ha confermato indirettamente che la leadership curda delle Regione autonoma del Kurdistan iracheno persegue il disegno di coinvolgere anche componenti cristiane alla causa indipendentista. Nel contempo, esso ha mostrato ancora una volta che i politici di provenienza cristiana non riescono a presentarsi come componente unitaria, e perseguono interessi e obiettivi diversi: infatti, alla riunione con Hussein ha preso parte, tra gli altri, Romeo Hakkari, presidente del Partito Bethnahrein, ma hanno dato forfait i rappresentanti del Movimento Democratico Assiro e del Partito Abnaa al Nahrein . Dunque si perpetua una tendenza alla dispersione che non fa tesoro dei molteplici appelli - provenienti anche dal Patriarca caldeo Louis Rahael Sako - a unire le forze dei cristiani anche in politica, agendo come componente cristiana unitaria. “Adesso” affermava già ai primi di maggio il Primate della Chiesa caldea in una intervista con l'Agenzia Fides “la priorità è quella di sostenere il ritorno dei profughi, la ricostruzione di città e villaggi devastati dalla guerra. Non mi sembra il momento di perdersi dietro grandi progetti, che appaiono peraltro connotati da scarso realismo, in una fase incerta, segnata anche dalla volontà di uno Stato autonomo perseguita dai curdi”. .
AFRICA/NIGERIA - “No alla legge che consente il pascolo sui terreni liberi” dice Giustizia e Pace
27/07/2017

Abuja - “Le violenze e le distruzioni di terreni agricoli causate dai pastori nomadi sono diventate un problema che non dobbiamo trascurare, soprattutto nella Middle Belt” afferma un comunicato giunto all’Agenzia Fides della Commissione Episcopale Giustizia e Pace della Provincia Ecclesiastica di Benin, nel sud della Nigeria.
La Chiesa cattolica da tempo denuncia le violenze e i danni provocati dai pastori Fulani, che nelle loro migrazioni da nord a sud, invadono i campi degli agricoltori stanziali. Un conflitto antico ma che rischia di assumere una connotazione religiosa, visto che i Fulani sono musulmani e gli agricoltori, in genere, cristiani.
Giustizia e Pace esprime le proprie perplessità sulla legge federale che concede ai pastori nomadi delle riserve di pascolo sui terreni liberi, ritenendo che “i singoli Stati della Federazione dovrebbero avere la prerogativa di vietare il pascolo su terreni liberi soprattutto nelle regioni meridionali dove il pascolo non è diffuso”.
“Raccomandiamo pertanto a tutti gli Stati della Nigeria meridionale di emanare una legge che stabilisca il divieto di pascolo” continua il documento. “Condanniamo con forza le uccisioni e gli attacchi alle persone e alle terre coltivate e invitiamo il governo federale ad affrontare la questione, arrestando i responsabili dei crimini come misura deterrente”.
Giustizia e Pace si dice infine preoccupata per “il crescente traffico di esseri umani” e invoca condanne esemplari per chi porta avanti “questo commercio disumanizzante”, in modo da servire come deterrente nei confronti di altri trafficanti o di chi potrebbe essere tentato di impegnarsi nella tratta.

AFRICA/SENEGAL - Start-up contro il traffico di medicinali falsi
27/07/2017

Dakar - Si calcola che circa il 10% dei farmaci in circolazione nel mondo sono falsi, una cifra che equivale a 85 miliardi di euro, secondo l’Istituto di Ricerca contro la Falsificazione dei Farmaci di Parigi. Nell’Africa subsahariana, si tratta del 30%, secondo i ricercatori. L’India è il primo Paese da cui provengono farmaci illeciti, di contrabbando, confezionati male o scaduti, secondo l’Organizzazione Mondiale delle Dogane. Di fronte a questo fenomeno, che gli Stati non riescono a contenere, alcune start-up hanno avanzato soluzioni pratiche. Una di queste, la senegalese JokkoSanté, ha lanciato il concetto di “farmacia virtuale”, ancora in fase pilota. La start-up fornisce anche un sistema di “adozione” attraverso il quale grandi società offrono farmaci gratuiti a chi non può pagarli, in un Paese dove oltre il 50% della popolazione è priva di assicurazione sanitaria.
Un’altra start-up, Sproxil, istituita nel 2009, consente agli utenti di verificare la autenticità di un medicinale, anche grazie alla telefonia mobile, attraverso un codice di identificazione. In sei anni, Sproxil ha registrato oltre 50 milioni di scambi di SMS in Africa e India.
In un vertice celebrato in Liberia lo scorso mese di aprile, la Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale ha annunciato il lancio di una ricerca sul traffico dei medicinali scaduti o falsificati oltre che una campagna di sensibilizzazione. Il problema dell’accesso ai farmaci colpisce le fasce più vulnerabili della popolazione che non ha risorse per acquistarli e deve adeguarsi a prodotti di origine dubbia. Nel 2013, a causa di due anti-malarici, uno falso e l’altro inefficace, sono morti oltre 122 mila bambini africani.

AMERICA/CILE - Per una democrazia fondata sui valori: riflessione di Mons. Goic Karmelic
27/07/2017

Rancagua – “Il dibattito nelle aule del Senato e della Camera dei Deputati, la settimana scorsa, sulla depenalizzazione dell'aborto, mi ha lasciato l'amaro in bocca riguardo alla democrazia basata sui valori che fin dall'infanzia mi hanno insegnato a coltivare” . Così scrive Sua Ecc. Mons. Alejandro Goic Karmelic, Vescovo di Rancagua, in una riflessione inviata ai mezzi di comunicazione e pubblicata dal quotidiano “El Mercurio” di oggi, pervenuta a Fides, con il titolo “Democrazia fondata sui valori”.
Il Vescovo, che sottolinea di scrivere “come semplice cittadino della mia nazione”, rileva che “l'urgenza dei tempi e il calore del dibattito hanno portato l'argomento a livelli molto estremi. Un legislatore tratta un altro come onorevole e allo stesso tempo assassino o fanatico fondamentalista. Uno si arroga la virtù del ‘progressismo’ e accusa di ‘conservatorismo’ quanti proclamano che l’essere umano in gestazione merita una opportunità di vita. Alcuni invocano il diritto umano pensando solo alle donne, altri solo al figlio concepito… E quando un'indicazione o un'astensione sorprendono, quando il calcolo dei voti non funziona, si rimproverano gli onorevoli come fossero studenti di scuola materna ... Come contribuire a ripristinare il credito per la nobile attività politica”.
Mons. Goic Karmelic sottolinea che questi “sono i rischi di legiferare con frenesia, o di anteporre il calcolo elettorale ai progetti nazionali”, inoltre “la rabbia estrema è un segno che non possiamo lasciar passare inosservato”.
Nella parte finale il Vescovo di Rancagua ricorda che “40 anni fa la Chiesa divenne protezione e rifugio per coloro che sotto la dittatura erano considerati ‘scarti’ . Li accogliemmo e presentammo ricorsi giudiziari per garantire la loro vita e i loro diritti. Non chiedemmo se erano stati battezzati, o se erano conservatori o progressisti. Ora daremo il meglio di noi per aiutare coloro che scelgono la vita e coloro che fanno una scelta diversa. Una Chiesa che non discrimina, fedele a Gesù, il Signore, per essere fedele alla sua missione, deve proteggere gli scarti di oggi: anziani, immigrati, donne maltrattate, minorenni abusati, popoli indigeni espropriati, persone con malattie croniche, tutti i vulnerabili, i piccoli e i prediletti di Gesù.”
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