ASIA/TERRA SANTA - "Abbiamo sete della Tua pace".Quasi 700 giovani dalla Terra Santa alla GMG di Cracovia
23/07/2016

Gerusalemme – Sono quasi 700 i ragazzi e le ragazze che dalla Terra Santa sono partiti nei giorni scorsi diretti in Polonia, per partecipare alla Giornata Mondiale della Gioventù 2016, i cui eventi centrali si svolgeranno a Cracovia dal 27 al 31 luglio. Alla precedente GMG di Rio de Janeiro 2013 avevano partecipato solo 30 ragazzi provenienti da Israele, Palestina e Giordania. Stavolta del gruppo fanno parte un centinaio di giordani, quasi duecento palestinesi, maroniti e greco-cattolici della Galilea, un gruppo di cattolici delle parrocchie ebreofone e e il gruppo di ragazzi e ragazze del Cammino neocatecumenale, provenienti anche da Cipro. I quasi 200 ragazzi e ragazze preovenienti dai Territori Palestinesi – compresi 5 che vivono nella Striscia di Gaza - hanno deciso di raccontare le loro avventure e raccogliere emozioni e riflessioni nel “diario di George”, una sorta di giornale di bordo collettivo i cui passaggi chiave vengono rilanciati sul sito ufficiale del Patriarcato latino di Gerusalemme.
Nelle prime pagine, il “diario di George” sta raccontando le prime giornate e le prime impressioni delle ragazze e dei ragazzi arabi cristiani nella loro trasferta polacca. Dicono di aver avuto "un'accoglienza travolgente" a Torun, la città che li ospita, e subito prendono nota delle cose che possono imparare durante questo viaggio che li porterà a incontrare migliaia di coetanei provenienti da tutto il mondo: “il popolo polacco” si legge nel resoconto del primo giorno “quando si impegna, lo fa fino in fondo! Io penso che noi, i palestinesi in particolare e gli arabi in generale, abbiamo qualcosa da imparare da questo popolo. Dei valori che ci mancano ancora: lo spirito del rigore nel lavoro, dell'impegno serio, e anche privilegiare il bene comune”. Il racconto del primo giorno in Polonia si conclude con una bella preghiera di ringraziamento: “Grazie, Signore, tu mi hai appagato durante questa lunga giornata di amicizia e di bellezza. Donami un cuore che ascolta, un cuore in pace, un cuore saggio, per vivere intensamente questi giorni futuri nella tua amorevole presenza. Guarisci la mia anima, io ho sete della pace.... della Tua pace”. .
AFRICA/EGITTO - Il Presidente al Sisi sugli scontri settari: perseguiremo per legge chi vuole mettere un cuneo tra cristiani e musulmani
23/07/2016

Il Cairo – In Egitto tra musulmani e cristiani c'è uguaglianza di diritti e di doveri davanti alla legge, e lo Stato deve prestare attenzione “a tutti i tentativi di 'infilare un cuneo'” tra le due comunità. Per questo i responsabili di violenze e attacchi di matrice settaria saranno perseguiti e puniti secondo la legge, perchè “l'Egitto è uno Stato di diritto”. Così il Presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi ha espresso ieri, in maniera netta, la sua posizione riguardo agli scontri settari come quelli registrati negli ultimi tempi soprattutto nel governatorato di Minya, dove domenica scorsa un cristiano copto è stato ucciso da assalitori musulmani durante una rissa. L'appello alla concordia religiosa e la riaffermata intenzione di perseguire per legge gli artefici di violenze settarie sono stati espressi dal Presidente ex-Generale nel corso di una cerimonia di consegna di attestati militari.
Parlando durante la cerimonia, Al-Sisi ha sollecitato tutti a vivere e a favorire l'unità nazionale tra egiziani, ribadendo che cristiani e musulmani sono uguali davanti alla legge. A seguire, anche il Patriarca copto oerodosso Tawadros II, dopo un breve incontro con il Presidente al Sisi, in una dichiarazione diffusa dalla stampa egiziana ha invitato tutti a non offrire pretesti a chi vuole sfruttare gli avvenimenti per arrecare danno a una società che ha 90 milioni di cittadini e soffre per difficoltà economiche e penuria di risorse finanziarie, “perchè il loro obiettivo è la distruzione del nostro Paese”.
Gli interventi del Presidente al Sisi e del Patriarca Tawadros seguono quello dello Sheikh Ahmed al Tayyib, Grande Imam di al Azhar, che già era intervenuto con una dichiarazione pubblica, in cui invitava gli abitanti della regione a scegliere la via della ragione, per impedire il dilagare della sedizione settaria . . L'Organizzazione “Iniziativa Egiziana” ha conteggiato almeno 77 episodi più o meno gravi di violenza settaria avvenuti nella regione di Minya dopo la cosiddetta rivoluzione del 26 gennaio 2011. Finora, in molte occasioni, dopo i casi di scontri settari non si innescano processi penali per individuare e punire i responsabili delle violenze, ma si organizzano i cosiddetti “incontri di riconciliazione”, raduni pubblici ispirati dalle autorità locali per mettere a confronto i membri delle diverse comunità religiose dopo il consumarsi di scontri settari e indurli a pubblici atti di pacificazione. Una prassi da molti considerata inefficace, e che spesso finisce per garantire l'immunità agli artefici di atti violenti e intimidatori. .
AMERICA/COLOMBIA - Probabile accordo per mettere fine allo sciopero dei camionisti che dura da 45 giorni
23/07/2016

Duitama – Un appello al governo e ai trasportatori per raggiungere un accordo che consenta di mettere fine allo sciopero dei camionisti che da un mese e mezzo danneggia il paese, è stato lanciato da Sua Ecc. Mons. Misael Vacca Ramirez, Vescovo di Duitama-Sogamoso. Il Vescovo esorta a "mettere da parte il radicalismo e quindi a giungere ad una giusta soluzione, ma soprattutto in modo urgente", poiché questa situazione ha portato alla scarsità di beni di primo consumo e ha creato gravi situazioni di ordine pubblico in alcune regioni colombiane. Mons. Vacca, nella nota pervenuta a Fides, sottolinea che “il radicalismo impedisce il dialogo per il bene della Colombia", e deplora gli atti di violenza che si sono verificati nel dipartimento di Boyaca pochi giorni fa.
L’appello del Vescovo è stato reso noto proprio quando sembra si stia raggiungendo l'accordo definitivo fra le parti. Lo sciopero generale dei camionisti era stato indetto per chiedere agevolazioni sui camion, sul costo del carburante, sul pedaggio e sull'imposta sulla proprietà dei veicolo . La durata dello sciopero, 45 giorni, ha causato gravi perdite a ditte private e alla distribuzione del governo, inoltre in alcune zone manca il combustibile, materia prima per le fabbriche, e perfino il lavoro edilizio è fermo per mancanza di materiale. A tutto questo si aggiunge lo scontro tra polizia e manifestanti, arrivati a Bogotà per una marcia non autorizzata.

AMERICA/CILE - Tavolo di dialogo sul conflitto Mapuche: invitati i rappresentanti indigeni
23/07/2016

Temuco – Si è svolta a Temuco, mercoledì 20 luglio, la seconda sessione del "Tavolo di dialogo" per l'Araucania a cui ha partecipato Sua Ecc. Mons. Hector Vargas come facilitatore del dialogo. Al termine dell’incontro Mons. Vargas ha riferito alla stampa locale sulla partecipazione dei rappresentanti del CAM , principale rappresentanza mapuche.
Secondo le informazioni inviate a Fides, il Vescovo della diocesi di Temuco ha commentato la sua conversazione con Héctor Llaitul, uno dei principali rappresentanti del CAM: "Ho parlato con lui e gli ho fatto capire che esiste questo tavolo di dialogo, qual è il suo scopo, l'obiettivo, e che se vogliono venire con una proposta interessante, ragionevole, che riesca gradualmente a superare i conflitti, così come tutte le altre istituzioni, lo possono fare". Llaitul ha risposto che tali questioni devono essere trattate con calma, con il resto dei capi della CAM.
I partecipanti al Tavolo di dialogo si sono incontrati anche ieri, 21 luglio, per discutere sui temi della problematica indigena e della zona Mapuche. L'incontro si è svolto presso l'Universidad de la Frontera de Temuco, presenti 16 dei 21 membri.
Nell'Araucanía Cilena, il cosiddetto “conflitto Mapuche” contrappone dagli anni 90 il più grande e importante gruppo etnico del paese agli agricoltori e agli imprenditori a causa della proprietà delle terre, considerate dai Mapuche "patrimonio ancestrale". Negli ultimi mesi ci sono stati diversi episodi di violenti scontri fra indigeni mapuche e membri di alcune comunità di agricoltori della zona , ci sono stati anche diversi incendi di chiese per esprimere in modo violento la “causa mapuche”, ora il tavolo di dialogo sembra una prima soluzione per trattare insieme il problema .


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