VATICANO - Il Card. Filoni sugli Ordinariati militari nei territori missionari
01/05/2016

Città del Vaticano – Le comunità ecclesiali definite Ordinariati militari “realizzano, nello specifico ambiente militare, con la peculiare mobilità che lo caratterizza, una presenza e un’attività che si accorda perfettamente con la finalità missionaria del nostro Dicastero”. Lo ha sottolineato il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli , nel suo intervento pronunciato ieri a Roma, nel quadro delle iniziative per il Giubileo dei militari e della polizia, che ha avuto per tema “La situazione degli Ordinariati militari nei territori dipendenti dalla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli”, nel XXX anniversario della Costituzione Apostolica “Spirituali militum curae”.
Il Prefetto del Dicastero Missionario ha ricordato che dipendono dalla CEP sei Ordinariati militari: due in Asia , tre in Africa e uno in Nuova Zelanda. L’Ordinariato di più antica costituzione è quello dell’Indonesia , il più recente è quello della Corea del Sud . Il Card. Filoni ha sottolineato che “in nessun caso, è stato siglato un accordo formale con i rispettivi governi per l’assistenza spirituale delle forze armate” e ciò li espone “all’incertezza delle mutevoli situazioni socio-politiche che si possono verificare”. L’assistenza spirituale ai militari viene comunque assicurata anche in altri Paesi sotto la giurisdizione della CEP, secondo varie forme e modalità delle Chiese locali.
Soffermatosi sui motivi dell’ esiguità del numero degli Ordinariati militari rispetto alla vastità dei territori affidati al Dicastero Missionario , il Card. Filoni ha sottolineato che “non sempre sono presenti quelle condizioni politiche che costituiscono i necessari presupposti per la creazione di circoscrizioni ecclesiastiche militari”. Inoltre la loro creazione “dipende dalla maturità politica, dal regime vigente, come pure dai rapporti tra Chiesa e Autorità statali”. Tra le altre ragioni l’instabilità governativa e, in alcuni casi, il timore dei Vescovi che “il potere politico possa servirsi dell’Ordinario castrense per ‘addomesticare’ ed ‘imbavagliare’ la Chiesa e l’episcopato”.
Gli Ordinariati militari dipendenti dalla CEP, eccetto quello della Corea, “presentano, il più delle volte una struttura poco più che embrionale” ha sottolineato il Cardinale, ricordando che i sei Ordinari sono tutti Vescovi, e tre di loro sono anche Ordinari di Arcidiocesi. I cappellani militari, poco più di 170, appartengono quasi tutti al clero secolare, mentre le religiose sono poco più di una quarantina, la maggioranza concentrate nell’Ordinariato della Corea del Sud. “Per lo più, i cappellani non sono inquadrati militarmente e, nella generalità, non sono incardinati nell’Ordinariato Militare” ha precisato il Cardinale.
Il Card. Filoni ha concluso il suo intervento citando le parole del Santo Padre Francesco ai partecipanti al IV Corso di formazione dei cappellani militari al diritto internazionale umanitario, le quali “indicano con forza la convinzione che deve animare e l’impegno che deve assumere, in particolare la cosiddetta ‘Chiesa in stellette’, di essere una autentica Chiesa artigiana della pace”.

Link correlati :Il testo integrale della relazione del Cardinale, in italiano
AFRICA/SUDAFRICA - I Vescovi: “il contratto degli armamenti del 1999 è immorale, anche se non c’è stata corruzione”
01/05/2016

Johannesburg - “Si potevano spendere i fondi utilizzati per acquistare gli armamenti per comprare invece medicinali antiretrovirali” afferma Sua Ecc. Mons. Abel Gabuza, Vescovo di Kimberley e Presidente della Commissione Giustizia e Pace della Southern African Catholic Bishops’ Conference , in un comunicato diffuso all’indomani della pubblicazione del rapporto della commissione d’inchiesta incaricata di verificare se ci siano state irregolarità nell’accordo del 1999 per l’acquisto di grandi quantità di armamenti da parte del governo del Sudafrica.
La commissione ha stabilito che non vi sono prove di frodi e di malversazioni nella stipulazione del contratto che avvenne al tempo della Presidenza di Thabo Mbeki. I Vescovi africani, attraverso Mons. Gabuza, affermano che indipendentemente dal fatto che vi sia stata corruzione o meno, l’accordo per l’acquisto massiccio di armamenti è in quanto tale “un errore etico madornale”.
“È importante ricordare - scrive Mons. Gabuza - che all’epoca nella quale il governo spendeva miliardi di Rand nell’acquisto di armi, alla nostra popolazione veniva detto da quello stesso governo che non si poteva erogare denaro per acquistare farmaci antiretrovirali. Quindi continuiamo ad insistere che il contratto per gli armamenti fu un errore etico madornale”.
Il Presidente della Commissione Episcopale Giustizia e Pace afferma inoltre che dopo aver studiato “le argomentazioni tecniche usate dalla commissione Sereti per arrivare alle sue conclusioni, ripetiamo che in assenza di una chiara minaccia militare esterna al nostro Paese, è eticamente irresponsabile e inutile spendere miliardi delle nostre scarse risorse in armi, in un Paese che sta lottando per riprendersi dagli alti livelli di disoccupazione e d’estrema povertà”.
“La più grande minaccia alla nostra sicurezza nazionale sono le ineguaglianze economiche e la disoccupazione giovanile che da sole alimentano violente proteste sociali” ribadisce il Vescovo. “Ogni giorno vediamo proteste nei servizi pubblici e altre forme di contestazione che stanno progressivamente diventando violente. Le capacità di difesa che i militari hanno ottenuto attraverso l’accordo per l'approvvigionamento di armi nel 1999 sono irrilevanti di fronte a questa minaccia alla sicurezza” conclude Mons. Gabuza che invita pure il governo a sospendere l’accordo per l’acquisto di nuove centrali nucleari.
AMERICA - Violenza e criminalità generano un record di rifugiati in Centramerica
01/05/2016

Città del Messico – A partire dagli anni 80, il numero di centroamericani che continuano a fuggire da violenza e criminalità organizzata nella regione ha raggiunto cifre record. La denuncia arriva dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati . Lo scorso anno, in Messico hanno fatto richiesta di asilo quasi 3500 persone, la maggior parte provenienti da El Salvador, Honduras e Guatemala, i Paesi più colpiti dal fenomeno. Un forte aumento si registra anche negli Stati Uniti, in Costa Rica, Panama, Nicaragua e Belize. Nel comunicato inviato all’Agenzia Fides, il portavoce dell’Acnur dichiara: "siamo preoccupati soprattutto per il numero sempre maggiore di bambini e donne non accompagnati che fuggono per timore di essere reclutati a forza da bande criminali e per paura di subire violenze sessuali o di essere uccisi”.
AMERICA/MESSICO - I bambini celebrano la loro Giornata nazionale in condizioni di povertà
01/05/2016

Città del Messico – In Messico il 30 aprile si celebra la Giornata del Bambino, che fu istituita a livello nazionale nel 1916, nella città di Tantoyuca, Veracruz, e resa ufficiale nel 1924. Non tutti i bambini hanno un motivo reale per celebrarla a causa delle problematiche di grande impatto sociale da cui sono afflitti, come la povertà. In occasione di questa Giornata, il direttore esecutivo della Rete per i Diritti dell’Infanzia in Messico ha reso noto che "il 53.9% dell’infanzia nel Paese è povero; il 12% della popolazione nella fascia di età tra 18 e 64 anni vive in condizioni di povertà". Inoltre, l’11.4% della popolazione infantile in condizioni di povertà soffre di insufficienza alimentare severa, il 16.7% moderata e il 21.7% lieve. Un altro dei gravi fenomeni che riguardano i bambini è il lavoro e lo sfruttamento minorile. Nonostante la legge preveda il divieto dell’utilizzo di bambini lavoratori al di sotto dei 14 anni, l’8.6% di quelli tra 5 e 17 anni lavorano, il 36.0% di questi non vanno a scuola e il restante 64.0%, lavora e studia.

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03
194° anniversario della fondazione dell’Opera della Propagazione della Fede (1822)
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