AFRICA/EGITTO - Il Sinodo copto ortodosso approva la legge sulla costruzione delle chiese. Ma rimangono dubbi e dissensi
29/08/2016

Il Cairo – La proposta di legge sulla costruzione delle chiese in Egitto, allo studio da lungo tempo, ha ottenuto nei giorni scorsi un'adesione sofferta e piena di perplessità da parte del Sinodo della Chiesa copta ortodossa. Nel contempo, in seno alle comunità cristiane egiziane continuano a serpeggiare interrogativi e malumori, tanto che gruppi di giovani cristiani stanno mobilitandosi per una raccolta di firme per chiedere che il testo della proposta di legge sia respinto e riformulato prima della sua approvazione da parte del Parlamento, prevista nei prossimi giorni. A far problema sono emendamenti aggiunti al testo nel corso della lunga e laboriosa fase istruttoria, che finiscono per complicare il quadro di riferimento legislativo e lasciano la porta aperta alle manovre di chi, nelle situazioni locali, fosse eventualmente intenzionato a mantenere lo status quo e a rendere di fatto impossibile la costruzione di nuove chiese. “La situazione è ancora controversa” riferisce all'Agenzia Fides Anba Antonios Aziz Mina, Vescovo copto cattolico di Guizeh “e l'approvazione del Parlamento non è scontata. La proposta di legge, dopo più di dieci bozze, appare piena di lacune, e entra troppo in dettagli tecnici, permettendo a chiunque di usare ancora pretesti per impedire la costruzione di nuove chiese. Ad esempio, in un articolo si dice che la larghezza dell'edificio di culto non può superare più di una volta e mezzo quella della strada adiacente più grande. Ma questa regola può andar bene nelle città, non certo nei villaggi, che magari hanno strade larghe un metro e mezzo. Anche sui necessari consensi richiesti da parte delle forze di sicurezza” aggiunge Anba Antonios “si dice che il Patriarcato copto ortodosso ha ricevuto rassicurazioni verbali che tale disposizione non verrà applicata in maniera rigida. Ma c'è chi non si fida delle di tali rassicurazioni. E anche molti musulmani stanno criticando la legge, e propongono semplicemente che le regole per la costruzione delle moschee vengano applicate anche alla costruzione dei luoghi di culto cristiani”.
La nuova legislazione, nelle attese dei cristiani egiziani, avrebbe dovuto portare alla totale archiviazione delle cosiddette “10 regole” aggiunte nel 1934 alla legislazione ottomana dal Ministero dell'interno, che vietavano tra l'altro di costruire nuove chiese vicino alle scuole, ai canali, agli edifici governativi, alle ferrovie e alle aree residenziali. In molti casi, l'applicazione rigida di quelle regole ha impedito di costruire chiese in città e paesi abitati dai cristiani, soprattutto nelle aree rurali dell'Alto Egitto. .
ASIA/GIORDANIA - Il Vescovo Lahham ai cristiani giordani: alle elezioni votate chi ha parlato bene della Chiesa
29/08/2016

Amman – In occasione delle prossime elezioni parlamentari, in programma il prossimo 20 settembre, i cristiani del Regno hascemita di Giordania sono chiamati a esercitare il loso diritto-dovere di voto in maniera consapevole, evitando ogni forma di compravendita del consenso elettorale, e operando con discernimento soprattutto nella scelta dei deputati da eleggere per i nove seggi riservati ai cristiani. Sono questi i contenuti principali del messaggio che il Vescovo Maroun Lahham, Vicario patriarcale per la Giordania del Patriarcato Latino di Gerusalemme, ha appena diffuso allo scopo di offrire ai pastori e ai fedeli criteri di orientamento nella selezione dei candidati ai sessanta seggi della prossima Assemblea parlamentare. “Riguardo all'ultimo punto” riferisce all'Agenzia Fides il Vescovo Lahham “ho suggerito a tutti di studiare con attenzione i curriculum dei candidati ai nove seggi riservati ai cristiani. E in particolare, se quei candidati hanno fatto parte anche della precedente assemblea parlamentare, sarà bene verificare la loro condotta politica durante il precendente mandato. e se hanno parlato e operato per il bene della Chiesa. Ovviamente, chi non lo ha fatto o ha addirittura ha parlato contro la Chiesa, non ha bisogno del nostro voto e non può chiedere appoggio tirando in ballo argomenti che hanno a che fare con la presenza cristiana in Giordania.”. .
ASIA/PAKISTAN - Incursione violenta in un quartiere cristiano di Faisalabad
29/08/2016

Faisalabad - Il quartiere cristiano "Khushal Town" a Faisalabad è stato attaccato nei giorni scorsi da una folla di musulmani che hanno causato il ferimento di alcuni cristiani, tra i quali donne, quattro giovani e un anziano. I cristiani si sono rinchiusi in casa per la paura. Tre giorni dopo l'accaduto, i cristiani locali hanno sporto denuncia alla polizia e al Comune.
Come appreso da Fides, il motivo dell'assalto è stata una controversia nata dopo un banale incidente di strada, avvenuto il 19 agosto, tra un cristiano e un musulmano in motocicletta. Di qui il il litigio e il desiderio di vendetta. Dopo alcuni giorni, il tentativo di "punizione collettiva" sul quartiere cristiano, secondo uno schema che più volte si ripete in Pakistan e che in passato ha causato gravi danni a persone e proprietà. La polizia locale ha assicurato protezione e per ora non vi sono state ulteriori conseguenze negative a Faisalabad.
ASIA/INDIA - Pastore protestante malmenato da militanti indù
29/08/2016

New Delhi - Un uomo di nome Sunny Tyagi, convertitosi al cristianesimo e divenuto Pastore protestante, è stato picchiato da una folla di radicali indù che hanno fatto irruzione in una casa privata dove si svolgeva un incontro di preghiera, nel distretto di Gonda, nello stato indiano di Uttar Pradesh. Lo riferisce a Fides Sajan K. George, Presidente del Consiglio Globale dei Cristiani Indiani .
Il 26 agosto 2016, intorno alle 8, il Pastore Sunny Tyagi della Chiesa della Assemblea dei credenti stava guidando una liturgia in casa di un credente, quando improvvisamente dieci militanti radicali induisti hanno fatto irruzione nell'abitazione disturbando e interrompendo l'incontro, minacciando i fedeli e percuotendo il Pastore, gridando a una presunta opera di prosilitismo.
"Il Pastore - spiega Sajan K. George - non era impegnato in nessuna attività criminale, e non stava facendo niente di incostituzionale: è stato malmenato senza alcun motivo e senza alcuna provocazione. E' un atto di violenza gratuita e una violazione della libertà religiosa garantita dalla Costituzione indiana. Il Consiglio Globale dei cristiani Indiani condanna fermamente l'accaduto e chiede alla Commissione nazionale per i diritti umani di indagare e di fare giustizia".
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