AMERICA/COLOMBIA - “Nel Catatumbo la gente si limita a sopravvivere”: testimonianza di Mons. Sánchez Cubillos
01/06/2016

Tibu – “Parlare di questa zona, per la maggior parte della gente significa parlare di una repubblica indipendente, con una posizione strategica, che adesso è diventata la roccaforte dei vari gruppi armati illegali che si litigano la gestione del traffico di droga, e ora include anche le bande criminali, per le quali poter entrare qui è quasi una prodezza": inizia così la testimonianza del Vescovo della diocesi di Tibu, Sua Ecc. Mons. Omar Alberto Sánchez Cubillos, O.P., che rientra nel Catatumbo, subregione colombiana situata nel nordest del dipartimento di Norte de Santander.
Mons. Sánchez Cubillos, 52 anni, che dal 2011 è alla guida di una delle diocesi che registrano il maggior numero di conflitti nel territorio colombiano, in cui la popolazione vive nella paura, ha rilasciato questa intervista al giornale “La Opinion” di Cucuta, da cui è stata inviata a Fides.
"Il Catatumbo è un luogo in cui molti dei suoi abitanti sono segnati, stigmatizzati, anche come vittime. Il Catatumbo è oggi per il paese, una parte di territorio che ha soltanto coca in abbondanza… sfuggito di mano al presidente Juan Manuel Santos. Tuttavia molti non conoscono la complessità di questa travagliata regione, la cui ricchezza sembra sia diventata la sua sfortuna e la causa dei suoi mali, che va ben oltre quello di cui parlano i media, che alla fine l’hanno resa protagonista solo per il rapimento di tre giornalisti" .
Prima il Catatumbo era un paradiso: petrolio, carbone, foresta, paesaggi, terra fertile. Ma proprio l'abbandono e la totale mancanza delle istituzioni, ha fatto crescere le coltivazioni illecite. "I contadini piano piano sono diventati prigionieri in un carcere con le porte aperte" racconta il Vescovo, "hanno perso cultura e tradizione per fare un lavoro che gli permette di portare il pane a casa". "Oggi non è solo un problema di coltivazione illecita, ma un problema di una società che si decompone e trasforma i comportamenti, i valori". Il Vescovo sottolinea che il denaro della coca è entrato ovunque, ma non ha certo arricchito le famiglie dei catatumberos.
FARC, ELN, EPL, paramilitari, e ora le bande criminali, hanno sottomesso gli abitanti di Catatumbo, noti per la loro remissività, che vedono sventolare nei loro territori le bandiere sovversive. "Nel Catatumbo hanno imparato a convivere con i gruppi armati. Si tratta di un territorio controllato, e chi ha il controllo regola anche i rapporti tra le persone, i comportamenti. Le persone si sono adattate a questo, perché amano il pezzo di terra dove si trovano, perché vogliono che la loro famiglia non sia toccata, perché hanno visto così tante cose che non sono interessati a scontrarsi con nessuno", conclude Mons. Sanchez, purtroppo qui “la gente si limita a sopravvivere”.


ASIA/COREA - Nomina dell’Ausiliare di Daegu
01/06/2016

Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data 31 maggio 2016, ha
nominato Vescovo Ausiliare dell’arcidiocesi di Daegu il Rev.do John Bosco Chang Shin-Ho, assegnandogli la sede titolare vescovile di Vescera.
Il Rev.do John Bosco Chang Shin-Ho è nato il 25 maggio 1966 a Daegu, nella provincia di Gyeousang-namdo, nell’arcidiocesi di Daegu. Ha studiato prima Elettronica all’Università di Youngnam e, poi, ha completato gli studi di Filosofia e Teologia nel Seminario Maggiore di Daegu. Ha ottenuto il Baccellierato in Teologia presso il Pontificio Ateneo Regina Apostolorum a Roma e la Licenza in Liturgia presso il Pontificio Istituto Liturgico S. Anselmo, sempre a Roma . È stato ordinato sacerdote il 25 agosto 1998.
Successivamente ha svolto i seguenti incarichi e ulteriori studi: 1998-1999: Vicario parrocchiale di Bongdeok, Daegu; 1999- 2002: Dottorato in Liturgia presso il Pontificio Istituto Liturgico S. Anselmo a Roma; 2002-2009: Docente nel Seminario Maggiore di Daegu; dal 2009: Segretario Esecutivo del Comitato Liturgico della Conferenza Episcopale Coreana.
AFRICA/SUDAN - “Continui bombardamenti sui Monti Nuba, colpita anche una scuola cattolica” denuncia Mons. Gassis
01/06/2016


Khartoum - “La diocesi condanna i continui bombardamenti aerei indiscriminati che uccidono, feriscono e diffondono una cultura di paura e di morte tra la popolazione” dichiara S.E. Mons. Macram Max Gassis, Vescovo Emerito di El Obeid, nei Monti Nuba, nel Sudan, denunciando il bombardamento di una scuola cattolica nelle aree controllate dai ribelli nella Heiban County, nello Stato del South Kordofan.
Secondo quanto riferisce Mons. Gassis, nella nota pervenuta a Fides, “il 18 maggio gli insegnanti della scuola primaria San Vincenzo Ferrer hanno contato 15 bombe cadute nelle vicinanze della scuola, tre delle quali solo a 300 metri”. Il 26 maggio un jet da combattimento ha lanciato un missile che ha colpito il complesso scolastico provocando pesanti danni.
“Il missile ha creato dei fori nel tetto della biblioteca e a peggiorare le cose è iniziato a piovere, e i libri sicuramente si sono impregnati d’acqua” dice il Vescovo. Per fortuna i bambini non erano a scuola.
I continui bombardamenti da parte dell’aviazione di Khartoum nelle aree controllate dai ribelli dell’Esercito di Liberazione del Popolo Sudanese del Nord, hanno provocato centinaia di vittime e costretto alla fuga più di 400.000 persone. Mons. Gassis ha invitato tutte le parti coinvolte nel conflitto a “lavorare per trovare una pace durevole”.
AFRICA/CONGO RD - Moïse Katumbi in Sudafrica rimane ancora un avversario del Presidente Kabila
01/06/2016


Kinshasa - “Se il Presidente Joseph Kabila ha voluto sbarazzarsi di Moïse Katumbi c’è riuscito, almeno temporaneamente. Lontano dal Congo, Katumbi si ritrova, di fatto, come in esilio e politicamente fuori gioco” afferma una nota inviata all’Agenzia Fides dalla Rete Pace per il Congo sulle accuse addossate al principale candidato dell’opposizione alle elezioni presidenziali della Repubblica Democratica del Congo, Moïse Katumbi, ex governatore del Katanga, di aver reclutato centinaia di mercenari stranieri per impadronirsi del potere con la forza.
Un’accusa smentita da Katumbi, che ha dichiarato di aver dovuto ricorrere a guardie del corpo private poiché gli agenti di polizia che gli erano stati assegnati per la sua sicurezza gli erano stati ritirati dopo la sua uscita dal Partito Popolare per la Ricostruzione e la Democrazia , il principale partito politico della coalizione di governo. Quattro uomini della sua scorta privata sono stati arrestati il 24 aprile a Lubumbashi, con l’accusa di essere mercenari al suo servizio.
L’unico rilasciato è un cittadino americano, Darryl Lewis, mentre gli altri tre sarebbero congolesi.
Il 4 maggio, il ministro della Giustizia, Alexis Thambwe Mwamba, ha dichiarato di aver ordinato l’apertura di un’inchiesta sul "reclutamento di mercenari" stranieri, molti di nazionalità americana, “al servizio" di Moïse Katumbi. Dopo due interrogatori, Moïse Katumbi è stato convocato per una terza udienza, sospesa e rinviata a tempo indeterminato, in seguito ad alcuni scontri tra le forze dell’ordine e i suoi simpatizzanti, mentre lo accompagnavano verso il tribunale. In seguito ai disordini, lo stesso Moïse Katumbi ha dovuto essere ricoverato in un ospedale della città di Lubumbashi.
Nel frattempo, egli è stato ufficialmente accusato di "attentato contro la sicurezza interna ed esterna dello Stato" e, per questo, è stato posto anche sotto "mandato d’arresto provvisorio".
Moïse Katumbi ha chiesto e ottenuto dal Procuratore della Repubblica l’autorizzazione a lasciare il Paese, per continuare le cure mediche in un ospedale di Johannesburg, in Sudafrica.
“Per non perdere la fiducia e la popolarità acquisite nelle ultime settimane come "avversario n. 1 del presidente Kabila", Katumbi non potrà rimanere in Sud Africa per lungo tempo” afferma la nota
“Questa ‘pausa’ sudafricana dovrebbe consentirgli non solo di poter usufruire delle cure mediche necessarie, ma anche di avere il tempo necessario per preparare la sua difesa davanti al tribunale e definire la sua strategia di ritorno sulla scena politica del Paese, per costituire, insieme alle altre forze dell’opposizione, un’alternativa credibile all’attuale regime” conclude la nota.
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