AFRICA/CONGO RD - “Fermiamo i massacri che avvengono nel silenzio in Kivu”: petizione dei religiosi congolesi
14/02/2016

Kinshasa – “Facciamo nostro il grido di dolore di queste popolazioni massacrate. Pensiamo che sia opportuna e benvenuta ogni iniziativa particolare per far conoscere gli avvenimenti del Kivu e partecipare alle sofferenze della popolazione con momenti di riflessione, di preghiera secondo la propria fede, di giornate di digiuno o altre iniziative come la raccolta di firme in luoghi pubblici” afferma un comunicato inviato all’Agenzia Fides dalla Rete Pace per il Congo che aderisce alla petizione lanciata dai membri congolesi dei Consigli Generali di diverse Congregazioni presenti a Roma, per un’inchiesta internazionale indipendente sui massacri di civili nell’est della RDC;
“Gli abitanti del territorio di Beni, nella provincia del Nord Kivu, hanno vissuto un Natale 2015 sanguinoso! Più di 10 persone sono state uccise nel villaggio di Malolu, a 15 Km da Beni... alcune sono state decapitate… due bruciate vive. La notte del 26 dicembre altre tre persone sono state uccise nella parrocchia di Paida, a 4 km dal centro della città. E le uccisioni continuano” si legge nel testo della petizione.
“Se i gruppi che eseguono tali macabre azioni sono spesso indicati, è stupefacente che nessuno di loro rivendichi o motivi le proprie azioni. Perché prendono di mira dei contadini poveri ? Che messaggio comunicano agendo così ? Tante domande senza risposta….” continua la petizione.
Fino ad oggi- ricordano i religiosi- oltre alle persone uccise, si contano più di un migliaio di persone sequestrate, delle quali non rimane alcuna traccia, tra di loro tre sacerdoti Assunzionisti rapiti il 19 ottobre 2012. Più di 750 persone sono state uccise violentemente, alcune decapitate, altre sventrate, altre hanno subito torture di ogni tipo”.
“Solo un’inchiesta internazionale, seria e neutrale, può rispondere a tutte queste domande, spiegare l’accanimento sulle popolazioni indifese e imporre soluzioni efficaci per porre fine a questo dramma” concludono i religiosi congolesi.

Link correlati :Il testo della petizione
AMERICA/VENEZUELA - La salute è un diritto umano e non può essere sottoposta agli interessi di gruppi o amministrazioni
14/02/2016

Caracas – “Negli ultimi mesi si è intensificata in modo sistematico la mancanza di farmaci per tutti i tipi di malattie, ma soprattutto per il diabete, l’epilessia, l’Hiv, le malattie cardiovascolari, che ha già provocato la morte di molte persone, senza avere nessuna risposta dalle agenzie governative": è la denuncia del Presidente della Commissione “Giustizia e Pace” della Conferenza Episcopale del Venezuela, Sua Ecc. Mons. Roberto Lückert León, Arcivescovo di Coro, in un documento pubblicato in occasione della Giornata del Malato.
Il documento, pervenuto a Fides, presenta in 16 punti la cruda realtà della situazione sanitaria del paese e la delusione della popolazione venezuelana. Insieme alla grave crisi della carenza di farmaci, “si osserva una mancanza nella prevenzione, nella sorveglianza e nel controllo sanitario, che ha portato alla recrudescenza di malattie infettive come la malaria e la dengue ; l'incapacità di rispondere tempestivamente alle nuove minacce per la salute che vengono da malattie emergenti come la Chikungunya , Zika ; la recrudescenza di malattie endemiche come il morbo di Chagas, la sifilide e la gonorrea".
Il documento prosegue: “Allo stesso tempo, la crisi dovuta alla carenza di cibo causa altre minacce per la salute della popolazione venezuelana tra cui: la malnutrizione per mancanza di apporto di nutrienti e vitamine, un basso indice glicemico incontrollato provocato dall’assenza di una dieta corretta, causa di una condizione mentale e sociale alterata che genera ansia, paura e angoscia".
Il Presidente della Commissione “Giustizia e Pace” chiede quindi "alle autorità del governo e allo Stato in generale, le garanzie necessarie per il corretto funzionamento delle istituzioni sanitarie, in modo di poter avere la fornitura di farmaci e le forniture necessarie per la cura dei pazienti, soprattutto le madri, i bambini e gli anziani. Propone di dare priorità alla questione dei farmaci e del cibo nell'agenda del governo, della politica e delle finanze del paese, per superare le malattie che fino a poco tempo erano controllate". Infine ribadisce che "la salute è un diritto umano, e non può essere sottomessa agli interessi ideologici di gruppi, enti o amministrazioni".

AFRICA/KENYA - La prosperità del Paese è nelle mani delle donne
14/02/2016

Nairobi - In Kenya la popolazione economicamente attiva è principalmente rurale e femminile, circa il 60% sono donne. Per far si che il Paese cresca, la sfida più importante da affrontare è il rafforzamento della figura femminile. Tuttavia, nonostante la donna sia capo famiglia in un nucleo su tre, nel Paese, secondo una inchiesta del 2014, risulta ancora un alto grado di violenza contro questa fascia della popolazione. Quattro su 10, nella fascia di età tra 15 e 49 anni, hanno subito aggressioni fisiche da parte di familiari. Inoltre, a causa delle gravi discriminazioni di genere che ancora sussistono nel Paese, le bambine vengono allontanate dalle scuole e le donne dal mercato del lavoro, spesso costrette con la violenza. La metà delle keniote hanno solo una educazione primaria, un ostacolo per la loro partecipazione all’attività socio-economica.

ASIA/COREA DEL SUD - Per conoscere la realtà dei lavoratori emigrati e le loro esigenze
14/02/2016

Gimpo - La provincia della Compagnia di Gesù della Corea ha predisposto un programma per aiutare i giovani gesuiti in formazione a comprendere la reale situazione degli emigrati, in una società industrializzata come quella della Corea, e le questioni più urgenti che si trovano ad affrontare. Il programma è condotto dallo Yutsari, il centro per gli emigrati gestito dai gesuiti a Gimpo, cittadina nella provincia coreana di Gyeonggi. Secondo le informazioni inviate a Fides dalla curia generalizia dei gesuiti, l'emigrazione è una delle priorità della Conferenza dei gesuiti dell'Asia-Pacifico e il Programma Intensivo sulla Migrazione in Korea del 2016 vuole incoraggiare a riflettere su come rapportarsi agli emigrati, spesso emarginati nei Paesi in cui vanno alla ricerca di un lavoro oltre ad essere vittime di discriminazioni di tipo economico e sociale.
Secondo l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni , l'Asia è la principale fonte di lavoratori migranti a contratto temporaneo per tutto il mondo. Sono molto grandi inoltre i flussi intra-regionali di lavoratori migranti. Nel territorio della Conferenza dei gesuiti di Asia e Pacifico ricadono alcuni dei principali paesi caratterizzati dall’emigrazione verso tutto il mondo, come Cina, Filippine, Vietnam e Indonesia, e anche alcune delle maggiori mete degli emigranti come Hong Kong, Singapore, Australia e Nuova Zelanda.
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