AFRICA/SUDAN - Torna libero il monaco copto rapito nel Darfur
26/05/2016

Nyala – E’ tornato in libertà il monaco copto ortodosso Gabriel, di cittadinanza sudanese, che era stato rapito giovedì 14 aprile nella città di Nyala, capitale dello Stato sudanese del Darfur meridionale . I suoi confratelli del monastero di Sant'Antonio hanno potuto riabbracciarlo dopo un sequestro durato quaranta giorni. A rapirlo, secondo fonti locali consultate dall'Agenzia Fides, era stato un gruppo di uomini armati che si erano allontanati dal luogo del sequestro a bordo di un fuoristrada, dopo aver legato e picchiato due persone che erano in compagnia del monaco. Il religioso è stato prelevato mentre si trovava presso strutture appartenenti alla locale parrocchia copta, non lontano dal Campo profughi di Atash.
Fonti della Chiesa copta ortodossa – riferisce l'Agenzia Copts United – hanno dichiarato che il monaco è stato rilasciato senza pagare alcun riscatto. In precedenza, i media locali avevano riportato indiscrezioni secondo cui per la liberazione di padre Gabriel era stato richiesto il pagamento di un riscatto pari alla cifra esorbitante di cinque milioni di sterline sudanesi . .
ASIA/PAKISTAN - Scampati a un rapimento i familiari di un avvocato cristiano
26/05/2016

Lahore - Si sono salvati i genitori e una sorella dell'avvocato cristiano Sardar Mushtaq Gill, rapiti a Lahore il 22 maggio scorso da sconosciuti. L'avvocato, che già in passato aveva ricevuto minacce per il suo impegno legale in difesa dei cristiani discriminati o vittime innocenti di blasfemia, aveva registrato prontamente una denuncia.
I tre erano a una fermata dell’autobus per raggiungere il villaggio di Kot Usad Ullah per esprimere le condoglianze a un parente. Uno sconosciuto li ha invitati a salire su un’automobile, dicendo che era stato inviato dall'avvocato Gill, per poi dirigersi in tutt’altra direzione. Approfittando di un momento di traffico, con l'auto ferma, le due donne sono uscite dall'abitacolo, mentre l'uomo, minacciato con una pistola, è rimasto nella mani del rapitore. Le due donne hanno subito avvisato la polizia del sequestro. Alcune ore dopo, anche l'uomo è stato liberato. Il padre dell'avvocato ha riferito che il sequestratore gli ha esplicitamente parlato dell'attività del figlio e "della sua difesa dei casi legati alla religione".
L'avvocato Gill e la sua famiglia sono da mesi vittime di minacce e vessazioni. In questi giorni, l'organizzazione guidata dall'avvocato, "LEAD" ,
si sta occupando di ragazze cristiane vittime di conversioni forzate e costrette al matrimonio islamico. Nel mese di maggio ne ha salvate due. "Nonostante questa sofferenza e questi attacchi, continuerò nell'opera di difesa delle vittime della violenza religiosa" ha commentato Gill a Fides.
AMERICA/COLOMBIA - “Quartieri senz’acqua, l’unico ospedale chiuso, ci aiuti signor Presidente!” chiede il Vescovo di Buenaventura
26/05/2016

Buenaventura – Sua Ecc. Mons. Ettore Epalza Quintero, P.S.S., Vescovo della diocesi di Buenaventura, durante l'Eucaristia che ha celebrato il 21 maggio, giornata nazionale dell’afro-colombianità, ha approfittato della presenza del Presidente Santos e della delegazione di quattro ministri a Buenaventura, per lanciare un grido di allarme.
Durante l'omelia, il Vescovo ha chiesto al Presidente di lavorare di più per Buenaventura, perché, nonostante il "Piano per il Pacifico" guidato dall’attuale Ministro dell'Ambiente, "non abbiamo l'acqua 24 ore al giorno nella maggior parte dei nostri quartieri. Hidropacífico , il cui slogan è ‘l'acqua per la vita’, sembra che ci voglia assetati. Ma proprio lì dove il servizio non arriva, arriva puntuale la bolletta da pagare. Inoltre, l'ospedale rimane chiuso dopo due anni di ristrutturazione. Caro presidente, ci aiuti!" ha concluso il Vescovo.
Ieri, 24 maggio, la governatrice della zona, Dilian Francisca Toro, si è giustificata con la stampa per la situazione spiegando che deve aspettare l'intervento diretto dal Ministero per la Casa, "responsabile della gestione del contratto con Hidropacífico". Il paradosso, come aveva già segnalato il Vescovo, è che "a Buenaventura ci sono 7 bacini con 45 milioni di metri cubi d'acqua, ma nei quartieri non ne arriva una goccia, mentre la bolletta arriva puntuale".

ASIA/ISRAELE - Il governo israeliano non mantiene le promesse, scuole cristiane a rischio
26/05/2016

Gerusalemme – A pochi giorni dalla fine di un anno scolastico tormentato, iniziato con uno sciopero protrattosi per 27 giorni, le 47 scuole cristiane operanti in Israele si trovano ad affrontare una emergenza finanziaria dagli effetti potenzialmente devastanti, perchè il Ministero dell'istruzione non ha mantenuto finora l'impegno di trasferire agli istituti scolastici ispirati dalle locali comunità cristiane il contributo dovuto, ammontante a 50 milioni di Shekel. La preoccupazione per la difficile congiuntura creatasi è espressa in un documento-appello diffuso dall'Ufficio delle scuole cristiane, dove si delineano i passaggi chiave e gli aspetti controversi di una vicenda che sta mettendo in ansia decine di migliaia di docenti, operatori scolastici, studenti e famiglie in tutto il Paese.
Durante la mobilitazione d'inizio anno, gli alunni delle scuole cristiane, insieme ai propri genitori e ai propri insegnanti, avevano organizzato anche manifestazioni di piazza per denunciare il taglio massiccio del 45% dei contributi statali, imposto negli ultimi sei anni da parte del governo d'Israele, all'origine dell'emergenza finanziaria. A fine setttembre, alcune proposte per uscire dall'impasse erano state presentate dal ministero israeliano per l'educazione all'Ufficio delle scuole cristiane, che le aveva accolte . L'accordo prevedeva l'attribuzione alle scuole cristiane di un primo contributo di 50 milioni di shekel – pari a quasi 11 milioni e 350mila euro – che doveva essere versato entro il 31 marzo scorso, a compensazione dei tagli disposti negli anni precedenti. per il primo trimestre dell'anno accademico 2015-2016. Poi si sarebbe dovuto creare un nuovo organismo negoziale, incaricato di affrontare e risolvere questioni in sospeso.
A più di 50 giorni dalla scadenza annunciata – si legge nel documento diffuso adesso dall'Ufficio delle scuole cristiane, pervenuto all'Agenzia Fides – la tranche di risorse promessa non è ancora stata versata. La commissione speciale dei negoziati, guidata dal funzionario Shimshon Shoshani, si è riunita tre volte, limitandosi a riproporre la richiesta – già respinta in precedenza – che le scuole cristiane accettino di essere inglobate in tutto e per tutto al sistema scolastico pubblico, sottoposto alla direzione del Ministero dell'educazione, con l'unica garanzia di poter conservare tre ore settimanali per classe dedicate a "rafforzare e preservare l'identità cristiana e il peculiare stile di vita delle scuole cristiane ".
“E' chiaro – si legge nel comunicato, firmato da padre Abdel Masih Fahim, Segretario generale dell'Ufficio - che queste raccomandazioni non risolvono la crisi finanziaria causata dalle politiche del Ministero dell'educazione negli ultimi anni. E deploriamo che il Ministero stia cercando ancora una volta di costringere le nostre istituzioni ad aderire al sistema pubblico”. Davanti al collasso finanziario che le minaccia, le scuole cristiane, attraverso il loro Ufficio di coordinamento, chiedono che il governo israeliano onori al più presto i suoi impegni, che sia fissata una quota annuale fissa di contributo statale, oppure, in alternativa, che sia predisposto un nuovo status giuridico per le scuole cristiane in Israele, che consenta loro maggiore libertà di movimento nella ricerca di fondi destinati a compensare i tagli drastici del contributo statale.
Le 47 scuole cristiane d'israele sono frequentate da 33mila studenti cristiani, musulmani, drusi e ebrei. .
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