ASIA/SIRIA - Il Vescovo di Aleppo: padre Hamel e gli altri martiri salvano il mondo, non strumentalizziamo le loro sofferenze
28/07/2016

Aleppo – La vicenda di padre Jacques Hamel, l'anziano sacerdote francese sgozzato mentre celebrava la Messa, “appartiene alla grande storia del martirio cristiano, come quelle dei martiri recenti delle Chiese in Oriente”. Per questo “non merita di essere strumentalizzata, magari proprio da chi, fino a poco tempo fa, per seguire i propri interessi, pensava di giocare di sponda con i gruppi jihadisti a cui fanno riferimento anche i giovani terroristi che lo hanno ucciso”.
Così il Vescovo Georges Abou Khazen OFM, Vicario apostolico di Aleppo per i cattolici di rito latino, guarda dalla città martire siriana al tragico evento consumatosi ieri mattina nella chiesa di .
Saint Etienne du Rouvray, vicino Rouen. “Lungo i secoli” rimarca il Vescovo francescano conversando con l'Agenzia Fides, “i cristiani hanno sempre visto nel martirio la confessione più alta della fede. Mentre piangevano i loro martiri, li hanno sempre celebrati come quelli che redimono tutti noi e salvano il mondo, perchè prendono su di sé le sofferenze ricevute nel nome di Gesù, e così applicano ai loro contemporanei la redenzione portata da Cristo”.
Questa dinamica, cosi intima al mistero di salvezza, a giudizio di mons. Georges non può essere sfigurata da chi fomenta indignazione per incassare qualche tornaconto di natura politica. “Sono anni” fa notare il Vicario apostolico di Aleppo “ che noi Vescovi del Medio Oriente mettevamo in guardia quei poteri occidentali che pur di perseguire i propri interessi non esitavano ad appoggiare i gruppi di invasati che perseguono l'ideologia jihadista. Adesso vedo circolare reazioni feroci, che identificano tutto l'islam con quei gruppi accecati da un'ideologia di odio e di morte che sembra diffondersi dovunque, per vie misteriose. Occorre essere semplici come colombe e astuti come serpenti, come insegna il Vangelo. Ma la furbizia non consiste nel farsi contaminare dal veleno del serpente”. .
ASIA/TERRA SANTA - Il Presidente Abbas scrive al Papa: sconvolti dall'omicidio del sacerdote, condanniamo chi giustifica il terrore con la religione
28/07/2016

Ramallah - “Siamo sconvolti dall’attacco barbaro alla chiesa di Saint-Etienne-du-Rouvray in cui abbiamo perso il parroco Jacques Hamel. A nome dello Stato di Palestina e del popolo palestinese, e a nome mio personale, condanno la vile ed odiosa azione terroristica e qualsiasi giustificazione si osi dare in nome della religione a questi atti contro l’umanità”. Cosi il Presidente di Palestina Mahmud Abbas si rivolge a Papa Francesco, nella lettera di condoglianze da lui inviata al Successore di Pietro dopo l'efferato assassinio dell'anziano sacerdote sgozzato ieri da due terroristi mentre stava celebrando messa nella chiesa di Saint Etienne du Rouvray, vicino Rouen. “Saremo sempre fianco a fianco” si legge nel messaggio presidenziale, pervenuto all'Agenzia Fides, “per diffondere l’amore, la misericordia e la giustizia, contro l’odio e l’integralismo, e per far crescere insieme giustizia e pace a vantaggio di tutta l’umanità”.
Anche i Vescovi ordinari cattolici di Terra Santa, già nella giornata di ieri, avevano diffuso un messaggio di condoglianze rivolto alla Chiesa che è in Francia e a tutti i francesi. “Dalla Terra Santa che continua a soffrire violenza e instabilità” si legge nel messaggio, pubblicato dai media ufficiali del Patriarcato latino di Gerusalemme, “alziamo le nostre voci esortando a mettere fine all’uso della violenza in nome della religione e, piuttosto, ad utilizzarla come via per promuovere il rispetto reciproco e la comprensione tra i popoli. In queste occasioni, noi, i credenti” hanno sottolineato i Vescovi cattolici di Terra Santa “dobbiamo pregare l’Onnipotente di custodire l’unità tra i popoli, per cooperare insieme allo scopo di porre fine a ogni forma di terrorismo, e perché ispiri i responsabili del mondo ad agire consapevolmente e in modo risoluto, per sradicare il terrorismo e le sue cause nelle regioni che patiscono questo terribile flagello”. .
AMERICA/COSTA RICA - Il Costa Rica accoglie temporaneamente i rifugiati del Centro America
28/07/2016

San José – Il Costa Rica, l'Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati e l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni , hanno annunciato ieri un accordo secondo cui questa nazione accoglierà temporaneamente un certo numero di rifugiati della regione centroamericana come paese non coinvolto direttamente. L'annuncio è stato dato durante una conferenza stampa presso il Palazzo Presidenziale, dal Ministro della Presidenza, Sergio Alfaro, dal rappresentante dell'UNHCR in questo paese, Carlos Maldonado, e dal capo della missione locale OIM, Roeland De Wilde.
"Questa convenzione si applica ai cittadini dei paesi della regione che sono considerati in pericolo e hanno chiesto lo status di rifugiato per un terzo paese, diverso dal Costa Rica" ha detto Alfaro, secondo le nota pervenuta a Fides. Tali persone sono state precedentemente indicate dall'UNHCR come candidate per essere accolte qui, ha detto Alfaro, e ha precisato che il Costa Rica aprirà le porte solo per l'attenzione verso queste persone, che avranno un visto umanitario temporaneo.
Il rappresentante dell'UNHCR in Costa Rica, ha espresso l'orgoglio e l'onore di firmare questo accordo di cooperazione, e ha descritto il Costa Rica come partner di riferimento per la protezione dei rifugiati, con programmi-modello in questo settore. L'accordo non include i migranti stranieri irregolari presenti in Costa Rica, ma è essenzialmente rivolto ai cittadini dei paesi del cosiddetto Triangolo del Nord: Guatemala, Honduras e El Salvador. Questi rifugiati rimarranno un massimo di sei mesi in Costa Rica, e non saranno mai più di 200 persone, accolte per lo più in case famiglia.

AMERICA/PERU’ - Festa nazionale: i Vescovi chiedono di combattere l'insicurezza, la povertà e la corruzione
28/07/2016

Lima – In occasione della Festa nazionale del Perù, che ricorre domani 28 luglio, la Conferenza Episcopale ha preparato un Messaggio al Popolo di Dio che inizia così: "Il popolo peruviano ha grandi speranze nel nuovo Presidente del paese e nel nuovo Congresso, da cui si aspetta che rispondano con saggezza, in modo efficiente e tempestivo, ai grandi mali che incombono sulla nostra popolazione: l'insicurezza, la povertà e la corruzione".
Quindi il Messaggio, pervenuto a Fides, prosegue: "il dono della fede cristiana radicata nella nostra identità nazionale, è la forza più potente che può spingere il cambiamento e la trasformazione di ogni uomo e di ogni popolo". "Non dobbiamo dimenticare, in questa festa nazionale, che valori come il rispetto della vita, dal concepimento alla morte naturale; il rispetto per la famiglia, base della società, il matrimonio tra uomo e donna; la giustizia e il rispetto dei diritti dei più deboli, l'onestà e la salvaguardia del creato, rimangono una sfida per ogni peruviano e per le nostre autorità".
Il documento si conclude con la richiesta "ai leader e ai membri dei partiti, di lavorare uniti in armonia per il bene del Perù".
Il Messaggio dei Vescovi acquisisce importanza particolare perché, secondo la nota inviata a Fides dalla Conferenza Episcopale, a partire da questo anno, 195° anniversario della nazione, anche la Chiesa si impegna a preparare nei prossimi cinque anni la celebrazione del Bicentenario dell'indipendenza nazionale.

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