ASIA/MYANMAR - “Embargo di armi all’esercito birmano per fermare la pulizia etnica dei Rohingya”
22/09/2017

Yangon – Adottare misure immediate per fermare la pulizia etnica dell'esercito del Myanmar contro il popolo Rohingya e avviare un embargo della vendita di armi al Myanmar: è quanto chiede l’Ong di ispirazione cristiana “Christian Solidarity Worldwide” al Consiglio Onu dei diritti umani. In una nota inviata a Fides CSW invita il Consiglio Onu dei diritti umani a “intraprendere misure per esercitare pressioni sui militari in Birmania, in particolare un embargo globale sulle armi e la sospensione dei programmi di formazione militare per l'esercito della Birmania”. CSW auspica una risoluzione Onu che "chieda la fine delle morti civili e l'accesso immediato per l’assistenza umanitaria a tutti i bisognosi, indipendentemente dalla loro religione o etnia, nello stato di Rakhine".
Mervyn Thomas, Direttore di CSW, dichiara a Fides: “La tragedia in corso sul confine Bangladesh-Myanmar nelle ultime tre settimane è veramente spaventosa. La comunità internazionale deve agire per fermare la pulizia etnica che ha generato lo spostamento di almeno 400.000 civili Rohingya, l'uccisione di migliaia di persone e la distruzione di centinaia di villaggi. L'esercito del Myanmar è responsabile di questa crisi”.
Secondo il Direttore, “negli ultimi sei anni la Birmania ha iniziato un periodo di fragili riforme e di democratizzazione che abbiamo accolto con favore. In questo momento, tuttavia, crediamo che la crisi sia così grave che è vitale che un messaggio forte sia inviato ai militari: non si può continuare ad uccidere indiscriminatamente. Il comandante a capo dell'esercito, il generale maggiore Min Aung Hlaing, è l'unica persona che ha il potere di fermare questa situazione. La comunità internazionale deve intervenire per fare pressione su di lui”. CSW ricorda che l’esercito birmano sta violando i diritti umani anche nel conflitto con altre minoranze etniche come i cristiani Kachin e gli Shan.
La popolazione musulmana di etnia Rohingya è una delle minoranze più perseguitate del mondo ed è apolide in seguito a una legge introdotta in Birmania nel 1982, che revoca il diritto di cittadinanza alle persone di quell’etnia, anche se vivono da generazioni nello stato birmano di Rakhine. Nel 2012 la violenza nello Stato di Rakhine ha causato migliaia di sfollati e nell'ottobre 2016 l'esercito birmano ha lanciato una nuova offensiva militare contro i civili di Rakhine dopo che un piccolo gruppo armato dei Rohingya, l'ARSA , ha attaccato alcuni convogli militari di frontiera dell’esercito birmano.
ASIA/GIAPPONE - Il Cardinale Filoni a Osaka: La Chiesa non è una 'agenzia di servizi'
22/09/2017

Osaka - La possibilità di ritrovare slancio nell'annuncio del Vangelo, in Giappone come altrove, “non riposa nelle metodologie messe in campo dagli apparati ecclesiali, ma nel ritornare sempre a fare esperienza della carità di Cristo”. E solo riattingendo a tale sorgente che le persone coinvolte nella missione apostolica possono sfuggire al pericolo di ripiegarsi sui propri attivismi, fino al punto di dimenticare che la propria “missione primaria, come quella di Gesù, è annunziare ai poveri un messaggio di grazia e proclamare la liberazione all’uomo vittima di tante oppressioni”. Sono questi alcuni degli spunti di riflessione che il Cardinale Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei popoli, ha voluto suggerire con le parole rivolte prima ai Vescovi e poi a sacerdoti, religiosi, religiose e laici cattolici della regione di Osaka, nel quinto giorno della sua visita in terra giapponese.
Ai Vescovi della regione di Osaka, incontrati nel primo pomeriggio, il Prefetto del Dicastero missionario ha richiamato il pericolo di far apparire la Chiesa come una 'agenzia di servizi'. Le opere animate dalla Chiesa nel campo educativo, sociale e sanitario in collaborazione con le autorità civili, sono state per decenni “un segno concreto di incoraggiamento e di sostegno a tutto il Popolo giapponese, che ha attraversato momenti assai difficili dopo la Seconda Guerra Mondiale”, suscitando anche la simpatia di tante persone, Ma nella situazione presente – ha rilevato il Cardinale Filoni - “non possiamo ignorare il rischio che il personale apostolico diventi un «burocrate» della situazione in campo educativo o sociale, sostenuto dal Governo, dal momento che si rischia di cadere nella dinamica della competitività”. Non di rado – ha ricordato il porporato, offrendo un'immagine concreta di tale possibile involuzione - “le attività parrocchiali connesse, ad esempio, al funzionamento di asili e scuole, o le frequenti riunioni finiscono per portare via molto tempo, limitando quello per la pastorale in ordine alla fede e alla catechesi dei fedeli”. Per porre un argine a queste derive – ha suggerito il Cardinale Filoni – conviene in certe situazioni “ripensare il nostro ruolo nei vari settori del servizio sociale”. E se i servizi che la Chiesa rende nei vari campi “non fossero adeguati al fine che è propriamente suo” - ha rimarcato il Prefetto di Propaganda Fide - “allora i Vescovi devono avere il coraggio di ripensare come ridare la precedenza a tale scopo missionario”. Ai rappresentanti presenti dell'episcopato giapponese, il Cardinale Filoni ha anche rivolto un incoraggiamento a intensificare la già avviata cura pastorale degli immigrati cattolici, che “potranno ben integrarsi nella cultura e diventare una risorsa promettente per l’evangelizzazione di questa terra”.
Nel pomeriggio di giovedì 21 settembre, incontrando sacerdoti, religiosi e laici della regione ecclesiastica di Osaka, il Cardinale Filoni ha riproposto i fattori che possono rinnovare un autentico slancio missionario anche in terra giapponese, alla luce di quanto viene costantemente suggerito dal magistero di Papa Francesco. Il Giappone - ha rilevato il Prefetto del Dicastero missionario - “non è immune dai mali che affliggono il nostro secolo: la secolarizzazione, l’indifferentismo religioso, il soggettivismo etico, la perdita del senso del sacro, che affliggono molte antiche comunità cristiane occidentali”. Sono trascorsi quattro secoli e mezzo da quando il Vangelo è stato annunciato per la prima volta nell'arcipelago giapponese, e i cristiani rappresentano una piccola percentuale della popolazione, mentre la maggior parte del popolo giapponese ancora considera il cristianesimo come un elemento «estraneo» alla propria cultura. Davanti a questa situazione di fatto – ha aggiunto il Cardinale Filoni – si può pensare di trovare riparo in una pastorale “di conservazione”, che si concentri sulla cura delle strutture e dei pochi fedeli, magari ponendo la propria fiducia in metodologie pastorali presentate come più 'moderne'. “Eppure” ha notato il Prefetto di Propaganda Fide “il Papa più volte ha ripetuto che la missione non riposa nelle metodologie messe in campo dagli apparati ecclesiali, ma nel ritornare sempre a fare esperienza della carità di Cristo.  Il problema è di fede; manca l’incontro con Cristo vivo nella carità, manca l’intima relazione con Lui nella preghiera; quando tutto ciò è carente il volto della Chiesa si offusca, la missione perde forza e la conversione retrocede”. Invece, nella attuale società giapponese, segnata anche dalla solitudine degli anziani, dalla riduzione della natalità, dall’alto tasso di suicidi, la Chiesa può ritornare a offrire parole di conforto per tutti solo se torna a proporre il messaggio di salvezza in Cristo. Il Cardinale Filoni ha riproposto a questo riguardo il modello di Santa Teresa di Calcutta: “Non preoccuparti dei numeri. Aiuta una persona alla volta e inizia sempre con la persona più vicina a te”, consigliava Madre Teresa. Si tratta della stessa modalità evangelizzatrice di Gesù: annunciare la buona notizia del Regno di Dio guardando negli occhi le singole persone, sia nelle parrocchie, come negli ospedali, nelle scuole, nei luoghi di lavoro o nelle strade, ovunque”. .
Link correlati :Discorso del Card. Filoni ai Vescovi della regione di Osaka Discorso del Card. Filoni a sacerdoti e fedeli della regione di Osaka
AFRICA/NIGERIA - Erezione a Diocesi del Vicariato Apostolico di Bomadi e nomina del primo Vescovo
22/09/2017

Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco, in data odierna, ha elevato a Diocesi il Vicariato Apostolico di Bomadi , con la medesima denominazione e configurazione territoriale, rendendola suffraganea della sede metropolitana di Benin City. Il Papa ha nominato primo Vescovo della Diocesi di Bomadi, S. E. Mons. Hayacinth Oroko Egbebo, M.S.P., finora Vicario Apostolico della medesima sede.
La diocesi di Bomadi copre una superficie di 13.140 kmq, ha una popolazione di 2.994.321 abitanti di cui 37.682 cattolici. Ci sono 24 parrocchie e 2 chiese, 23 sacerdoti diocesani e 11 sacerdoti religiosi, 11 fratelli non sacerdoti e 63 religiose, 51 seminaristi maggiori.
ASIA/INDIA - La “legge anti-conversione” in Jharkhand: fonte di violenza e polarizzazione religiosa
22/09/2017

Ranchi – Le “leggi-anti conversione”, che di fatto sono strumenti per coartare la libertà religiosa, continuano a destare preoccupazione e polarizzare la società indiana: lo racconta all’Agenzia Fides il gesuita p. Michael Kerketta, teologo indiano e docente a Ranchi, capitale dello stato indiano di Jharkhand, nell'India settentrionale.
Il Jharkhand è diventato di recente il nono stato dell’India ad approvare e far entrare in vigore un provvedimento “contro le conversioni religiose”, quando il suo governatore, Draupadi Murmu, ha firmato il 5 settembre un disegno di legge “Freedom of Religion Bill” .
“Il provvedimento colpisce le comunità religiose non indù come cristiani, musulmani, sikh, e altre comunità locali. E’ nostro compito denunciare un’ingiustizia che viola la libertà di coscienza e di religione ed è contro la Costituzione. Per questo sabato 23 settembre ci riuniremo in un incontro pubblico a Ranchi, come membri di diverse comunità religiose, inclusi gli indù, per manifestare pacificamente il nostro dissenso”, informa il gesuita.
“Il governo del Jharkhand è in mano al Baratya Janata Party, il partito nazionalista indù che governa anche l’esecutivo nazionale, con il Premier Narendra Modi. I gruppi estremisti indù nello stato di Jharkhand sono forti e hanno ampio spazio nella società. Nei giorni scorsi a Ranchi cortei anticristiani e di militanti violenti hanno agitato la città. Alcuni cristiani sono in carcere per false accuse di aver promosso conversioni”, rileva p. Kerketta.
Il gesuita ricorda e sostiene la lettera aperta scritta nei giorni scorsi dal Vescovo Theodore Mascarenhas, Segretario generale della Conferenza episcopale indiana al Premier indiano Narendra Modi, in cui si nota la campagna di odio e ostilità verso le minoranze religiose, promossa dal Primo Ministro del Jharkhand, Raghubar Das, e dal suo esecutivo. “Se non sarà messa immediatamente sotto controllo, potrebbe portare lo stato e la sua popolazione su un sentiero di violenza e di odio”, avverte il Vescovo. La lettera ricorda che “la Chiesa cattolica si oppone con forza alle conversioni forzate. Ma allo stesso tempo essa afferma il suo diritto di predicare, praticare e diffondere la fede”. I cristiani, se pur vittime di violenza, nota la missiva, “non risponderanno con la violenza” ma continueranno a lavorare per i poveri e gli emarginati con “l’istruzione , l’assistenza medica e altre attività sociali”.
“Attualmente a Ranchi non si registra violenza sociale o religiosa, ma il clima sociale resta teso e come comunità di minoranze siamo preoccupati per le aggressioni di gruppi radicali induisti”, conclude p. Kerketta
A partire dall’anno 2000, una legislazione “anti-conversioni” è stata adottata da sei stati indiani: in Chhattisgarh nel 2000; in Tamil Nadu nel 2002 ; in Gujarat nel 2003; e in Rajasthan nel 2006 ; in Himachal Pradesh nel 2007, Jharkhand nel 2017. In passato primi provvedimenti di tale risma furono adottati in Odisha nel 1967, in Madhya Pradesh nel 1968 e Arunachal Pradesh nel 1978 . Attualmente una legge anti conversione è dunque in vigore ed è esecutiva in sei stati su nove . In Gujarat è necessario un permesso scritto prima che un individuo possa convertirsi a una nuova fede religiosa, mentre in altri casi si richiede una “notifica” alle autorità civili o alla magistratura.
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