AMERICA/VENEZUELA - Nomina del Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie, d. Ricardo E. Guillén Davila
10/07/2020

Città del Vaticano – Il Cardinale Luis Antonio G. Tagle, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, il 3 aprile 2020 ha nominato Direttore nazionale delle Pontificie opere Missionarie in Venezuela, per un quinquennio , don Ricardo E. Guillén Davila, del clero arcidiocesano di Caracas.
Il nuovo Direttore nazionale, venezuelano, ha conseguito il Diploma in missiologia e la Licenza in teologia biblica alla Pontificia Università Urbaniana, a Roma. E’ stato missionario fidei donum a Lichinga, in Mozambico, direttore del Segretariato arcidiocesano di Caracas, viceparroco e parroco. Attualmente è parroco a Caracas, direttore nazionale del dipartimento dell’Animazione biblica della Conferenza episcopale, Segretario nazionale delle POM, Coordinatore del progetto missionario Ad gentes della Chiesa del Venezuela con la diocesi di Tete, in Mozambico, Delegato per le missioni dell’arcidiocesi di Caracas.
AFRICA/GHANA - Covid-19: per i Vescovi “troppe persone non rispettano i protocolli di sicurezza nelle manifestazioni per il voto di dicembre”
10/07/2020

Accra – “Siamo preoccupati per l’alto numero di persone che disdegnano le misure precauzionali per il Covid-19 nelle manifestazioni in preparazione delle elezioni parlamentari e presidenziali del Paese che si terranno nel dicembre 2020” afferma una dichiarazione firmata dal Presidente della Conferenza episcopale del Ghana, Sua Ecc. Mons. Philip Naameh, Arcivescovo di Tamale.
In particolare il messaggio fa riferimento a quanto accaduto durante le elezioni primarie per scegliere i candidati alle elezioni parlamentari del New Patriotic Party , alle operazione di registrazione degli elettori, all’adunanza nella quale è stato annunciato il candidato alla Vice Presidenza del candidato presidenziale del National Democratic Congress .
Ricordando a tutti che la crisi di Covid-19 non si è affatto conclusa, i Vescovi affermano che gli ultimi aggiornamenti del Servizio sanitario del Ghana indicano che i casi di coronavirus del Paese sono in aumento.
"Per quanto riconosciamo che i tassi di guarigione sono ugualmente impressionanti", osservano i Vescovi, "l'aumento del numero di casi positivi non è una buona notizia. Lo stesso si può dire del tasso di mortalità, che è anche in aumento”. Il Ghana ha 22.822 casi di coronavirus confermati con 129 morti su una popolazione di circa 31 milioni di persone, mentre le persone guarite sono 17.564.
I Vescovi incoraggiano i ghaniani a registrarsi per il voto di dicembre, ma li esortano anche ad assumersi la responsabilità personale di osservare i protocolli sanitari necessari, in particolare quelli sul distanziamento sociale e sull'uso delle mascherine.
Nel messaggio si loda la recente direttiva emanata dalla Commissione elettorale per prevenite il sovraffollamento in alcuni centri di registrazione attraverso un sistema di gestione delle persone in fila. Secondo la direttiva, i primi 150 richiedenti verrebbero forniti di un numero e divisi in due gruppi. Il primo gruppo dove registrarsi al mattino mentre l'altro più tardi, nel corso della giornata.
Nel complimentarsi per questa iniziativa, i Vescovi chiedono al governo di fornire alla Commissione elettorale più personale di sicurezza per garantire il rigoroso rispetto dei protocolli dei centri di registrazione.,I Vescovi concludono invitando tutti a "accettare la realtà del Covid-19 e quindi modificare i loro comportamenti per conformarsi alle linee guida sulla sicurezza”.
AFRICA/EGITTO - A al Moqattam chiesa e moschea costruite sullo stesso terreno, nel segno dell’unità nazionale
10/07/2020

Il Cairo – La data di inaugurazione non è ancora stata annunciata, ma sono già visibili anche da lontano le sagome imponenti della chiesa e della moschea, costruite una accanto all’altra, sullo stesso terreno di due acri, nel distretto urbano di al Moqattam, sobborgo nord-orientale del Cairo. Il complesso architettonico “una chiesa e una moschea” non prevede nessuna barriera di divisione tra i due luoghi di culto, destinati a condividere servizi e spazi comuni. Si tratta della realizzazione di un progetto fortemente voluto dall’ex parlamentare egiziano Nabil Luke al-Babawi, noto per le sue iniziative volte a favorire la concordia nazionale e la convivenza solidale tra le diverse componenti della società egiziana.
L’idea di far sorgere chiesa e moschea una accanto all’altra, come segno della vicinanza che unisce cristiani e musulmani egiziani nella comune identità nazionale, si affacciò nella mente di al Babawi nel 2013, l’anno funestato da decine di assalti e attentati contro le chiese da parte dei gruppi islamisti, in seguito alla destituzione del Presidente Mohamed Morsi. Secondo il progetto sponsorizzato da al Babawi, nella stessa area condivisa tra chiesa e moschea sorgerà una biblioteca, dove si potranno consultare e acquistare libri di spiritualità, teologia e argomenti religiosi cristiani e musulmani, con cataloghi da cui saranno banditi solo libri e prodotti editoriali ispirati dal fanatismo religioso e utilizzati come strumenti di propaganda da chi disprezza il credo degli altri.
Il progetto definitivo – riferisce al Badawi in alcune dichiarazioni riportate anche da CoptsToday - prevede anche la costruzione nella stessa area di luoghi di intrattenimento e ludoteche per bambini. In tal modo, cristiani e musulmani potranno lasciare i loro bambini a giocare insieme in giardino o in ludoteca, mentre partecipano ai riti religiosi, e anche questo, secondo gli ispiratori del progetto, aiuterà le nuove generazioni a crescere al riparo dalla propaganda e dalle insidie dei settarismi. I fautori dell’iniziativa presentano il progetto di al Moqattam come un esperimento pilota, da replicare in altri quartieri del Cairo e in altre città egiziane, anche grazie al contributo di uomini d’affari musulmani e cristiani.
La volontà di realizzare progetti architettonici volti a favorire anche dal punto di vista urbanistico la convivenza solidale tra le diverse identità di fede del popolo egiziano appare come un tratto distintivo dell’attuale leadership nazionale: basti pensare alla nuova Cattedrale copta e alla Grande Moschea costruite per volontà del Presidente Abdel Fattah al Sisi, nell'area urbana a 45 km dal Cairo, destinata a diventare la nuova capitale amministrativa dell'Egitto. .
VATICANO - Nigeria, Sierra Leone, Ecuador e Bolivia destinatarie degli aiuti del Fondo POM per l’emergenza Covid
10/07/2020

Città del Vaticano – In molte diocesi dei territori di missione, le gravi conseguenze della pandemia di Covid-19, di natura sanitaria, sociale ed economica, si sono aggiunte a situazioni già drammatiche, come nel caso delle diocesi nigeriane, che hanno chiesto l’aiuto del Fondo di emergenza istituito da Papa Francesco presso le Pontificie Opere Missionarie per sostenere le Chiese dei paesi di missione di fronte all’emergenza Covid-19 .
Nell’Arcidiocesi di Kaduna il severo impatto del Covid-19 ha aumentato le sofferenze della popolazione già duramente provata dagli attacchi terroristi contro le comunità cristiane che hanno causato morti, feriti e numerosi sfollati, oltre ad un clima generale di paura. A soffrirne maggiormente sono i bambini poveri e vulnerabili, che cercano rifugio nelle parrocchie, ma i sacerdoti non hanno i mezzi materiali per sostenerli, poiché senza celebrazioni eucaristiche non riescono neanche a raccogliere le offerte per il loro sostentamento quotidiano. Gli aiuti inviati dal Fondo POM serviranno a sostenere gli operatori pastorali e il personale impiegato nelle parrocchie, oltre ad acquistare i kit di protezione sanitaria necessari per fronteggiare la pandemia. Infatti in quest’ultimo mese si è verificato un aumento delle infezione poiché nella regione molti rifiutano il confinamento e il rispetto delle norme di prevenzione, a causa dell’alto tasso di analfabetismo.
Anche la diocesi di Maiduguri negli ultimi anni ha subito pesanti danni dagli assalti dei gruppi terroristici di Boko Haram che hanno distrutto circa 300 chiese e centri pastorali, centri sanitari e scuole, lasciando morti e feriti oltre a provocare numerosi sfollati. Ci sono un gran numero di vedove, di orfani e di sfollati interni, di cui la diocesi si prende cura, trovandosi di fronte ulteriori difficoltà causate dalla pandemia. Necessita quindi un aiuto per il personale diocesano, lo staff medico, i preti che assistono le comunità nelle zone più remote, e per l’acquisto di materiale di protezione sanitaria.
La diocesi di Osogbo, giovane diocesi rurale creata nel 1995, ordinariamente trae i principali mezzi di sostentamento per le sue attività e per gli operatori pastorali, dalle collette durante le messe domenicali e da altre offerte che vengono dalla generosità dei fedeli. L’isolamento ha chiuso le chiese e fermato le attività pastorali, per cui la diocesi ha cercato di ridurre o eliminare le spese, ma nonostante questo ha bisogno di un aiuto esterno per assicurare un sostegno minimo agli operatori pastorali e alle comunità religiose.
Anche la diocesi di Ilorin copre un territorio rurale, a maggioranza musulmana, dove i cattolici sono appena il 4%, quasi tutti contadini, agricoltori, piccoli commercianti, con bassa istruzione o analfabeti. E’ quindi oltremodo difficile, con le conseguenze dell’isolamento, assicurare un sostegno agli operatori pastorali, che generosamente si dedicano all’assistenza e all’annuncio del Vangelo.
I fedeli dell’Arcidiocesi di Freetown, in Sierra Leone, come quelli di tutte le regioni in cui è stata decretata la chiusura delle chiese, negli ultimi tempi hanno potuto partecipare alla messa solo attraverso le trasmissioni radiofoniche e in internet. In questo modo i cristiani che non si sono potuti riunire non hanno avuto neanche la possibilità di provvedere al sostentamento dei loro sacerdoti, delle religiose e dei catechisti impegnati nella promozione umana e nell’annuncio del Vangelo. In particolare necessita un sostegno alle scuole gestite dalla Chiesa, che svolgono un importante lavoro di formazione e di educazione delle giovani generazioni.
Anche in America latina ci sono circoscrizioni ecclesiastiche affidate al Dicastero Missionario dove la Chiesa non è ancora sufficientemente sviluppata per le particolari situazioni sociali ed economiche locali. In particolare il Fondo di emergenza delle POM ha inviato aiuti al Vicariato apostolico di Puyo, in Ecuador, che saranno utilizzati in particolare per sostenere il servizio sanitario per la popolazione amazzonica, ed al Vicariato apostolico di Beni, in Bolivia, una delle zone maggiormente colpite dal coronavirus. La popolazione soffre non solo per il pericolo costante di ammalarsi ma anche per la mancanza di risorse economiche. La Chiesa distribuisce viveri e medicinali alle famiglie più bisognose, condividendo con loro un momento di preghiera, rispettando sempre le norme di sicurezza sanitaria.
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