ASIA/INDONESIA - Un francescano: “La ricchezza della storia della Chiesa in Indonesia è luce per il presente”
24/05/2015

Giacarta – Conoscere e apprezzare la storia del cattolicesimo in Indonesia contribuisce a far luce sul presente: è quanto afferma il francescano indonesiano p. Eddy Kristiyanto OFM, che ha di recente pubblicato un nuovo libro sulla storia della Chiesa in Indonesia.
In un messaggio giunto a Fides, il francescano nota: “Non molte persone, religiosi e laici, la conoscono e ne apprezzano la ricchezza. La memoria della nostra storia è essenziale per comprendere l’oggi. La Chiesa cattolica in Indonesia, sia quella istituzionale, sia i semplici fedeli, hanno avuto e ricoprono tutt’oggi una notevole influenza e, d’altra parte, la fede cristiana è stata influenzata dalla cultura locale, nei rapporto con lo stato, così come nella sua vocazione e missione”.
Il francescano, nativo di Yogyacarta, ha compiuto 15 anni di studio sulla storia del cattolicesimo in Indonesia, curando con accuratezza la ricerca delle fonti. Il sacerdote, sostenuto nel suo progetto dalla Conferenza episcopale dell'Indonesia, ribadisce l’importanza della storia: “Preti e laici, presi da questioni concrete e dal lavoro pastorale, avrebbero benefici se rivolgessero maggiore attenzione alla storia”.
La Chiesa indonesiana oggi costituisce circa il 2,7% della popolazione: nell’immenso arcipelago di 17 mila isole, oggi comprende quasi cinque milioni di cattolici, divisi in 34 diocesi.
La prima presenza cattolica in Indonesia è segnalata a Pancur, nel nord-ovest di Sumatra, nel VII secolo. Nel IX secolo la presenza cattolica è a Giava. Nel 1323 si registra la predicazione di Oderico da Pordenone a Giava, nel Borneo e a Sumatra. Nel 1534 i portoghesi portano il Vangelo nelle Molucche, che san Francesco Saverio visiterà nel 1546.
Nel 1562 i Domenicani portano il Vangelo sulle isole di Timor e di Flores ma dal 1596, con l’arrivo degli olandesi calvinisti, che prendono possesso dell’arcipelago, la religione cattolica viene proibita fino al 1807, anno che segna il ritorno dei missionari e la creazione della prima Prefettura Apostolica a Batavia .
Nel 1863 le missioni di Flores vengono affidate ai Gesuiti. Nel 1902 nascono nuove Prefetture Apostoliche. In seguito le regioni orientali vengono affidate al Missionari del Sacro Cuore, il Borneo e Sumatra ai Cappuccini, Nusa Taggara e Flores ai Missionari Verbiti. Nel 1926 c’è la consacrazione del primo sacerdote indigeno e nel 1940 quella del primo Vescovo.
Nel 1950 viene eretta la Nunziatura Apostolica a Giacarta, nel 1955 nasce la prima università cattolica a Bandung e nel 1961 c’è l’istituzione della Gerarchia cattolica.
Nel 1967 viene creato il primo Cardinale indonesiano. Nel 1970 l’Episcopato indonesiano emana le prime direttive che regolano il comportamento dei cattolici nella società indonesiana.
AMERICA/NICARAGUA - La povertà nel Paese costringe i bambini a lasciare la scuola per lavorare
24/05/2015

Blufields - Blufields è il comune più grande della provincia autonoma della costa atlantica del Nicaragua. E’ anche la regione più povera di un Paese povero, dove l’abbandono scolastico e il lavoro minorile continuano ad aumentare vertiginosamente. Il rapporto tra questi due fenomeni è molto stretto e ha come origine comune la povertà. Il Nicaragua è infatti un Paese di 6,1 milioni di persone, il secondo più povero dell’America dopo Haiti. Secondo l’Unesco nel Paese ci sono oltre 2 milioni di bambini in età scolare. La metà di tutti i bambini e adolescenti sono poveri. L’Unicef ha stimato che 500 mila piccoli nicaraguensi nella fascia di età tra 3 e 17 anni non rientra nel sistema educativo. La maggior parte vive nelle zone rurali, o sono poveri, indigeni o disabili. Lo studio più recente del Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti ha dimostrato che l’applicazione da parte del governo del Nicaragua di alcune leggi sul lavoro non è sufficiente, e le strategie per lottare contro il lavoro minorile e tutelare i bambini non sono totalmente applicate. Le leggi del Paese latinoamericano permettono che i piccoli inizino a lavorare all’età di 14 anni, anche se esclude ambienti pericolosi come le piantagioni di canna da zucchero, miniere o cave. In Nicaragua, i bambini hanno l’obbligo di frequenza delle scuole fino ai 12 anni. Solo il 65% dei piccoli appartenenti alle famiglie più povere hanno ultimato la scuola primaria rispetto al 90% di quelli più ricchi. Nelle regioni povere della costa atlantica, dove si trova Bluefields, solo il 58% ha completato i sei anni di scuola primaria. Nelle famiglie più povere, soltanto il 6% dei bambini ha portato a termine la scuola secondaria.
ASIA/INDIA - La Chiesa in Orissa riflette su sfruttamento minerario e migrazione
24/05/2015

New Delhi – “E 'estremamente importante per noi conoscere la situazione attuale, al fine di portare la pace, la giustizia e la dignità nella società. Industrie e grandi compagnie minerarie si insediano nelle zone tribali. Questa è la principale causa di maggiore preoccupazione per lo sviluppo delle popolazioni indigene”: è quanto ha detto S. Ecc. Mons Niranjan Sual Singh, Vescovo di Sambalpur, in Orissa, inaugurando un seminario organizzato in Orissa dalla Commissione per la Giustizia, la Pace e lo Sviluppo della Conferenza episcopale dell'India. Come riferito a Fides, il seminario, promosso da p. Charles Irudayam, Segretario della Commissione episcopale, si è tenuto il 19 e 20 maggio incentrato sul tema “Sfruttamento minerario e migrazione”. Vi hanno preso parte circa 60 delegati provenienti da diverse diocesi dell'Orissa.
“Una società può avere buone strade, ferrovie, abitazioni, ma i poveri e gli oppressi devono ricevere una maggiore attenzione per il loro sviluppo integrale” ha ricordato il Presule, focalizzando il discorso su due fenomeni: lo sfruttamento minerario e la migrazione.
Il primo “ha un impatto rovinoso sulle popolazioni tribali, in quanto porta degrado ambientale e l'inquinamento. Le popolazioni tribali sono completamente dipendenti dalla loro terra per il sostentamento”,ha notato. Il fenomeno interessa l’intera nazione. Dayamani Barla, attivista per i diritti dei dalit e tribali, ha ricordato che “ i popoli indigeni sono i coloni e gli abitanti originari della terra. La loro vita, i comportamenti, il linguaggio e l’etica hanno un collegamento diretto con l'acqua, la terra e la giungla. La cultura adivasi muore dal momento in cui essi sono costretti a lasciare il loro ambiente: i popoli indigeni sono sfollati in nome dello sviluppo”.
P. Charles Irudayam, nel suo discorso, ha spiegato ai partecipanti perché la Chiesa è preoccupata per i diritti umani e perché i cattolici si coinvolgono in questioni sociali: “Dio ha dato a ogni essere umano una dignità intrinseca e inalienabile, che comporta diritti fondamentali. La Chiesa ha il compito di proteggere i diritti umani e di educare i suoi membri sulla dignità, libertà e uguaglianza di tutti gli esseri umani. Il rispetto dei diritti umani è il requisito per la pace”.
P. John Kerketta, direttore dei servizi sociali della diocesi di Sambalpur, ha concluso affermando che “la Chiesa ha svolto un ruolo significativo in Orissa nel campo dell'istruzione, della sanità e del lavoro sociale”, ribadendo che continuerà ad impegnarsi per la difesa della dignità di ogni uomo.
AFRICA/SUD SUDAN - Situazione umanitaria allarmante: aumenta la violenza
24/05/2015

Juba – L’intensificarsi dei combattimenti in Sud Sudan sta creando una situazione umanitaria allarmante che espone i civili a un’escalation di violenza e limita l’arrivo e l’accesso agli aiuti. L’allarme viene dalla ong medico-umanitaria Medici Senza Frontiere . Il forte aumento di violenza negli stati di Unity, Jonglei e dell’Upper Nile ha portato la sospensione dei servizi medici, la distruzione delle strutture sanitarie e l’evacuazione del personale medico. Nel comunicato inviato all’Agenzia Fides, l’ong riferisce che nello stato di Upper Nile, MSF fornisce assistenza medica salvavita alle persone ferite nei violenti combattimenti a Melut, nonostante non sia più possibile far arrivare per via aerea forniture mediche e personale. L’insicurezza permanente impedisce l’atterraggio degli aerei e ha costretto negli ultimi giorni centinaia di persone a cercare rifugio nei campi della ‘Protezione dei Civili’ gestito dalle Nazioni Unite. La capacità di MSF di fornire assistenza a chi ha disperato bisogno è ora a rischio se non viene garantito un passaggio sicuro da cui far transitare personale e materiale medico.
A Malakal, dove hanno avuto luogo la maggior parte dei combattimenti, l’ong sta curando le persone ferite nei recenti combattimenti, anche se la scorsa settimana gli scontri hanno impedito la fornitura di assistenza medica a circa 30 mila persone che vivono nell’area dei campi della PoC. Nello stato di Jonglei, la città di Phom El-Zeraf è stata la linea del fronte negli ultimi mesi. La città è andata completamente distrutta. L’ospedale, una delle principali strutture sanitarie nella parte settentrionale dello stato, è demolito. Nello stato di Unity, MSF è stata costretta ad evacuare il suo ospedale nella città di Leer, il 9 maggio scorso, lasciando circa 200 mila persone nella zona senza assistenza medica. A Bentiu, i combattimenti e l’insicurezza delle ultime settimane hanno costretto le equipe a sospendere diverse cliniche mobili nelle zone circostanti. L’ong continua a gestire un ospedale all’interno dei campi della PoC a Bentiu che ha visto più di 11 mila nuovi arrivi, di cui la maggior parte donne e bambini. Molte persone hanno raccontato a MSF la violenza da cui stavano fuggendo: interi villaggi rasi al suolo, famiglie separate, attentati e omicidi, l’abbandono dei feriti, e la violenza sessuale contro donne e bambini. La stagione delle piogge in arrivo e le condizioni di sovraffollamento aggravato dal recente afflusso di nuove persone in diversi campi sono ulteriori cause di preoccupazione.
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