AFRICA/CONGO RD - I Vescovi ricordano Papa Wemba come ambasciatore della cultura congolese e cattolico impegnato
04/05/2016


Kinshasa - “Un cristiano cattolico impegnato che ha portato la testimonianza della Chiesa diffondendo il messaggio del Sinodo dei Vescovi per l’Africa sulla riconciliazione, la giustizia e la pace”. Così Sua Ecc. Mons. Nicolas Djomo, Vescovo di Tshumbe e Presidente della Conferenza Episcopale della Repubblica Democratica del Congo , ricorda Papa Wemba, al secolo Jules Shungu Wembadio, considerato l’icona della musica congolese e ambasciatore della cultura nazionale. Il cantante è morto ad Abidjan il 24 aprile, mentre si esibiva, a seguito di un malore.
Nel porgere alla famiglia le condoglianza“ a nome della CENCO e miei personali”, Mons. Djomo intende “attraverso questo messaggio raggiungere tutti coloro che si sentono colpiti da questo lutto”. “In particolare - prosegue il testo - penso all’intero popolo congolese che piange uno dei suoi ambasciatori della musica e della cultura che ha portato al di fuori delle frontiere la ricchezza straordinaria della musica congolese”.
Il Presidente della CENCO sottolinea inoltre l’impegno cristiano di Papa Wemba. “È con fierezza ricordiamo di Papa Wemba, oltre al suo immenso talento e alla sua brillante carriera musicale, la figura di cristiano cattolico impegnato, che ha portato la testimonianza della Chiesa diffondendo il messaggio del Sinodo dei Vescovi per l’Africa sulla riconciliazione, la giustizia e la pace. Ha partecipato all’uscita, nel 2011, dell’Album Afrika Tenda Amani , un album prodotto dalla Radio Vaticana per accompagnare la pubblicazione dell’Esortazione post-sinodale “Africae Munus”. Nel novembre 2011, Papa Wemba- ricorda Mons. Djomo- aveva partecipato al concerto per l’arrivo di Papa Benedetto XVI a Cotonou in Benin, sempre nel quadro della consegna dell’ dell’Esortazione post-sinodale “Africae Munus”, un concerto basato sulle sue principali tematiche: la riconciliazione, la giustizia e la pace”.
ASIA/YEMEN - A due mesi dal massacro di Aden, si tratta ancora per la liberazione di padre Tom
04/05/2016

Aden - A due mesi dal massacro perpetrato da un commando terrorista nella casa di cura di Aden , dove hanno perso la vita quattro suore Missionarie della Carità insieme ad altre 12 persone, non si hanno ancora notizie certe di padre Tom Uzhunnalil, il sacerdote salesiano che si trovava nella struttura e che i terroristi hanno prelevato e portato via con loro dopo aver compiuto la strage. Nell'assenza di informazioni verificate, continuano a circolare voci sulla sua permanenza in vita e sulle trattative in atto per ottenere la sua liberazione.
“Le ultime parole, in un certo senso rassicuranti, mi sono giunte in maniera indiretta circa dieci giorni fa. Mi è stato detto che padre Tom è vivo e che il suo ritorno in libertà potrebbe essere imminente. Ma da allora non è successo nulla. Speriamo e preghiamo per lui” riferisce all'Agenzia Fides il Vescovo Paul Hinder OFM Cap, Vicario apostolico per l'Arabia meridionale.
Nelle trattative sono coinvolti apparati di sicurezza locali, che continuano a seguire la vicenda con la discrezione dovuta, pur nell'assenza di sviluppi concreti.
Durante la Settimana santa, erano circolate nella rete web indiscrezioni che accreditavano senza alcun riscontro l'uccisione per crocifissione del sacerdote salesiano di nazionalità indiana. Martedì 29 marzo la Congregazione salesiana, in un comunicato ufficiale, aveva invitato tutti a non dar credito a falsi annunci diffusi in rete sulla sorte di padre Tom .
Intanto, le suore di Madre Teresa presenti in Yemen continuano a operare nelle loro case di Sana'a e a Hodeyda, al servizio di chi soffre di più, in un Paese ancora dilaniato dal conflitto tra le forze armate governative e i ribelli Huthi. .
ASIA/TURCHIA - Aumentano i ricorsi delle comunità cristiane contro l'espropriazione delle chiese a Diyarbakir
04/05/2016

Diyarbakir – Mentre a Diyarbakir si prolunga il coprifuoco disposto dalle autorità turche, si moltiplicano anche i ricorsi presentati dai rappresentanti legali delle fondazioni legate alle comunità cristiane contro l'ordine di esproprio urgente con cui il governo turco, a fine marzo, ha sequestrato un'ampia area della metropoli che sorge lungo la riva del fiume Tigri, nel quadro delle operazioni militari messe in atto nella Turchia meridionale contro le postazioni curde del Partito dei Lavoratori del Kurdistan .
Nell'area urbana sequestrata sorgono tutte le chiese presenti a Diyarbakir: la chiesa armena apostolica di San Giragos , la chiesa siriaca dedicata alla Vergine Maria, la chiesa caldea di Mar Sarkis , la chiesa armeno-cattolica e un luogo di culto protestante, oltre a più di 6mila abitazioni, dislocate in gran parte nel centro storico. Già al momento dell'esproprio, nessuna chiesa cristiana di Diyarbakir risultava aperta al culto.
I rappresentanti della Fondazione siriaca e gli esponenti della locale comunità cristiana evangelica avevano presentato ricorso contro l'esproprio alla Corte di Diyarbakir già a metà aprile . Adesso – riferiscono fonti locali consultate dall'Agenzia Fides – anche la Fondazione della chiesa armena apostolica di San Giragos ha depositato davanti al Consiglio di Stato un ricorso in cui si chiede di annullare l'ordine di esproprio. La richiesta chiama direttamente in causa il Primo Ministro turco, Ahmet Davutoglu, e il Ministro per l'ambiente e la pianificazione urbana, Idris Gulluce. Secondo Ali Elbeyoglu, avvocato della Fondazione, i motivi dell'esprorpio non sono indicati con chiarezza, contrariamente a quanto previsto dalla legislazione vigente.
La disposizione di esproprio del governo era stata pubblicata anche sulla Gazzetta ufficiale del Consiglio dei Ministri. Il sequestro dell'area era stato giustificato come misura preventiva presa con procedura d'urgenza per salvaguardare il centro storico di Diyarbakir dalle devastazioni provocate dal conflitto. .
AMERICA/COLOMBIA - Il Vescovo di Tibú: “Alcuni sono interessati a non far arrivare alla fine i processi di pace”
04/05/2016

Tibú – “La comunità di La Gabarra, i leader della comunità, la famiglia di Henry Perez e noi, siamo in grande attesa, perché crediamo che Henry sia vivo, malgrado ancora sotto sequestro, e la società continuerà a domandare notizie su di lui": lo ha dichiarato Sua Ecc. Mons. Omar Alberto Sánchez Cubillos, OP, Vescovo della diocesi colombiana di Tibú, durante la conferenza stampa convocata il 1 maggio per ringrazione dello spazio che i media locali dedicano alla vicenda.
Henry Perez, leader contadino, rappresentante della comunità di La Gabarra, è scomparso il 26 gennaio. Conosciuto in tutta la zona di Tibù, ha lavorato molto a favore della pace e della promozione dei contadini, della difesa dei diritti umani e del processo di pace nella zona. Le FARC e l’ELN si sono contese la zona di Tibù in modo violento, con scontri armati fra loro e minacce alla popolazione.
"La società è disposta a perdonare i responsabili, ma Henry deve tornare alla sua comunità, perché siamo in un processo di riconciliazione" ha aggiunto Mons. Sánchez Cubillos, sottolinendo tuttavia la paura e la preoccupazione di gran parte della popolazione a causa della violenza.
"Dovremmo avere un clima sociale calmo, ma tutti noi sappiamo che ci sono gruppi interessati al fatto che questi processi di pace non vengano mai alla fine oppure siano lenti" ha aggiunto il Vescovo. Secondo la nota inviata a Fides, il Vescovo di Tibú ha concluso chiedendo alle istituzioni dello Stato di ridare fiducia alla popolazione e di impegnarsi nelle comunità per dimostrare la loro vicinanza.

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03
194° anniversario della fondazione dell’Opera della Propagazione della Fede (1822)
03
Dichiarazione di Pontificia Opera di San Pietro Apostolo (1922)
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