AMERICA/REPUBBLICA DOMINICANA - L'Arcivescovo di Santo Domingo: Chiesa e governo lavorino insieme nella lotta alla criminalità
20/09/2020

Santo Domingo - E' necessario che le autorità trovino una strada efficace per combattere la criminalità e l'insicurezza che colpisce la società. E, sul fronte dell'educazione alla legalità e di una cultura del mutuo rispetto, della giustizia e della pace , la Chiesa cattolica è pronta ad offrire il suo contributo, per il bene comune del paese: è quanto afferma l'Arcivescovo metropolita di Santo Domingo, mons. Francisco Ozoria Acosta che, celebrando ieri 18 settembre una messa di ringraziamento per la nuova gestione del governo nazionale, ha chiesto il pieno supporto della popolazione e la benedizione di Dio sui governanti.
La Chiesa, ha rimarcato l'Arcivescovo, intende offrire la sua collaborazione per creare una clima sociale di armonia, pace e costruzione dello sviluppo e del benessere di ognuno, a partire dai più poveri. I rapporti distesi con le autorità civili potranno costituire un beneficio per la nazione: dopo la celebrazione, il nuovo Ministro del Interno, Jesus Vásquez Martínez, ha chiesto che esponenti della Chiesa cattolica siano presenti e attivi nelle Commissioni di sicurezza locale che si stanno creando , nelle diverse città, per costruire una cultura della legalità e aiutare a combattere la criminalità. Il Ministro ha auspicato che " in ogni comune del paese, a fianco dell'azione della polizia nazionale, tutti i settori della società e civile siano presenti e coinvolti al fine di combattere la criminalità e la delinquenza, partire dalla cultura e dalla mentalità dei giovani".
La Repubblica Dominicana ha inaugurato nuovo governo sotto la guida di Luis Abinader in piena pandemia mondiale. Il 5 luglio scorso è stato eletto presidente con il 52.52% dei voti.
Negli ultimi anni la piaga della violenza ha attanagliato il paese: violenza a livello familiare e sociale che ha coivolto spesso il mondo giovanile. In passato i Vescovi dominicani hanno rinnovato un appello su una maggiore attenzione einvestimenti sull'educazione, "punto chiave per il decollo della nazione". E hanno indicato la povertà e la corruzione come fattori che minano la convivenza civile e foraggiano la criminalità, sui quali il governo è chiamato ad agire con prontezza.
NEWS ANALYSIS - Africa, le suore del Buon Pastore accanto agli sfruttati del cobalto
20/09/2020

Lualaba - “Fu il vescovo di Kolwezi a chiederci di venire qui nel 2012, preoccupato delle condizioni di vita della popolazione, in particolar modo dei bambini. Quando siamo arrivate per la prima volta, in giro c’era pochissima gente. Ma dove sono tutti? - chiedevamo. In miniera, a scavare”. Comincia così il racconto reso all’Agenzia Fides da suor Pascaline Mikebo, Direttrice del “Progetto economic empowerment Bon Pasteur Kolwezi”, gestito dalle Suore di nostra Signora della carità del Buon Pastore. È la storia di un legame ormai indissolubile tra questa congregazione fondata in Francia nel 1835 da Santa Maria Euphrasia Pellletie e ora presente in una settantina di Paesi, e il “popolo del cobalto”, ovvero centinaia di migliaia di individui – almeno un terzo dei quali, bambini di età fino a 7 anni – ‘impiegati’ nelle miniere della provincia di Lualaba, ex Katanga, nella Repubblica Democratica del Congo.
La missione delle suore si concentra in questa piccola zona che da sola garantisce tra il 60 e il 70% del fabbisogno mondiale di cobalto e che negli ultimi anni, da quando nel mondo si è deciso di puntare sulle automobili elettriche che necessitano di almeno una decina di kg di questo materiale, è divenuta inevitabilmente un polo di sregolata attrazione per tantissime multinazionali. Per le compagnie che si snodano lungo tutta la filiera i profitti si sono letteralmente moltiplicati. Per la popolazione locale, invece, la situazione segna un drammatico ritorno a parametri da rivoluzione industriale, l’ennesimo esempio della maledizione delle risorse che trasformano molti Paesi africani, ricchissimi di materie prime e in grado di produrre fortune autoctone, in zone di emergenze umanitarie.
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AFRICA/MAURITIUS - Un missionario Salesiano: all'opera con i giovani per non disperdere il patrimonio lasciato dalla visita del Papa
20/09/2020

Port Louis - “La visita del Papa, un anno fa, ha lasciato un segno indelebile a Mauritius. Purtroppo, la pandemia è arrivata pochi mesi dopo e ha bloccato sul nascere i progetti della Chiesa per mettere in pratica le parole di Francesco. È stato davvero difficile provare a dare continuità a quanto visto e ascoltato e allora abbiamo pensato di rivolgerci all’essenzialità e concentrarci sui giovani e sulla cura della 'casa comune', dando a questi aspetti priorità, così come ci chiedevano le parole accorate del Papa. I ragazzi qui da noi ancora indossano le magliette che ricordano il passaggio a Port Louis di Papa Francesco. Dal loro entusiasmo siamo ripartiti per non disperdere un patrimonio così grande”. E' quanto racconta all’Agenzia Fides padre Heriberto Cabrera, Salesiano cileno, che opera nella diocesi di Port Louis.
Grazie a una tempestiva e oculata azione messa in atto dal governo fin dai primissimi giorni dell’anno, Mauritius è riuscita a contenere la diffusione del virus e limitare i danni su un’isola a forte rischio dato l’enorme afflusso di turisti e stranieri. Ma la Chiesa, turbata dalla situazione, ha cominciato una riflessione su azione pastorale e ruolo nella società. “Da noi l’impatto del Covid-19 non è stato così devastante come in altri luoghi ma ha ugualmente allarmato tutti e innescato una riflessione anche all’interno della Chiesa. Il Cardinale Maurice Piat, ha sottolineato che è sbagliato pensare di tornare tranquillamente alla normalità dopo la pandemia, bisogna ripensare tutto, la liturgia, il modo di stare tra noi, la carità, che non può essere solo la ‘Caritas’ ma deve essere un nuovo modo di vivere nella società”.
A complicare una difficile situazione è sopraggiunto il disastro naturale causato alla fine di luglio dal cargo MV Wakashio. Oltre mille tonnellate di carburante si sono riversate nelle acque al largo dell'isola di Mauritius, a ridosso della barriera corallina.
Dice il Salesiano: “È stata una tragedia che ha causato a cascata una serie infinita di problemi. Perdita di turismo , blocco totale di tutte le attività e, ovviamente, stop a ogni viaggio turistico su tutta l’isola anche se il disastro interessa solo la parte sud-orientale. Il danno per la popolazione è incalcolabile, anche sul piano mentale. Si cerca di favorire turismo locale, ma per il momento non funziona. Senza parlare della catastrofe ecologica, del fetore emanato per settimane che ha costretto alcune scuole alla chiusura, della perdita enorme di pesce e quindi di lavoro per i pescatori”.
Il disastro ha aumentato gli effetti di una crisi che interessa da tempo l’isola e acuito le divisioni. “Possiamo parlare – riprende padre Heriberto – di una crisi sociale, anche di crisi di fiducia nelle autorità che sta assumendo dimensioni sempre maggiori da dopo il disastro della Wakashio. A differenza della gestione della pandemia, il governo e il primo ministro hanno sbagliato strategia e il loro atteggiamento è stato un catalizzatore di una malessere più profondo. La gente si dice stufa dell’arroganza, del fatto che il popolo non è ascoltato e anche per la corruzione che da noi resta un grande problema. Devo dire, però, che sono rimasto impressionato dalla risposta della società civile: migliaia di volontari si sono resi disponibili per pulire le spiagge, gli alberi, il mare, un fenomeno commovente che ci ha uniti tutti, al di là delle divisioni. E, tornando alla visita del Papa, forse è uno dei frutti del nucleo centrale del messaggio di Francesco: tornare a essere uniti. Nella nostra società, molto frammentata, è una scommessa decisiva.”

EUROPA/SVIZZERA - Verso la Giornata Missionaria Mondiale: il sostegno ai missionari che “restano” e annunciano il Vangelo in situazioni difficili
20/09/2020

Friburgo - "Non ci arrenderemo e resteremo qui": questa frase, ripetuta in diverse lingue da una trentina di uomini e donne in missione in più di venticinque Paesi è il cuore del messaggio contenuto nel video #WeAreStillHere , frutto della sinergia internazionale tra diverse Direzioni nazionali delle Pontificie Opere Missionarie nel mondo, alcune delle quali hanno scelto di identificarsi con il nome “Missio”. Questi missionari sono e rimangono in terra di missione, in cammino con le persone del posto, annunciando e vivendo Il Vangelo anche le situazioni più difficili. I missionari contano sulla vicinanza e sulla presenza concreta della Chiesa universale in particolar modo durante l’Ottobre missionario. "Missio in Svizzera fa parte di una rete globale, siamo collegati con tutte le comunità in tutte le parti del mondo ", spiega a Fides il diacono Martin Brunner-Artho, direttore di “Missio Svizzera” che con le altre direzioni nazionali ha partecipato al progetto di #WeAreStillHere.
Tutto è cambiato, tutto è incerto, la pandemia sta producendo un cambiamento epocale, ma una sola cosa è certa: i missionari, donne e uomini di tutto il mondo, non se ne andranno dalla terra in cui sono stati inviati in missione. “Noi saremo qui… noi siamo sempre stati qui… e sempre lo saremo… continueremo la nostra missione… noi non ci arrenderemo… perché siamo missionari”, spiega la campagna promossa nel video delle POM.
"Il Mese missionario di ottobre è il momento in cui la Chiesa cattolica di tutto il mondo si riunisce per celebrare e sostenere la missione della Chiesa", spiega Martin Brunner-Artho. La Giornata Missionaria Mondiale, evento culmine di questo periodo, sarà celebrata in Svizzera il 18 ottobre con speciale attenzione è rivolta alla Chiesa della Guinea-Conakry, in Africa occidentale, e al suo impegno pastorale e sociale.
Missio Svizzera” ricorda il ruolo dei laici nella comunità ecclesiale, sia in quella svizzera che in quella guineana. Nell’ambito della campagna nazionale per promuovere il Mese Missionario, Missio Svizzera ha realizzato 12 brevi video in cui uomini e donne della Svizzera italiana raccontano cosa significa per loro "essere missionari, battezzati e inviati". Riecheggia nelle loro parole il tema del messaggio del Papa per la Giornata Missionaria Mondiale: "Eccomi manda me".

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