AFRICA/SUDAFRICA - I Gesuiti denunciano l’uso politico della polizia contro il Ministro delle Finanze
27/08/2016


Johannesburg - “Il Jesuit Institute South Africa è seriamente preoccupato per quello che appare il continuo assillo da parte degli Hawks nei confronti del Ministro delle Finanze, Pravin Gordhan” afferma un comunicato pervenuto all’Agenzia Fides. Gli Hawks sono un reparto investigativo della polizia sudafricana, specializzato in crimini organizzati e reati finanziari.
Gordhan è stato convocato dagli Hawks per essere interrogato nell’ambito di un’inchiesta sul presunto abuso da parte sua di un’unità di intelligence del Ministero delle Finanze per raccogliere informazioni finanziarie su diversi politici, tra cui il Presidente Jacob Zuma.
I Gesuiti, dopo aver ricordato che l’annuncio della convocazione del Ministro ha provocato una caduta del rating sudafricano , “con pesanti conseguenze specialmente per i più poveri”, affermano che quest’ultimo fatto “ha rafforzato l’impressione che gli Hawks siano usati come agenti politici dal Presidente Zuma e/o da persone a lui affiliate, nella lotta per avere accesso illimitato ai fondi statali, in particolare in relazione all’affare delle centrali nucleari e della South African Airways”.
I Gesuiti ricordano inoltre che Zuma aveva licenziato il precedente Ministro delle Finanze, Nhlanha Nene , “con pesanti conseguenze sull’economia”. “Ancora una volta, il governo del Presidente Zuma dimostra una leadership autoreferenziale, che non si cura del bene comune. Si fermi ora, Signor Presidente, fermi questo racket e metta al primo posto l’economia del Paese in difficoltà, potrebbe essere l’ultima opportunità di dimostrare che lei è preoccupato del bene comune” conclude il comunicato.
AFRICA/ZIMBABWE - La polizia disperde una marcia di protesta poi autorizzata dalla Corte Suprema
27/08/2016



Harare - La polizia ha disperso con l’uso di gas lacrimogeni i dimostranti che si apprestavano a partecipare oggi, 26 agosto, ad una marcia di protesta ad Harare, la capitale dello Zimbabwe. L’intervento della polizia è avvenuto prima della sentenza della Corte Suprema che ha dichiarato legittima la marcia, promossa da 18 partiti politici e organizzazioni sociali. Tra i leader dell’opposizione c’è Morgan Tsvangirai, leader del Movement for Democratic Change . Circa i due terzi degli abitanti del Paese sono giovani, nati dopo il 1980. I giovani sono avvezzi all’uso degli smartphone e non hanno memoria della lotta di liberazione condotta dallo ZANU-PF, il partito del 92enne Mugabe, rimanendo in gran parte indifferenti alla retorica del “Padre della patria”, la cui politica degli ultimi 15 anni ha provocato un collasso economico e sociale.
ASIA/MONGOLIA - Con il primo prete nativo, “la Chiesa cattolica non è più straniera”
27/08/2016

Ulaanbaatar - La Chiesa cattolica in Mongolia è pronta ad accogliere il suo primo sacerdote indigeno: Joseph Enkh sarà ordinato sacerdote da Sua Ecc. Mons. Wenceslao Padilla, CICM, Prefetto Apostolico di Ulaanbaatar, nella Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo a Ulaanbaatar, alle 10, 30 di domenica 28 agosto. Come appreso da Fides, il nuovo sacerdote ha scelto per la sua ordinazione il motto: «Rinnega te stesso, prendi la tua croce ogni giorno e seguimi” . “Più di 1.500 persone hanno confermato che parteciperanno alla celebrazione, che sarà un momento davvero speciale perla Chiesa cattolica in Mongolia e per la società tutta” dice a Fides p. Prosper Mbumba, CICM, missionario congolese nel paese asiatico. “La comunità cattolica in Mongolia, rinata nel 1992 e che oggi conta oltre mille battezzati, con il suo primo sacerdote autocotono avrà nuovo entusiasmo e svilupperà maggiore senso di appartenenza. La Chiesa, infatti, è stata a lungo vista come straniera, con una fede portata dai missionari. Ora questa idea potrà cambiare” spiega p. Mbumba
Tra gli ospiti d'onore vi sono il Nunzio Apostolico nella Corea del Sud e in Mongolia, l’Arcivescovo Osvaldo Padilla, e Mons Lazzaro You, Vescovo di Daejeon, in Corea del Sud, diocesi in cui Joseph Enkh ha trascorso i suoi anni di formazione e studio in seminario.
Don Joseph Enkh è stato ordinato diacono l’11 dicembre 2014 a Daejeon , dove ha ricevuto la sua formazione iniziale, ed è rientrato in Mongolia nel gennaio 2016. Da allora porta avanti la sua esperienza pastorale, servendo in diverse parrocchie della Mongolia, dove attualmente vi sono, nel complesso, circa 20 missionari e 50 suore di 12 congregazioni religiose, impegnati in sei parrocchie. La sera di lunedì 29 agosto Joseph Enkh celebrerà la sua prima messa nella stessa Cattedrale di San Pietro e Paolo a Ulaanbaatar.
OCEANIA/AUSTRALIA - Chiuderà il campo di prigionia dei rifugiati: soddisfazione della Chiesa
27/08/2016

Sydney - Chiuderà il campo di detenzione di Manus Island , struttura gestita dal governo australiano, al centro di forti polemiche per il trattamento disumano riservato a migranti e clandestini che intendono raggiungere le coste australiane, provenienti perlopiù dai paesi asiatici limitrofi. La decisione, annunciata dal Primo Ministro di Papua Nuova Guinea, Peter O'Neill, e dal ministro australiano per l'Immigrazione, Peter Dutton, ha generato soddisfazione nella Chiesa cattolica australiana e nella società civile, che in passato più volte avevano criticato le condizioni di vita in quell'isola, immenso campo di detenzione.
P. Maurizio Pettena, Direttore dell'Ufficio per i migranti nella Conferenza episcopale australiana, afferma in una nota inviata a Fides che “la Chiesa accoglie con favore la decisione di chiudere il centro, dove si trovano persone in detenzione da oltre tre anni". “Molti gruppi religiosi e comunità cattoliche in Australia sono pronti a offrire assistenza a quanti si trovano in condizioni di rifugiati. Esortiamo il governo a fare tutto il possibile per trovare rapidamente un insediamento per queste persone. Siamo preoccupati perchè quanti sono stati individuati come veri rifugiati potrebbero non trovare un paese che li accolga. La Chiesa cattolica si oppone a un campo di detenzione a tempo indeterminato e a risposte politiche che non rispettano la dignità delle persone bisognose di aiuto”. “E’ imperativo che la dignità della persona umana venga sempre al primo posto” prosegue. "I governi hanno la responsabilità di gestire i flussi migratori, ma l'attuale approccio del governo australiano sta diventando moralmente ripugnante e dovrebbe cambiare”.
"In questo Anno della Misericordia, mentre molti migranti con i rifugiati cercano asilo in Australia, dobbiamo vivere una cultura dell'incontro, dell’accoglienza e dell’accettazione, a livello personale e comunitario” scrive il Vescovo Vincent Nguyen Van Long, OFM Conv, in un messaggio diffuso per la Giornata del Migrante e del Rifugiato che si celebra il 28 agosto. Il Vescovo, delegato della Conferenza episcopale per la pastorale per i migranti e i rifugiati, ha richiamato l'esempio di Papa Francesco che ha visitato l'isola greca di Lesbo nel mese di aprile e “ha portato con lui 12 rifugiati siriani, musulmani, che avevano le loro case distrutte dalla guerra”. "In questa Giornata - ha detto - siamo invitati ad aprire il cuore alle sofferenze degli altri", all'insegna della “compassione, che letteralmente significa ‘soffrire con’ ed è il segno distintivo del cristianesimo”, tantopiù da riscoprire e “vivere nell'Anno giubilare della Misericordia".

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