ASIA/SIRIA - Il “Fronte al Nusra” cambia nome. Il Vescovo Audo: puro tatticismo, i 'ribelli moderati' non esistono
30/07/2016

Aleppo - La scelta della fazione jihadista Jabhat al-Nusra di cambiare nome e di annunciare la propria fuoriuscita formale dalla rete di al Qaida rappresenta “una pura mossa tattica per accreditare il simulacro di una fantomatica 'ribellione islamista moderata' che sarebbe presente nel ventaglio di forze impegnate nella guerra contro Assad. Una entità che in realtà non esiste”. Ne è convinto il gesuita siriano Antoine Audo, Vescovo caldeo di Aleppo. “Cambiare il nome, e dichiarare a parole la propria uscita dalla rete di al Qaida” dichiara il Vescovo della città martire siriana all'Agenzia Fides, “non cambia assolutamente nulla sul piano della realtà. Loro sono gli stessi, esponenti delllo stesso estremismo sunnita jihadista. Cambiano nome per puro tatticismo. Un gioco ingannevole, per provare a presentarsi come rappresentanti di quella immaginaria 'opposizione moderata siriana' di cui sembrano avere bisogno certi poteri per continuare a perseguire i propri disegni sulla Siria”.
Ieri, giovedì 2o luglio, Abu Muhammad al-Jawlani, capo militare del Fronte al Nusra, ha annunciato che il gruppo d'ora in poi si chiamerà Jabhat Fatah Al-Sham .
In un video, trasmesso in esclusiva da al-Jazeera, al-Jawlani ha confermato anche la fuoriuscita di al Nusra dalla rete di al Qaida, motivando la decisione con l'intento di “ridurre le distanze tra le fazioni jihadiste” operanti nel conflitto siriano. Nello stesso video, il capo jihadista ha comunque ringraziato i vertici attuali di al-Qaeda "per aver compreso il bisogno di rompere il legame". In passato, in diverse situazioni locali, le milizie di al Nusra sono state impegnate in scontri armati per il controllo del territorio anche con i jihadisti del cosidetto Stato Islamico . .
AFRICA/EGITTO - Il Presidente al Sisi riceve il Patriarca Tawadros; polemiche sulle manifestazioni dei copti in Usa
30/07/2016

Il Cairo - I cittadini egiziani, a qualsiasi comunità religiosa appartengano, “sono tutti uguali nei loro diritti e nei loro doveri, in accordo con la Costituzione”. E i cristiani egiziani hanno mostrato “saggezza e spirito di Patria” nel modo in cui hanno risposto alle sofferenze e alle provocazioni subite negli ultimi anni, rimanendo saldi davanti agli attacchi provenienti da coloro che “vorrebbero sfruttare la religione come uno strumento per fomentare divisioni e diffondere idee estremiste”. Sono queste le considerazioni essenziali che il Presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi ha voluto esprimere nel suo incontro con il Patriarca copto ortodosso Tawadros II, da lui ricevuto ieri nel palazzo presidenziale insieme a una delegazione comprendente diversi Vescovi del Sinodo della Chiesa copta ortodossa. Sisi ha posto l'accento sul valore della fratellanza in Egitto fra cristiani e musulmani, valorizzando le iniziative messe in campo dall'Egyptian Family House , organismo di collegamento interreligioso sorto da alcuni anni come strumento per prevenire e mitigare le contrapposizioni settarie.
Intanto suscitano ancora polemiche le dimostrazioni pubbliche svolte da alcuni gruppi della diaspora copta – come quello che ha manifestato nei giorni scorsi a Washington, davanti alla Casa Bianca – per protestare contro le violenze subite dai cristiani in Egitto. I portavoce del Patriarcato copto ortdosso non hanno voluto esprimere commenti ufficiali su tali manifestazioni, ma nei giorni scorsi dal Patriarcato erano arrivate messe in guardia contro possibili strumentalizzazioni, e la diffida a organizzare all'estero mobilitazioni e campagne pubbliche che potevano essere percepite come tentativi di “interferenza” nelle vicende interne egiziane, messe in atto da organizzazioni e gruppi stranieri.
Lo scrittore egiziano Michel Fahmy ha duramente polemizzato con tali manifestazioni, organizzate da membri della diaspora egiziana copta, definendoli atti “di stupidità o di tradimento” compiuti da piccoli gruppi, sottolineando che solo lo Stato egiziano è in grado di proteggere anche i copti dalle violenze settarie, obiettivo che non sono in grado di assicurare né le sigle militanti della diaspora copta ortodossa, né i parlamientari copti presenti nel Parlamento egiziano.
AMERICA/ARGENTINA - “Giornata dei Martiri latinoamericani” a 40 anni dalla morte di Mons. Angelelli
30/07/2016

Neuquén – Giovedì 4 agosto la diocesi di Neuquen, guidata dal suo Vescovo, Sua Ecc. Mons. Virginio Bressanelli, S.C.I. celebrerà la "Giornata dei Martiri latinoamericani", ricordando il 40° anniversario della morte del Vescovo di La Rioja, Sua Ecc. Mons. Enrique Angelelli, avvenuta il 4 agosto 1976, e i 33 anni da quando l’allora Vescovo di Neuquen, Sua Ecc. Mons. Jaime Francisco De Nevares, denunciò l'accaduto come un "crimine della dittatura". Mons. Bressanelli celebrerà una Messa solenne in Cattedrale.
Secondo le informazioni inviate a Fides, durante una conferenza stampa, Mons. Bressanelli, accompagnato dal sacerdote Rubén Capitanio, ha messo in evidenza la figura di Mons. Angelelli e ha annunciato che parteciperà con un gruppo di laici agli atti commemorativi che domenica prossima, 31 luglio, si terranno a La Rioja, la diocesi di cui era Vescovo Mons. Angelelli.
Padre Capitanio ha ricordato che 33 anni fa, durante la Messa celebrata dal Vescovo di Neuquen, Mons. De Nevares, per la prima volta venne denunciato pubblicamente che "Mons. Angelelli era stato ucciso, e ciò ha determinato il caso giudiziario, affidato in seguito alla giustizia di La Rioja per le indagini". “Anche se la pratica è stata archiviata per un lungo periodo di tempo, recentemente è stata ripresa per procedere con il processo e la condanna dei responsabili del crimine" ha detto il sacerdote.
“Vogliamo raccogliere il ricordo di Mons. Angelelli, perché è un ricordo di impegno totale con Dio e con le persone, e da loro siamo certi che si trattava di un impegno pacifico, secondo il Vangelo, per la giustizia, per la verità, per una democrazia dove c'è il vero rispetto da parte di tutti" ha concluso Mons. Bressanelli.
Mons. Enriche Angelelli , Vescovo della diocesi di La Rioja, era uno dei più noti Vescovi del Paese, contrario alla dittatura. Morì in un incidente d'auto simulato, poco dopo l'instaurarsi della dittatura militare. Dopo 38 anni, il 4 luglio 2014, sono stati condannati all'ergastolo due alti ufficiali per l'omicidio del Vescovo. Per decenni le autorità avevano sostenuto che la sua morte fosse stata accidentale. Nel 2015 è stata aperta la fase diocesana della causa di beatificazione.

AMERICA/ARGENTINA - "Mai viste così tante persone vivere per strada" denuncia il Vescovo di Neuquén
30/07/2016

Neuquén – Negli ultimi mesi il numero dei senzatetto è molto aumentato,"non avevo mai visto, nei sei anni che sono qui, così tante persone che vivono per strada" ha affermato il Vescovo della diocesi di Neuquén, Sua Ecc. Mons. Virginio Bressanelli, S.C.I., esprimendo la sua preoccupazione per la situazione sociale dell’intera provincia. "Al mattino presto, quando apro la Cattedrale, c'è gente che entra per dormire lì – prosegue -. L'altro giorno ho contato nove persone accanto al termosifone del riscaldamento e padre Carlos mi ha detto che l'altro giorno ne ha viste 11. Noi li lasciamo dormire e diciamo alla gente di non preoccuparsi di loro, di non disturbarli".
Mons. Bressanelli ha segnalato questa triste situazione durante un incontro con la stampa, presso la sede della diocesi, per la presentazione delle attività per il 40° anniversario dell'assassinio di Sua Ecc. Mons. Enrique Angelelli. Alla fine il Vescovo ha esortato la società in generale, ma soprattutto le autorità, ad agire per risolvere questa situazione.
Per la sua ubicazione geografica e per il cambiamento climatico, la provincia di Neuquén è stata una delle zone argentine più colpite dalle catastrofi naturali , in modo particolare dal 2014 fino ad oggi. Secondo dati raccolti da Fides, l’abbandono, la miseria e i problemi riguardanti le vie di comunicazione, hanno contribuito all’emigrazione di parte della popolazione e ad aggravare la situazione di povertà della provincia.

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