ASIA/KAZAKHSTAN - Dimissioni di Nazarbayev: “La libertà religiosa uno dei suoi fiori all’occhiello”
22/03/2019

Astana - “Non credo che le dimissioni improvvise di Nursultan Nazarbayev possano portare grandi sconvolgimenti nella situazione della libertà religiosa in Kazakhstan: il presidente dimissionario considerava la libertà delle chiese e delle religioni come uno dei suoi fiori all’occhiello. Si tratta, però di una libertà di culto posta sotto uno stretto controllo, per il timore della crescita di gruppi fondamentalisti islamici. Probabilmente, Kassym-Jomart Tokayev, il successore di Nazarbayev da lui stesso indicato, continuerà sulla stessa strada: non credo che cambi la politica religiosa perché il nuovo leader è di formazione cinese e l'impostazione cinese è quella di un controllo delle religioni”. Lo dichiara all’Agenzia Fides don Edoardo Canetta, per vent'anni missionario in Kazakistan nel ruolo di parroco e docente universitario, oggi docente alla Accademia Ambrosiana a Milano, commentando l’improvvisa rinuncia al ruolo di Presidente del Kazakhstan da parte di Nursultan Nazarbayev, alla guida del paese dal 1990.
“Takaev ha studiato a Pechino. Ho avuto modo di conoscerlo personalmente e lo ritengo una persona molto preparata e al di sopra delle parti. Era rimasto scottato nel 2001, in seguito all’attacco delle Torri Gemelle, perché, da Ministro degli Esteri, aveva aperto al dialogo con i Talebani, che all’epoca governavano l’Afghanistan, dando inizio alle trattative per il loro riconoscimento diplomatico. Questa scelta gli è stata fatta pesare moltissimo dopo l’attentato”, ricorda don Canetta, che aggiunge: “Ho sempre pensato che potesse essere Takaev il nuovo leader del Paese, perché da una parte è un uomo del presidente; dall’altra gode di una sua visibilità: è colui che ha firmato un trattato molto importante e famoso per i kazaki, quello dei confini con la Cina”.
Parlando del leader dimissionario, don Canetta rileva: “Su Nazarbayev, posso dire che ha fatto questa scelta intelligente sulla base di ciò che è successo in Uzbekistan: quando morì Karimov, la sua famiglia fu messa sotto accusa. Volendo evitare una situazione simile, Nazarbayev ha iniziato a cedere le redini del paese: dopo aver fatto passare, a livello istituzionale, la sua immunità per qualsiasi forma di reato, sta cercando di proteggere anche chi lo ha appoggiato nel corso degli anni. Il problema è che al momento in Kazakhstan continua a non esserci una vera opposizione al governo”, conclude don Canetta.
Intanto, mentre il Parlamento kazako ha approvato il cambiamento del nome della Capitale da Astana a Nursultan, in onore del presidente uscente, il paese sta attraversando una fase di crisi economica dovuta al calo del prezzo del petrolio.
In Kazakhstan convivono moltissime comunità di nazionalità e confessioni religiose differenti: secondo dati ufficiali forniti dal Ministero degli Esteri kazako, su 17 milioni di abitanti, al 70% musulmani, circa il 26% è costituito da cristiani, l’1% dei quali è di fede cattolica.
AMERICA/NICARAGUA - Riprende il dialogo governo-opposizione: liberazione dei prigionieri politici e riforma elettorale
22/03/2019

Managua - "Oggi, mercoledì 20 marzo 2019, grazie al lavoro del signor Nunzio apostolico, come testimone e accompagnatore del dialogo, e dell'inviato del Segretario Generale dell'Organizzazione degli Stati Americani , e dato l'avvicinamento tra le parti, sono ripresi i negoziati" del dialogo nazionale. Lo afferma un comunicato congiunto del governo e dell'opposizione, pervenuto all'Agenzia Fides dopo la conferenza stampa durante la quale il Nunzio, Mons. Waldemar Stanislaw Sommertag, ha letto l'agenda dei lavori.
Nel testo, le due parti comunicano l'impegno formalmente assunto dal governo di liberare nel termine massimo di novanta giorni tutte le persone arrestate "nel contesto dei fatti accaduti dopo il 18 aprile 2018", ovvero coloro che sono considerati prigionieri politici dall'opposizione e dalla comunità internazionale. La decisione è stata presa per sbloccare l'impasse degli ultimi giorni ed ha permesso altri due passi del processo di dialogo: la richiesta formale congiunta di un mediatore dell'OSA e l'accordo per un immediato lavoro del tavolo bipartisan per la riforma elettorale. Nella sessione ci si è accordati anche sulla ripresa dei lavori secondo una roadmap comprendente altri quattro punti, e si è stabilito di chiedere la collaborazione della Croce Rossa al tavolo del dialogo al fine di concretizzare la liberazione dei prigionieri.
AMERICA/COLOMBIA - Manifestazioni per il rispetto degli accordi di pace del 2016, il paese è diviso, la violenza continua
22/03/2019

Bogotà – Migliaia di persone sono scese in strada in diverse città della Colombia, il 18 e 19 marzo, per manifestare a favore della “Giustizia Speciale per la Pace” , chiedendo al presidente Iván Duque di rispettare i termini dell'accordo firmato nel 2016 tra l'allora presidente Juan Manuel Santos e le FARC . Duque chiede che la legge applicata dalla JEP includa pene detentive severe e il risarcimento per le vittime di crimini di guerra e le violazioni dei diritti umani, cosa che non era prevista nell'accordo originale, in seguito al quale circa 13.000 membri delle FARC avevano abbandonato le armi e formato un partito politico. Tuttavia il presidente Duque non ha una maggioranza solida al Senato né alla Camera dei Rappresentanti, quindi la sua intenzione di cambiare l'accordo, uno dei temi principali della campagna elettorale, potrebbe essere respinta.
La Colombia è ancora divisa tra quanti approvano l'ingresso delle FARC come gruppo politico, dopo la firma dell'accordo di pace, e i settori più conservatori, che invece chiedono la detenzione degli ex combattenti, per aver partecipato allo scontro violento che ha lasciato 260.000 morti in più 50 anni.
Mentre nella capitale il tema principale di discussione è questo, in altri posti della Colombia la violenza dei gruppi armati continua, al punto di obbligare Mons. César Alcides Balbín Tamayo, Vescovo della diocesi di Caldas en Antioquia, a disporre l'immediato spostamento di un sacerdote, don Raúl Mejía Valencia, della parrocchia di San Antonio de Padua, nel comune di Armenia Mantequilla. Nel comunicato della diocesi inviato a Fides, si conferma che le minace al sacerdote sono state verificate anche dalle autorità locali. Mons. Balbín Tamayo "condanna le minacce contro la vita, l'integrità e i beni, non solo del parroco, ma di tutti gli abitanti di quella zona di Antioquia, che vivono sotto questo flagello". Il comunicato si conclude con la richiesta alle autorità di una presenza effettiva in questa zona.
Secondo la nota pervenuta a Fides, migliaia di persone, inclusi ex combattenti delle FARC e membri delle Forze Armate, hanno manifestato la loro intenzione di sottomettersi al JEP, che contempla pene più miti della giustizia ordinaria. Tra questi ci sono anche civili ed ex funzionari governativi accusati di aver sostenuto gli squadroni paramilitari di destra. Nel 2016, secondo i termini dell'accordo di pace, circa 13.000 membri del gruppo ribelle, compresi quasi 7000 ex combattenti delle FARC, hanno abbandonato le armi e hanno dato vita ad un partito politico come parte del loro reinserimento nella società.

AFRICA/NIGERIA - Trovato il corpo di un sacerdote rapito una settimana fa; il Vescovo denuncia il disinteresse della polizia
22/03/2019

Abuja - Si è concluso in maniera tragica il rapimento di don Clement Rapuluchukwu Ugwu, parroco della chiesa di San Marco, a Obinofia Ndiuno, nella Ezeagu Local Government Area, nello Stato di Enugu, nel sud della Nigeria. Il corpo in stato di decomposizione del sacerdote è stato ritrovato ieri, 20 marzo, nella foresta, non lontano dal luogo del rapimento. La sera del 13 marzo don Ugwu, era stato prelevato con la forza dalla casa parrocchiale da alcuni banditi che lo avrebbero ferito con un colpo di pistola.
Sua Ecc. Mons. Callistus Onaga, Vescovo di Enugu, ha invitato la polizia a catturare gli assassini del sacerdote ed ha denunciato la serie di violenti omicidii in tutto il Paese. Il Vescovo ha quindi invitato i cristiani a intensificare le preghiere per la salvezza del Paese.
Mons. Onaga ha espresso rammarico per il fallimento delle forze di polizia nel salvare p. Ugwu nonostante le loro assicurazioni sul fatto che erano sulle tracce dei rapitori, mentre questi però continuavano tranquillamente a prelevare denaro dal conto del sacerdote attraverso la carta del bancomat.
“Abbiamo subito denunciato il rapimento di don Ugwu alle forze dell’ordine e da allora sono andato alla stazione di polizia tre volte, eppure continuavano a dirmi 'siamo vicini ai rapitori'. Dubito che stessero facendo qualcosa perché il corpo di don Ugwu è stato trovato a 20 chilometri da casa sua” ha denunciato Mons. Onaga.
Link utili
LA REGISTRAZIONE
Titolo
Nome*
Cognome*
Email Ufficiale*
Email Personale
Ruolo*
Nazione*
Città*
Diocesi*
Telefono
Indirizzo
Codice Postale
MESSAGGIO

PASSWORD DIMENTICATA
UTENTE

News

Link utili


PONTIFICIE OPERE MISSIONARIE
Segretariati Internazionali
PRIVACY
CONDIZIONI DI UTILIZZO
DISCLAIMER
COPYRIGHT ©2019PONTIFICIE OPERE MISSIONARIE TUTTI I DIRITTI RISERVATI