ASIA/INDIA - Nomina del Rettore del Seminario filosofico “St. Francis Xavier” di Agra
02/09/2015

Città del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in data 5 marzo 2015 ha nominato Rettore del Seminario filosofico regionale “St. Francis Xavier” di Agra, il rev. Tharcius Britto.
Il nuovo Rettore è nato il 6 luglio 1960 ad Attipakkam, Tamil Nadu. Dopo il Seminario minore ha studiato filosofia al Morning Star College di Calcutta e teologia al Dharmaram College di Bangalore. E’ stato ordinato sacerdote il 27 aprirle 1991 ad Oriyur, in Tamil Nadu. Dopo aver svolto il ministero in parrocchia per alcuni anni, ha conseguito il Dottorato in filosofia a Roma, presso la Pontificia Università della Santa Croce. Quindi è stato formatore ed insegnante al Seminario filosofico regionale “St. Francis Xavier” di Agra, rettore del St. John’s Seminary a Jhansi, parroco e preside della Divine Merci School, a Jhansi. Dal 2012 è formatore ed insegnante al Seminario “St. Francis Xavier”.
ASIA/LIBANO - I Capi delle Chiese: le proteste di piazza rischiano di essere “infiltrate”
02/09/2015

Beirut - Le proteste popolari contro la classe politica che da settimane agitano il Libano rappresentano una legittima espressione di pressione “democratica” nei confronti di fazioni e personaggi politici screditati, responsabili in larga misura della crisi del sistema Paese. Ma allo stesso tempo "il ricorso alla piazza cela pericoli, in particolare quando le tensioni sono esasperate e le fiamme che circondano il Libano rischiano di minare la sua stabilità". E' un messaggio allarmato e pieno di messe in guardia quello uscito dal summit dei Capi delle Chiese e delle comunità cristiane ospitato nella giornata di ieri presso la Sede patriarcale maronita di Bkerké.
Nel testo letto e diffuso alla fine dell'incontro, pervenuto all'Agenzia Fides, i Patriarchi e gli altri rappresentanti cristiani hanno puntato i riflettori sul rischio delle “infiltrazioni di facinorosi tra i manifestanti pacifici”, denunciando gli atti di violenza e di vandalismo già verificatisi durante le manifestazioni organizzate nel centro di Beirut e invitando tutti ad anteporre “l'interesse nazionale agli interessi privati, per evitare che il Libano sprofondi verso l'ignoto e per preservarlo dalle tragedie che ci circondano, e che inquietano il nostro popolo”.
Riguardo alla paralisi istituzionale e politica in cui si dibatte il Paese dei Cedri, i Capi cristiani hanno avuto parole dure sull' “impotenza della classe dirigente, incapace di garantire i servizi più elementari che sono necessari per una vita dignitosa”. Ma i leader spirituali delle Chiese e delle comunità cristiane libanesi hanno soprattutto espresso considerazioni nette ed esplicite circa la “tabella di marcia” che i politici devono seguire per uscire dalla crisi. Secondo i Patriarchi e gli altri capi cristiani, occorre a ogni costo iniziare con l'elezione del Capo di Stato, “in conformità alle norme costituzionali”, ponendo fine allo stallo e ai veti incrociati che hanno reso vacante la massima carica dello Stato dal maggio 2014. I leader che hanno preso parte al “summit” sottolineano con decisione che la scelta del nuovo Presidente deve precedere la convocazione di nuove elezioni politiche, opponendosi a chi sostiene che la crisi istituzionale si può superare solo sciogliendo il Parlamento e chiamando il popolo alle urne. Il governo in carica – si legge nel messaggio – deve rimanere in carica almeno fino a quando non viene eletto il Presidente. E in futuro, un nuovo governo dovrà mettere mano a riforme elettorali e istituzionali per evitare nuove paralisi e vuoti di potere.
All'incontro di Bkerkè hanno preso parte, tra gli altri, il Patriarca maronita Boutros Bechara Rai, il Patriarca greco ortodosso di Antiochia Yohanna X, il Catholicos armeno apostolico Aram I, il Patriarca melchita Gregoire III, il Patriarca siro cattolico Ignatius Yussef III e l'Arcivescovo Gabriele Caccia, Nunzio Apostolico in Libano. All'incontro avrebbero dovuto prendere parte anche i rappresentanti delle comunità islamiche libanesi. Finora non sono state fornite ufficialmente le ragioni che hanno portato all'annullamento del summit islamo-cristiano. Secondo i media libanesi, la riunione sarebbe stata rinviata per la mancata partecipazione di alcuni leader musulmani. .
ASIA/COREA DEL SUD - Giovani amici dell’ambiente, a partire da piccole pratiche quotidiane
02/09/2015

Seul – Tutelare l’ambiente, rispettare la natura, adottare nuovi stili di vita a partire dalla piccole pratiche quotidiane: con questo spirito alcuni giovani che hanno prestato servizio volontario durante la visita di Papa Francesco in Corea hanno lanciato una campagna che prende lo spunto dalla recente enciclica di Papa Francesco, Laudato si’.
Come riferito a Fides dall’arcidiocesi di Seul, la campagna è stata lanciata, a partire dai social network, a un anno dalla visita del Papa “per incoraggiare i giovani a concretizzare gli insegnamenti del Santo Padre nella vita quotidiana”. Lo slogan scelto è “Asciughiamo le lacrime della terra come Veronica asciugò il volto di Gesù”.
Nei giorni scorsi circa 70 giovani si sono riuniti al centro cattolico di Myeongdong, a Seul, e hanno ricevuto l’incoraggiamento del Cardinale Yeom Soo-jung, arcivescovo della città: “Voglio esprimere la mia sincera gratitudine a tutti voi, per aver offerto il vostro servizio durante la visita del Santo Padre. Ora, avete iniziato una campagna significativa che raggiunge chiunque abbia a cuore l'ambiente”, ha detto il Cardinale ai presenti.
Attraverso la pagina Facebook ufficiale della campagna, i giovani partecipanti possono annunciare il loro impegno e aderire alla campagna, raccontando e condividendo le piccole scelte quotidiane in favore della salvaguardia della natura. La campagna promuove, ad esempio, l’uso di fazzoletti di stoffa al posto di quelli di carta. Per innescare un circolo virtuoso, dei fazzoletti possono essere acquistati attraverso la casa editrice dell'arcidiocesi di Seul e i profitti dei fazzoletti saranno utilizzati per sostenere iniziative di protezione dell'ambiente.
ASIA/ISRAELE - Sciopero a oltranza delle scuole cristiane contro le “misure discriminatorie” del governo
02/09/2015

Gerusalemme - Le scuole cristiane in Israele iniziano uno sciopero ad oltranza da oggi, 1 settembre, giorno in cui in tutto il Paese inizia il nuovo anno scolastico. Attraverso la misura estrema della sospensione di tutte le attività scolastiche, esse intendono protestare contro le politiche dello Stato ebraico nei loro confronti, giudicate “discriminatorie”. Lo riferiscono le fonti ufficiali del Patriarcato Latino di Gerusalemme, ricostruendo i motivi e i vari passaggi del contenzioso che da tempo vede contrapposte le scuole cristiane alle autorità politiche israeliane.
Alla radice della protesta ci sono le restrizioni di bilancio imposte dallo Stato ebraico. In pochi anni, i contributi pubblici alle scuole cristiane sono diminuiti del 45%, costringendo gli istituti ad aumentare le rette scolastiche a carico delle famiglie, spesso dotate di redditi bassi, sotto la media nazionale
Secondo gli organismi di coordinamento delle scuole cristiane, tali misure mettono a rischio l'esistenza stessa degli istituti educativi animati dalle Chiese e dalle comunità cristiane presenti in Israele. Le estenuanti trattative - durate otto mesi - tra il Comitato di rappresentanza delle scuole cristiane e il Ministero dell'educazione israeliano non hanno portato a soluzioni considerate accettabili. Il Ministero chiedeva la trasformazione delle scuole cristiane in scuole statali. Una proposta respinta, perchè secondo gli organismi rappresentativi delle scuole cristiane, essa avrebbe portato alla fine del contributo originale fornito da quella realtà educativa, e avrebbe inferto “un tragico colpo alla presenza cristiana in Terra Santa”.
Lo scorso 27 maggio, le scuole cristiane d'Israele – frequentate da 30mila studenti, dei quali solo la metà sono cristiani - avevano organizzato una manifestazione senza precedenti per denunciare le politiche discriminatorie di cui si sentono fatte oggetto da parte del governo .
Prima del fallimento definitivo dei negoziati, il Presidente israeliano Reuven Rivlin aveva convocato i rappresentanti delle scuole cristiane e il Ministro israeliano della Pubblica Istruzione Naftali Bennet per tentare una mediazione . L'Ufficio delle scuole cattoliche in Israele, che aveva in un primo tempo espresso un giudizio positivo rispetto all'iniziativa presidenziale, adesso ha diffuso un comunicato, pervenuto all'Agenzia Fides, in cui essa viene definita come un escamotage "per prendere tempo" e "porre fine alla protesta.". Lo sciopero a oltranza – si legge nel comunicato – verrà sospeso solo quando le richieste delle scuole cristiane verranno pienamente esaudite. .
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Per l’evangelizzazione:
Perché i catechisti siano nella propria vita testimoni coerenti della fede che annunciano.
02
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