ASIA/SIRIA - La UE conferma le sanzioni. L'Arcivescovo Marayati: soffrirà il popolo, non chi comanda. E c'è chi non vuole che la guerra finisca
30/05/2016

Aleppo – La proroga di un anno delle sanzioni contro la Siria di Assad, disposta ieri dal Consiglio dell'Unione Europea , rappresenta l'ennesima espressione “di una politica incomprensibile, che ci sconcerta. Perchè le sanzioni fanno male al popolo, ai civili, alla povera gente. Non certo al governo e nemmeno ai gruppi armati, che come si vede sono ben riforniti di tutte le risorse, e usano armi sempre più sofisticate”. Così l'Arcivescovo Boutros Marayati, alla guida dell'arcieparchia armena cattolica di Aleppo, commenta la decisione presa ieri dall'Unione Europea di prorogare fino al primo giugno 2017 le sanzioni imposte a una nazione dilaniata da cinque anni di conflitto.
Nelle scorse settimane, anche l'Arcivescovo Boutros aveva sottoscritto l'appello/petizione lanciato sulla piattaforma change.org con cui numerosi Vescovi, religiosi e consacrati cattolici, appartenenti a diverse Chiese sui iuris, chiedevano all'Unione Europea di porre fine alla “iniquità delle sanzioni alla Siria” . “Sappiamo bene che nessuno ci dà retta. Così la gente continua a soffrire. Anche ieri - racconta all'Agenzia Fides mons. Marayati - è stata bombardata la nostra casa di anziani armeni. E' morta una lavoratrice che si prendeva cura di loro, e abbiamo dovuto portar via 45 anziani, che adesso vivono in una sala sotterranea della parrocchia armena ortodossa. La situazione sta peggiorando. Dai quartieri in mano ai ribelli arrivano colpi d'artiglieria lanciati con armi più devastanti, che fanno più male dei colpi di mortaio di prima. Ad Aleppo la tregua non regge. Si moltiplicano gli attacchi da una parte e dall'altra. E noi siamo sotto il fuoco dei gruppi jihadisti”.
Vista dalla frontiera di Aleppo, anche la decisione europea conferma le intuizioni da tempo avvertite da molti Vescovi e pastori della regione: “Se la guerra continua - ripete a Fides l'Arcivescovo Boutros Marayati - vuol dire che qualcuno non vuole che la guerra finisca. In Europa cresce l'ossessione per i profughi e si sperimentano nuove politiche di respingimento. Ma si dimentica che nessuno andrebbe via dalla Siria, se non ci fosse la guerra e anche le sanzioni che contribuiscono a affamare la gente. La Siria è sempre stata un Paese che i profughi li accoglieva. Se le armi tacessero, e se le sanzioni fossero tolte, nessuno di qui penserebbe a scappare per andare a vivere sotto la neve. Ma è evidente che qualcuno non vuole che questa guerra finisca. Chiediamo la preghiera di tutti, affinchè arrivi la pace, come una grazia del Signore”. .
VATICANO - Il Card. Filoni invita a “tornare all’essenziale, alla gioiosa testimonianza di fede nella carità”
30/05/2016

Bucaramanga – Nel pomeriggio di venerdì 27 maggio, il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, ha presieduto la Concelebrazione eucaristica nella Cattedrale di Bucaramanga, dedicata alla “Sagrada Familia”, per i sacerdoti, i religiosi e le religiose, i seminaristi e i membri dei Movimenti laicali dell’Arcidiocesi. Hanno concelebrato i Metropoliti e i Vicari Apostolici. Al rito erano presenti anche le Autoritá locali.
La liturgia del giorno aveva per tema la fede come condizione perchè i doni ricevuti da Dio si possano realizzare e dare frutto. Il Cardinale nell’omelia ha quindi invitato ad un “esame di coscienza sulle nostre opere a favore dell’evangelizzazione”, ed ha sottolineato che il dovere di “essere buoni amministratori della multiforme grazia di Dio è fondamentale, come una sfida quotidiana per tutti noi: vescovi, sacerdoti, diaconi permanenti e fedeli laici”. Nella nostra vita tutto è un dono ricevuto gratuitamente da Dio, non per nostro merito ma per essere messo a servizio della comunità. Tutti i doni sono come dei talenti affidati a noi, perchè li amministriamo a beneficio del corpo ecclesiale e del mondo.
Quindi il Prefetto del Dicastero Missionario ha indicato come modello per ogni operatore pastorale e missionario, la vita delle prime comunità cristiane: “un invito a tutti noi a tornare all’essenziale, cioè, alla gioiosa testimonianza di fede nella carità, ad essere uomini del nostro tempo, profondamente inseriti nella storia, ma con la consapevolezza di essere fratelli nella fede e servi di Dio”. Il Cardinale ha poi ribadito come il fondamento della vita pastorale è la preghiera, altrimenti “ogni nostra azione corre il rischio di rivelarsi vuota e l’annuncio del Vangelo alla fine risulta senz’anima”.
Santa Laura Montoya apprese, alla scuola della preghiera, come far fruttificare i doni ricevuti dal Signore nel servizio caritativo e missionario verso gli ultimi, che allora erano gli indigeni. “La presenza spirituale di questa santa e la sua potente intercessione, in questo clima del Congresso Missionario Nazionale – ha concluso -, sono certamente un incoraggiamento e un invito a mettersi ‘in uscita’ verso tutti gli ambienti e i luoghi che hanno bisogno della buona novella del Signore risorto”.

Link correlati :Il testo integrale dell’omelia del Cardinale, in spagnolo
ASIA/TERRA SANTA - I rappresentanti dell'Unione Europea visitano il cantiere del Muro di separazione nella valle di Cremisan
30/05/2016

Beit Jala – La costruzione del Muro di separazione destinato ad attraversare la Valle di Cremisan prosegue a ritmo serrato, e già si vede lo scempio irreparabile che tale opera sta provocando nell'area che rappresentava un polmone verde per tutta la zona ad alta densità abitativa che comprende le città di Betlemme, Beit Jala e Beit Sahour. Giovedì 26 maggio, a prendere atto degli effetti prodotti dai lavori condotti sotto la direzione dell'esercito israeliano, sono stati i capi delle missioni dell'Unione Europea presenti a Gerusalemme e Ramallah. I rappresentanti UE hanno visitato l'area di Beir Onah, vicino alla valle di Cremisan, ricevendo informazioni e aggiornamenti sugli aspetti giuridici, politici e socio-economici della costruzione del Muro da parte di esponenti della Societé St Yves, il Centro per i diritti umani collegato al patriarcato latino di Gerusalemme.
Durante la visita – riferiscono i media ufficiali del Patriarcato latino - i capi missione dell'UE hanno avuto l'opportunità di ascoltare la testimonianza di Issa Al-Shatleh, uno dei proprietari dei terreni che ha avuto le terre confiscate e gli ulivi sradicati a causa della costruzione del muro, mentre padre Aktham Hijazin, parroco di Beit Jala, ha prefigurato il prossimo esproprio delle terre appartenenti alla municipalità di Beit Jala da parte degli insediamenti di Gush Etzion e Har Gilo.
Il tracciato del muro di separazione imposto dalle autorità israeliane si sviluppa in buona parte su terre palestinesi. Le missioni dell'UE – sottolineano le fonti del Patriarcato latino, consultate dall'Agenzia Fides - hanno condannato a più riprese la costruzione degli insediamenti e del Muro di separazione oltre i confini del 1967, evidenziandone l'illegittimità anche dal punto di vista del diritto internazionale. .
VATICANO - “Chiesa della Colombia, condividi la tua fede, sii Chiesa missionaria in uscita!”: il Card. Filoni al Congresso Missionario
30/05/2016

Bucaramanga – “Coscienza e responsabilità missionaria delle Chiese particolari”: questo il tema dell’ampia relazione che il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, ha tenuto il 27 maggio al Congresso Missionario Nazionale della Colombia, inaugurato la sera prima. L’evento si celebra a Bucaramanga sul tema “Siamo Chiesa colombiana, in uscita missionaria” .
Il Prefetto del Dicastero Missionario ha preso spunto dal brano evangelico della prima moltiplicazione dei pani , che ha come sfondo “il carattere missionario della comunità apostolica”, per alcune riflessioni: la centralità della persona e della missione di Gesù; la missione degli Apostoli è sottoposta al giudizio del Signore e alla conoscenza degli altri compagni, perchè la predicazione e l'azione non siano vane; senza una autentica spiritualità, non c’è una autentica missione, ma solo un attivismo senza futuro; la gente era attratta dalla predicazione e dal Maestro, che era diverso da tutti gli altri maestri; la moltitudine che cercava Gesù “era come pecore senza pastore”.
“Fin dai primi momenti del suo pontificato, Papa Francesco, il primo papa latinoamericano, ha parlato della missione e della testimonianza anche eroica, che a volte raggiunge il martirio – ha proseguito il Card. Filoni -. Una Chiesa in uscita missionaria in cui ogni cristiano e ogni comunità, sono chiamati ad uscire dalla propria comodità e hanno il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo”. Una Chiesa quindi la cui missione è annunciare la misericordia di Dio; una Chiesa al servizio delle periferie esistenziali, dei poveri e della società; una Chiesa che sa essere compassionevole, tenera, comunitaria e fraterna.
La Chiesa colombiana, soprattutto negli ultimi anni, ha sempre dimostrato un particolare impegno missionario, sia ad intra che ad extra, ha rilevato il Cardinale, “questo Congresso Missionario, quindi, vuole porsi sulla traccia della visione e della missione pastorale tracciata da Papa Francesco, che spesso ci spinge alla coscienza e alla responsabilità missionaria delle Chiese particolari”. “La missione ad gentes ad intra, in Colombia, è sempre necessaria, in modo che il popolo di Dio si possa rinnovare incessantemente nella fedeltà alla fede apostolica e nell’apertura allo Spirito. Inoltre ci responsabilizza anche riguardo alla missione ad extra, intesa come l'obbligo che tutte le Chiese particolari hanno riguardo all'annuncio del Vangelo nei luoghi in cui questo ha bisogno di essere ri-annunciato, dove è giunto recentemente o dove non si è ancora consolidato”.
Il Prefetto del Dicastero Missionario si è quindi ampiamente soffermato sulla coscienza missionaria delle Chiese particolari e sulla loro responsabilità missionaria, evidenziando tra l’altro le sfide poste dalla trasformazione della società e del mondo di oggi; la necessità di acquisire una autentica coscienza missionaria che non ci faccia rinchiudere nelle nostre necessità; l’importanza di acquisire gli strumenti propri del missionario: povertà evangelica, non violenza, disponibilità a dare la propria vita nel nome di Cristo e per amore degli uomini.
Infine il Card. Filoni, dopo aver espresso il suo apprezzamento per la sollecitudine dei Vescovi colombiani per le Chiese missionarie nel Paese, si è chiesto se la Colombia non abbia una “missione speciale”, ed ha concluso: “La Chiesa di questo Paese può dare e fare di più, perché anche qui, dove ci sono tante forme di povertà, e la speranza ha ancora un ruolo e una forza, nessuno è così povero da non poter condividere almeno la propria fede! Coraggio, Colombia! Si può dare e fare di più, per questo chiedo ai discepoli missionari di Gesù, che sono molti, di presentarsi e di farsi conoscere. Coraggio, Chiesa della Colombia, ‘condividi la tua fede’ e sii una Chiesa missionaria ‘in uscita’.”

Link correlati :Il testo integrale della relazione del Cardinale, in spagnolo
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