AFRICA/CENTRAFRICA - I leader religiosi: “Giusta la richiesta della popolazione di Bangassou di ritirare i Caschi Blu marocchini”
17/08/2017


Bangui - La popolazione di Bangassou chiede il ritiro del contingente marocchini di Caschi Blu dispiegato in questa città nel sud-est della Repubblica Centrafricana.
“La richiesta della popolazione è fondata e conferma quella di Mons. Aguirre, Vescovo di Bangassou” ha affermato l’Imam Oumar Kobine Layama, leader della Piattaforma delle Confessioni Religiose del Centrafrica che ha fatto parte di una delegazione proveniente dalla capitale Bangui, che ha condotto un’inchiesta sulla situazione a Bangassou e dintorni. La delegazione era composta da diverse personalità della politica e dell’amministrazione statale e di rappresentanti della società civile.
Come denunciato all’Agenzia Fides da Sua Ecc. Mons. Juan José Aguirre Muños, Vescovo di Bangassou, i soldati della MINUSCA , dispiegati nell’area “hanno il grilletto facile” e quando sono vittime di agguati rispondono sparando indiscriminatamente colpendo anche i civili .
“La popolazione è testimone e vittima delle azioni condotte nella città di Bangassou dai militari del contingente marocchino” ha rimarcato l’Imam Layama. “La popolazione non vuole che il contingente resti a Bangassou perché i suoi componenti hanno fallito la loro missione di protezione dei civili. Sono inattivi e soprattutto passivi quando sono attaccati dai miliziani. Secondo le dichiarazioni di alcune persone, i militari marocchini sono la causa di diversi casi di assassinio perché sparano a bruciapelo sui civili che vengono qualificati come miliziani” ha proseguito l’Imam.
Bangassou e dintorni sono al centro di scontri tra gli ex ribelli Seleka e i miliziani Anti Balaka, da quando sono stati ritirati i militari ugandesi e statunitensi inviati in zona per dare la caccia Joseph Koni, capo del Lord’s Resistance Army . Da mesi la cattedrale di Bangassou ospita circa duemila cittadini musulmani minacciati di morte dagli Anti Balaka .
AFRICA/RD CONGO - Due progetti d’urgenza nelle province dell’ex Katanga dove sono raddoppiati gli sfollati
17/08/2017

Kalemie - Secondo il rapporto OCHA, in marzo erano circa 450 mila gli sfollati della provincia del Tanganyika, la più colpita tra le quattro province dell’ex Katanga dal conflitto Luba-Pigmei in corso dal 2016. A Kalemie, capoluogo di provincia, su dieci persone, sei sono sfollate. Per fare fronte al fenomeno, la ong Avis ha avviato un primo progetto per garantire educazione di qualità a 15 mila bambini di Kalemie che hanno perso tutto. Il rogetto prevede corsi di recupero, sostegno economico alle scuole situate accanto ai campi di sfollati perché possano accogliere nelle classi i nuovi arrivati, formazione a insegnanti e direttori. E poi materiali scolastici, palloni e giochi per i momenti di svago e kit per gli insegnanti. L’altro progetto di urgenza in corso di realizzazione è RRMP, acronimo per Risposta Rapida ai Movimenti di Popolazione. Si articola in sei mesi e punta a raggiungere gli sfollati nelle zone più impervie delle quattro province dell’ex-Katanga , dove altri progetti non riescono ad arrivare. L’obiettivo è fornire assistenza a chi è sfollato da meno di tre mesi: beni di prima necessità, interventi nel settore dell’educazione, della salute e dell’igiene in collaborazione con International Rescue Committee .

AMERICA/STATI UNITI - Grazie all’intervento di Mons. Seitz una donna messicana potrà rimanere negli USA accanto alla figlia malata
17/08/2017

El Paso – Una donna messicana, madre di tre figli, che rischiava di essere deportata, è stata autorizzata a rimanere negli Stati Uniti per altri sei mesi, dopo che Sua Ecc. Mons. Mark J. Seitz, Vescovo di El Paso, Texas e altri leader religiosi sono intervenuti a suo favore.
María Elena De Loera, ha ricevuto un permesso per "motivi umanitari" per rimanere nel Paese per sei mesi in modo da poter assistere la figlia di otto anni Alia nelle cure mediche per il cancro.
Questa è la terza volta che a De Loera viene concesso il permesso negli ultimi due anni, dopo che ha chiesto l'asilo negli Stati Uniti nel 2014, sostenendo che temeva per la sicurezza dei suoi figli dopo l'omicidio del marito in Messico. Mesi dopo la richiesta d'asilo, alla figlia più giovane è stata diagnosticata con cancro. Alla madre, è stata concessa la possibilità di rimanere negli USA nel 2015 mentre la figlia veniva curata, ma doveva rinnovare ogni anno questo permesso, cosa che non è accaduto questo anno, per questo si è reso necessario l'intervento di Mons. Seitz, e di altri leader religiosi .

AFRICA/UGANDA - Una biblioteca gratis in un furgone per i bambini di strada di Kampala
17/08/2017

Kampala - Matatart è un progetto diretto da un architetto italiano di 30 anni, un cooperante italiano e una giovane ugandese. L’obiettivo è che i bambini che vivono per le strade di Kampala si interessino alla cultura. Il nome Matatart viene dal matatu, camioncini che funzionano come taxi. L’organizzazione ha comprato un vecchio matatu in Giappone e lo ha trasformato in un piccolo centro culturale che viaggia attraverso i sobborghi della capitale ugandese. Si trova nel sobborgo di Kawempe dove, in collaborazione con un’altra organizzazione, i bambini hanno ricostruito e pitturato una casa che servirà come alloggio gratuito ai piccoli abbandonati. I bambini possono entrare nel furgoncino, prendere i libri, leggere, dipingere, scrivere ed ascoltare musica.
Secondo le stime ufficiali dell’Unicef, in Uganda ci sono circa 10 mila minori che vivono e lavorano per le strade.

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