ASIA/SIRIA - La lettera di Papa Francesco a Assad nel racconto dei media siriani
24/07/2019

Damasco – La lettera di Papa Francesco consegnata lunedì 22 luglio nelle mani del Presidente siriano Bashar al-Assad “ribadisce il sostegno per il ripristino della stabilità in Siria”. Così l’Agenzia siriana governativa SANA ha lanciato la notizia della missiva papale portata materialmente al Presidente siriano dal Cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, Prefetto della Dicastero per la promozione dello sviluppo Umano Integrale, accompagnato da padre Nicola Riccardi ofm, sottosegretario del medesimo Dicastero vaticano, e dal Cardinale Mario Zenari, Nunzio apostolico a Damasco.
I media siriani governativi non riportano i contenuti della lettera, limitandosi a riferire che in essa si riafferma il sostegno al ritorno della stabilità e si auspica la fine delle sofferenze del popolo siriano. I resoconti di parte siriana si soffermano invece sulle parole che Assad ha rivolto ai rappresentanti vaticani che gli hanno consegnato la lettera del Papa. Secondo quanto riferisce SANA, Assad nel corso del colloquio ha sottolineato che gli attacchi contro i civili sono perpetrati da quelli che il Presidente siriano ha definito come “terroristi” presenti nella Provincia di Idlib, e ha ribadito le accuse verso forze straniere regionali e occidentali che a suo giudizio continuano ad offrire sostegno a gruppi armati in Siria. L’unico modo per aiutare il popolo siriano – ha rimarcato Assad – consiste nel fare pressione “sugli Stati che sostengono i terroristi, cercando di prolungare la guerra”.
I media ufficiali siriani hanno pubblicato anche le foto dell’incontro tra Assad e i rappresentanti vaticani, ma i loro resoconti orientati e parziali non hanno fatto cenno all’intervista del Cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin, diffusa da VaticanNews e dall’Osservatore Romano, in cui sono state descritte anche le richieste concrete che il Papa ha voluto inserire nella sua lettera al Presidente siriano. Il Vescovo di Roma – ha spiegato nella sua intervista il Cardinale Parolin – ha chiesto a Assad di “fare tutto il possibile” per fermare la catastrofe umanitaria nella provincia di Idlib, fornendo anche esempi concreti, come la necessità di assicurare “le condizioni per un rientro in sicurezza degli esuli e degli sfollati interni” e quella di assicurare “condizioni di umanità” ai prigionieri politici reclusi spesso in luoghi di detenzione non ufficiali.
Già nel dicembre 2016, mentre era in corso lo scontro tra esercito governativo e milizie anti-Assad per il controllo di Aleppo, Papa Francesco aveva inviato tramite il Nunzio apostolico Zenari una lettera al Presidente siriano per denunciare tutte le forme di estremismo e terrorismo, “da qualsiasi parte esse possano venire”, e chiedere che in quella situazione di conflitto fosse “pienamente rispettato il diritto umanitario internazionale in merito alla protezione dei civili e l’accesso all’aiuto umanitario”.
AMERICA/CUBA - La Chiesa plaude all’indulto per 2.604 prigionieri, gesto di misericordia per il reinserimento sociale
24/07/2019

La Habana – La Commissione nazionale della pastorale penitenziaria della Conferenza episcopale cubana, insieme a Vescovi, sacerdoti, diaconi, religiosi e laici, “si unisce all’allegria delle famiglie che, con gioia e affetto, accolgono i loro cari privati della libertà che sono stati beneficiati dall’indulto concesso dal Consiglio di Stato della Repubblica di Cuba a 2.604 persone”. La nota, pervenuta all’Agenzia Fides, è firmata da Sua Ecc. Mons. Jorge Enrique Serpa Pérez, Vescovo emerito di Pinar del Río, Presidente della Commissione.
Seguendo gli orientamenti della nuova Costituzione della Repubblica, che favorisce il reinserimento sociale delle persone detenute, il Consiglio di Stato ha concesso un indulto a 2.604 condannati a pene effettive di privazione della libertà. Dell’indulto usufruiranno i condannati, sempre per reati lievi, che hanno tenuto un buon comportamento durante la reclusione. Inoltre è stato valutato il tempo trascorso dalle sanzioni, i fatti per i quali sono stati condannati, l’età e le malattie di cui alcuni soffrono. Sono stati inseriti soprattutto donne, giovani e anziani. In tutti i casi si tratta di persone che hanno già scontato almeno un terzo della sanzione imposta dai Tribunali.
“L’indulto, che in se stesso è un gesto umanitario di misericordia – prosegue il comunicato della Commissione – mostra come questa, essendo superiore all’animosità, favorisce il reinserimento nella società delle persone che ne beneficiano ed una migliore convivenza sociale, secondo quanto ci ha insegnato Papa Francesco nell’Anno della Misericordia e nella sua indimenticabile visita al nostro paese, nel settembre 2015, come Pellegrino di Misericordia”.
Infine la nota sottolinea che questo indulto costituisce “l’occasione per sensibilizzare le comunità verso una maggiore atternzione e appoggio a questo impegno specifico della pastorale penitenziaria, che trova fondamento nell’insegnamento di Gesù: Ero prigioniero e mi avete visitato”.
AMERICA/EL SALVADOR - I Vescovi: i migranti non vanno criminalizzati, occorre affrontare le cause alla base
24/07/2019

San Salvador – "Siamo preoccupati per la gravissima situazione in cui centinaia di migliaia di connazionali vivono attualmente negli Stati Uniti. Pensiamo, prima di tutto, a coloro che sono in pericolo di essere espulsi e a coloro che si trovano al confine di quel Paese, in condizioni deplorevoli”: lo afferma una dichiarazione della Conferenza episcopale di El Salvador che domenica 21 luglio è stata resa nota dall'Arcivescovo di San Salvador, Mons. José Luis Escobar Alas, durante il suo consueto incontro domenicale con i giornalisti. Mons. Escobar Alas ha evidenziato che lo Stato deve progettare politiche incentrate sulla soluzione della crisi migratoria, nonché per la protezione e la difesa dei diritti di coloro che migrano, perché non è giusto che siano criminalizzati. Per la Chiesa cattolica, il fenomeno dell'immigrazione deve essere affrontato alla base, concentrandosi sulle cause che lo generano, in particolare la violenza e la povertà.
Il pronunciamento della Conferenza Episcopale è stato reso noto mentre è in visita in El Salvador il Segretario di Stato americano Mike Pompeo. Visita che dovrebbe portare benefici alla popolazione, ha auspicato l'Arcivescovo.
I Vescovi, e la comunità salvadoregna sono rimasti particolarmente toccati dal caso di Oscar Alberto Martínez e della sua piccola figlia Valeria, morti annegati mentre cercavano di attraversare il Rio Grande, una tragedia catturata in una fotografia che ha provocato indignazione in tutto il mondo. "Siamo profondamente preoccupati per la situazione dei bambini che soffrono nei centri di detenzione tutti i tipi di abusi e, soprattutto, la separazione dei loro genitori. Questa situazione può causare danni psicologici irreparabili" aggiungono i Vescovi nella loro dichiarazione.
El Salvador è apparso sulle prime pagine dei giornali per il fenomeno dell’emigrazione verso gli Stati Uniti, purtroppo a causa degli ultimi migranti morti alla frontiera sud di questo paese. Inoltre la stampa americana ha appena annunciato che l'amministrazione Trump amplierà il programma di espulsione accelerata a livello nazionale che attualmente si applica solo entro 100 miglia dal confine. Un memorandum del Dipartimento per la sicurezza nazionale , pubblicato ieri lunedì 22 luglio nel registro federale, rivela che verrà accelerata in modo drammatico l’espulsione degli immigrati dichiarati inammissibili negli Stati Uniti.
Il presidente di El Salvador, Nayib Bukele, ha recentemente affermato che, secondo le statistiche fornite dal governo degli Stati Uniti, le carovane di migranti sono costituite per il 40% da honduregni, un altro 40% da guatemaltechi, l'8 o il 9% da migranti da altri paesi e solo dall'11% di salvadoregni. Si stima che oltre 2,5 milioni di salvadoregni vivano negli Stati Uniti, di cui 179.000 hanno uno status di protezione tempòoranea . L'ultima proroga del TPS scadrà a settembre 2019.

OCEANIA/PAPUA NUOVA GUINEA - La tutela femminile è una priorità: la donna non è stata creata per essere oggetto di abuso
24/07/2019

Boroko – Un gruppo di giovani matricole dell'Istituto Tecnico Don Bosco, a Boroko, si sono confrontate, durante una sessione della Chat Room trasmessa in diretta su Tribe 92 FM, per discutere su "La tutela delle donne come priorità nella società". Le relatrici hanno condiviso esperienze e offerto possibili suggerimenti per affrontare il problema della sicurezza femminile.
“Immagina una Papua Nuova Guinea, dove comfort, tutela, salute o semplicemente essere al sicuro non sono solo parole ma pratiche concrete” ha detto Karen Limbe nel suo intervento pervenuto a Fides. “I diritti delle donne continuano ad essere violati, la nostra sicurezza deve essere una priorità” ha aggiunto.
“Tutto ritorna in famiglia e nel modo in cui i genitori trattano i loro figli. Il loro esempio è fondamentale” ha detto un’altra relatrice riferendosi a come la nostra società può migliorare la sicurezza delle donne. “Occorre creare consapevolezza, raccogliere sostegno e alimentare il senso di responsabilità da parte degli uomini oltre che aiutare il governo a individuare progetti concreti a favore delle donne indifese i cui diritti umani fondamentali sono stati violati” si legge ancora nella nota. Dalle Sacre Scritture si evince, inoltre, che la donna è stata creata per accompagnare l’uomo e completarlo e non per essere oggetto di abuso.
“E’ il momento di difendersi e di difendere quelle che si trovano in una situazione simile. Se una donna viene educata, di conseguenza l’intera famiglia e la società tutta è educata. Più siamo consapevoli di come la sicurezza sia un problema per le nostre madri, sorelle, mogli, nipoti e amiche, meglio affronteremo il problema” insiste un’altra relatrice incoraggiando gli ascoltatori.

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