ASIA/PAKISTAN - Blasfemia sui social network: un cristiano arrestato, altri cinque indagati
31/05/2016

Sheikhupura – Il cristiano Usman Masih è stato arrestato dalla polizia nel villaggio di Nabi Pura, nei pressi di di Sheikhupura, in Punjab, con l’accusa di blasfemia, dopo una denuncia presentata da alcuni musulmani che lo accusano di aver postato materiale blasfemo sui social network come Facebook. Lo apprende l’Agenzia Fides dall’avvocato Aneeqa Maria Anthony, cristiana e responsabile dell’Ong “The Voice” che segue casi di cristiani discriminati e ingiustamente accusati.
Secondo la ricostruzione dell’avvocato Anthony, nel villaggio di Nabi Pura si sono registrate da circa una settimana tensioni fra gruppi di cristiani e musulmani: questi hanno minacciato di bruciare le case cristiane a causa di presunti atti blasfemi. La questione è nata sui social media: gruppi di giovani cristiani e musulmani hanno iniziato a fotografare ragazze e a postare le foto su Facebook con commenti umilianti o irrispettosi. Sull’account di alcuni cristiani sarebbero apparsi anche post e commenti offesivi verso il Profeta Maometto. I giovani cristiani riferiscono che tali post appartengono a un uomo di nome Hannan, che vive a Dubai: secondo il meccanismo del Social network, condividendo l’amicizia Faceebok con lui, i suoi post appaiono anche sull’account dei cristiani locali, che non hanno alcuna responsabilità.
Sta di fatto che la polizia, in seguito alla denuncia, ha arrestato un cristiano e indagato altri cinque. “The Voice” ha trovato prove dei commenti irrispettosi verso le donne, ma non atti di blasfemia. “Trasformare la vicenda in una questione religiosa è del tutto sbagliato” ha detto l’avvocato Anthony a Fides. “Speriamo che la polizia lo appuri e che aiuti a mantenere pace e sicurezza nel villaggio” conclude.
AMERICA/MESSICO - “Come fratelli dobbiamo rispettarci”: la diocesi di San Cristóbal condanna le ultime violenze
31/05/2016

Chenalhó – "Ci dispiace che non ci sia stato il dialogo ma la violenza e il sequestro di persona, il modo scelto dai protagonisti intellettuali e materiali per trattare questo caso. Ci dispiace che non abbiano rispettato la sede della Curia diocesana, come luogo per la ricerca della pace e della giustizia" afferma il comunicato della diocesi di San Cristóbal de Las Casas pubblicato dopo gli ultimi eventi, che è pervenuto a Fides.
Il 25 maggio si era svolto un incontro fra la sindaco di Chenalhó che non voleva dimettersi solo perché lo aveva chiesto l'opposizione, e i rappresentanti dell’opposizione stessa, che presentavano come motivazione una gestione fallimentare. Le autorità religiose della Chiesa cattolica fungevano da mediatori.
Durante l’incontro, di cui pochi erano a conoscenza, una dozzina di persone ha fatto irruzione nel locale della Curia con bastoni e pietre, e minacciando i presenti, ha rapito i due parlamentari invitati come testimoni. Dietro richiesta dei sequestratori, la sindaco si è dimessa per lasciare posto al rappresentante dell'opposizione. Così i sequestrati sono stati liberati. La sera dello stesso giorno, il 25 maggio, e anche in quello seguente, ci sono stati scontri fra i sostenitori della sindaco e i membri dell'opposizione, con il risultato di 2 morti e numerosi feriti.
Il comunicato della diocesi, diffuso nel fine settimana, è firmato dal Vescovo S. E. Mons. Felipe Arizmendi Esquivel; dal Vescovo coadiutore, S. E. Mons. Enrique Díaz Díaz, e da fra Gonzalo Ituarte Verdusco, Vicario di Giustizia e Pace. Il testo ricorda ai cittadini di Chenalhó che questa inutile rivalità, che viene dal 1997, deve finire perché "come fratelli dobbiamo rispettarci, non fare danni materiali a nessuno perché la pensa in modo differente da noi, e cercare il bene comune". Alle autorità, il comunicato chiede di intervenire per "non fare crescere l'irritazione sociale difficile da controllare". Il governo centrale sta inviando un nutrito contingente di forze di sicurezza per fronteggiare la situazione.

AMERICA/GUATEMALA - La precarietà delle strutture penalizza l’istruzione dei bambini
31/05/2016

Città del Guatemala - I programmi educativi rivolti all’infanzia del Guatemala non soddisfano le aspettative. In molte comunità rurali, in particolare, c’è solo una scuola e spesso non riesce a coprire le necessità di tutti i bambini che ne avrebbero diritto. La qualità del sistema scolastico è molto bassa e manca una pianificazione che faciliti la formazione dei minori.
Le madri di famiglia si dicono preoccupate per la mancanza di risorse. I ragazzi non hanno accesso alla tecnologia, mancano strutture, materiali scolastici come libri, quaderni, banchi e servizi di base. Inoltre anche la refezione scolastica, necessaria per un migliore apprendimento dei bambini, non è adeguata.
AFRICA/NIGERIA - “Più di 1,3 milioni di cristiani costretti alla fuga dal Nord della Nigeria” afferma un Vescovo
31/05/2016


Abuja - Nel nord della Nigeria, tra il 2006 e il 2014, circa 11.500 cristiani sono stati uccisi, altri 1,3 milioni sono stati costretti allo sfollamento e 13.000 chiese sono state distrutte o abbandonate. Lo ha affermato Sua Ecc. Mons. Joseph Bagobiri, Vescovo di Kafanchan, nella sua relazione intitolata “L’impatto della violenza persistente sulla Chiesa nel nord della Nigeria”, illustrata in una conferenza tenuta presso il quartier generale delle Nazioni Unite a New York.
Le comunità più colpite dalla violenze della setta islamista Boko Haram sono quelle degli Stati settentrionali di Adamawa, Borno, Kano e Yobe. Le comunità cristiane costretta alla fuga si sono ricollocate negli Stati a maggioranza cristiana della cosiddetta “cintura di mezzo” : Plateau, Nassarawa, Benue, Taraba e la parte meridionale di Kaduna.
Negli ultimi mesi però queste aree sono colpite dalle violenze dei pastori Fulani . “ Le comunità cristiane negli Stati a maggioranza cristiana della Middle Belt sono quelle più colpite dagli attacchi e dalle invasioni dei pastori musulmani Fulani. Questa è una palese invasione straniera di terre ancestrali dei cristiani e di altri comunità minoritarie” ha affermato Mons. Bagobiri nella sua relazione pervenuta a Fides. “In queste aree, i pastori Fulani terrorizzano incessantemente diverse comunità, cancellandone alcune, e in posti come Agatu nello Stato di Benue e Gwantu e Manchok in quello di Kaduna, questi attacchi hanno assunto il carattere del genocidio, con 150-300 persone uccise in una notte” ha sottolineato.
Mons. Bagobiri ha rivolto un appello alla comunità internazionale perché eserciti pressioni sulle autorità nigeriane perché garantiscano la libertà di culto ai cristiani e alle altre minoranze nel nord della Nigeria, e facciano fronte all’emergenza umanitaria delle popolazioni sfollate.
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