ASIA/LIBANO - Ministro libanese: i media cristiani in Medio Oriente non devono trattare solo questioni religiose
27/09/2016

Beirut – “Il ruolo dei media cristiani in Medio Oriente non può limitarsi alla diffusione di notizie riguardanti eventi religiosi: essi sono chiamati anche ad affrontare i problemi politici e sociali, con particolare attenzione a quelli connessi con "la povertà, lo sfuttamento e le differenze di classe”. Così il Ministro dell'informazione libanese, Ramzi Jreige, ha delineato una delle linee guida che configurano la vocazione specifica dei media di ispirazione cristiana operanti nei Paesi mediorientali. Lo ha fatto venerdì 23 settembre, nell'ambito della Conferenza dei media cristiani in Medio Oriente, organizzata dal gruppo Télé Lumière-Noursat sotto il patrocinio dei Patriarchi d'Oriente.
Al Convegno hanno preso parte rappresentanti di media cristiani provenienti da Siria, Palestina, Libano, Iraq, Giordania e Egitto. Il ministro libanese, riferendosi nello specifico alla logorante crisi istituzionale attraversata dal Paese dei Cedri, ha sottolineato che anche i media cristiani possono avere un ruolo di primo piano nel favorire il superamento di questo momento difficile, denunciando “il crollo delle istituzioni costituzionali, la corruzione e la violazione dei diritti umani e delle libertà pubbliche”. Il rappresentante del governo libanese ha anche invitato i media cristiani a "dare l'opportunità ai rappresentanti delle altre comunità di esprimere le proprie opinioni". A questo riguardo l'Arcivescovo maronita di Beirut, Boulos Matar, intervenuto anche lui all'incontro, ha ribadito che in Medio Oriente i cristiani non intendono operare per garantirsi un destino esclusivo, “separato da quello dei musulmani”. .
AFRICA/CONGO RD - Scontri a Kananga, situazione politica in stallo. Kabila ricevuto da Papa Francesco
27/09/2016


Kinshasa - Più di un centinaio di persone hanno perso la vita in combattimenti tra i seguaci di Kamwena Nsapu, un capo tribale ucciso ad agosto, e le forze di sicurezza che proteggono l’aeroporto di Kananga, la capitale della provincia del Kasai –Centrale, al centro della Repubblica Democratica del Congo. Gli scontri erano esplosi il 22 settembre quando i sostenitori di Kamwena Nsapu avevano attaccato l’aeroporto assumendone il controllo fino al pomeriggio del 23, quando dopo violenti combattimenti, le forze di sicurezza sono riusciti a cacciarli. La maggior parte delle vittime sono ribelli mentre almeno otto militari hanno perso la vita.
Kamwena Nsapu era stato ucciso il 12 agosto, negli scontri con le forze di polizia. Il capo tribale aveva sfidato le autorità dello Stato affermando di aver creato una milizia per cacciare la polizia dal suo territorio di riferimento.
Nel frattempo rimane lo stallo politico dopo che è stato sospeso il “dialogo nazionale” tra maggioranza e opposizione a seguito dei gravi incidenti avvenuti nella capitale Kinshasa nei giorni scorsi.
Oggi, 26 settembre, il Presidente congolese Joseph Kabila Kabange è stato ricevuto in Vaticano da Papa Francesco.
ASIA/GIORDANIA - L'Arcivescovo Lahham: riprovazione per l'omicidio Hattar; movente politico, non religioso
27/09/2016

Amman – Il brutale assassinio dell'intellettuale e attivista politico giordano Nahed Hattar, ucciso ieri a Amman davanti all'ingresso del tribunale, provoca lo sdegno e il cordoglio anche dei cattolici giordani. L'Arcivescovo Maroun Lahham, Vicario patriarcale per la Giordania del Patriarcato latino di Gerusalemme, esprime la riprovazione di tutta la comunità per l'efferato delitto, che comunque a suo giudizio non va presentato come un crimine causato da un movente di natura religiosa. “Il fattore scatenante” riferisce all'Agenzia Fides l'Arcivescovo Lahham, “è politico-ideologico. E non religioso”. Un concetto espresso anche in un comunicato diffuso dal Vicariato patriarcale, dove si rimarca che “le differenze politico-ideologiche devono essere trattate e affrontate con gli strumenti del dialogo e del confronto, e non devono mai portare alla morte e allo spargimento di sangue”.
Il comunicato del Vicariato contiene anche un'invocazione all'Onnipotente affinchè “protegga la nostra cara Giordania da ogni intendimento che punta a compromettere l'unità nazionale, e il Paese si rafforzi sotto la guida di Sua Maestà il Re Abdallah II Ibn al Hussein”. Il messggio esprime anche le condoglianze a tutti i familiari dell'intellettuale assassinato.
Nahed Hattar apparteneva a una famiglia cattolica di rito latino, ma non era credente. Già da studente era conosciuto per la sua adesione militante a posizioni politiche ipercritiche di sinistra. In passato aveva in più occasioni dovuto difendere in tribunale le sue opinioni, anche dall'accusa di aver denigrato la Monarchia Hascemita.
Ad agosto, l'intellettuale 56enne era stato chiamato a giudizio per aver condiviso su facebok una vignetta intitolata “il dio di Daesh”, in cui si ritraeva un noto jihadista dell'auto-proclamato Stato Islamico e recentemente ucciso da un raid americano, mentre nella sua tenda in paradiso, a letto con due donne, ordinava a Dio in maniera sprezzante di portargli un bicchiere di vino. Il rilancio della vignetta da parte del noto intellettuale aveva suscitato reazioni risentite sui social media, con attacchi feroci che colpivano Hattar anche in quanto “cristiano”. Lui aveva risposto alle accuse autodefinendosi “non credente”, mentre i gruppi islamisti facevano appello alle autorità civili chiedendo che fossero perseguiti per legge quanti diffondono materiale che mina l'unità nazionale.
Contro Hattar era stato spiccato un mandato d'arresto il 12 agosto. L'intellettuale era stato rinviato a giudizio, anche con l'accusa di aver diffuso “materiale teso a colpire il sentimento e il credo religioso”. Nella giornata di ieri si stava recando al tribunale proprio per un'udienza relativa a tale caso controverso, quando davanti alla scalinata gli si è parato dinnanzi un uomo barbuto e vestito di una thobe che lo ha ucciso sparandogli tre colpi di pistola.
I risultati delle elezioni legislative giordane svoltesi la scorsa settimana hanno confermato che il blocco guidato dal Fronte d'Azione Islamico, braccio politico dei Fratelli Musulmani nel Regno Hascemita, è tornato in Parlamento, ottenendo 15 seggi su 130, dopo che le forze islamiste avevano boicottato le elezioni legislative nel 2010 e nel 2013. Si tratta del blocco politico più compatto e organizzato, visto che gli altri candidati eletti sono in buona parte rappresentanti di gruppi clanici o tribali uniti tra loro soltanto dal condiviso lealismo nei confronti della Monarchia Hascemita. “In ogni caso” ha riferito Fides l'Arcivescovo Lahham “non è detto che i parlamentari islamisti si porranno in una posizione di opposizione frontale nei confronti dell'attuale assetto politico della Giordania: gli elementi più fanatici non sono stati eletti, e quelli tra loro che sono entrati in Parlamento rappresentano l'ala politica più competente, in grado di trattare con gli altri parlamentari e con il governo secondo le logiche proprie della dialettica politica”. .
AFRICA/KENYA - "Non focalizziamoci sulle nostre origini ma uniamoci come popolo” esorta il Card. Njue
27/09/2016

Nairobi - “Gli adulti dovrebbero imparare dai bambini. Lavorano insieme e non litigano. Non focalizziamoci sulle nostre origini, ma lavoriamo insieme come un sol popolo” ha detto il Card. John Njue, Arcivescovo di Nairobi, durante le celebrazioni dei suoi 30 anni di episcopato, presso la parrocchia St Paul’s Makima ad Embu, di cui è originario.
Il Cardinale ha esortato i keniani a superare il tribalismo, mettendoli in guardia dal cadere nelle divisioni e nelle violenze mentre il Kenya si sta avvicinando alle elezioni del 2017.
Il Kenya nel 2007-2008 è stato sconvolto da violenze post-elettorali a sfondo tribale, alimentate da leader politici senza scrupoli. “Quando i leader lottano, quelli che sono sotto di loro soffrono” ha ricordato il Cardinale. “Facciamo lo sforzo di porre fine al tribalismo e di amarci l’un l’altro”.
Il Card. Njue ha infine esortato i fedeli a pregare perché il Signore continui ad aiutarlo nel suo servizio alla Chiesa.

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