ASIA/PAKISTAN - L’Arcivescovo Shaw: “Un Ramadan di dialogo e di pace”
24/06/2017

Lahore – “Abbiamo vissuto nel periodo del Ramadan un movimento e una campagna interreligiosa di pace, in cui abbiamo piantato alberi di ulivo davanti a chiese cristiane, moschee, madrase, scuole cattoliche e istituti islamici. E’ stata una iniziativa significativa e molto visibile, in cui persone e leader religiosi cristiani e musulmani hanno dato prova di voler lavorare insieme per la convivenza e la pace in Pakistan. Siamo felici che il mese sacro del Ramadan sia stato caratterizzo da questo comune sforzo e desiderio di pace”: lo dice all’Agenzia Fides l’Arcivescovo Sebastian Shaw, che guida l’arcidiocesi di Lahore ed è presidente della Commissione per il Dialogo interreligioso e l’ecumenismo, in seno alla Conferenza Episcopale cattolica del Pakistan. L’Arcivescovo nota a Fides che “il dialogo interreligioso è un sentiero che continueremo a percorrere con convinzione, nonostante le difficoltà e l’esistenza di gruppi radicali o violenti che intendono seminare odio interreligioso”.
Alla fine del Ramadan, la festa dell’Id-al Fitr sarà caratterizzata da momenti conviviali organizzati dai leader islamici pakistani, nelle diverse diocesi del Pakistan, cui parteciperanno i cristiani, in segno di solidarietà, condivisione della festa e di "buon vicinato".
Tali incontri nel tempo del Ramadan hanno rappresentato l'occasione per mostrare che “il Vangelo insegna a rispondere al male con il bene”, nota l'Arcivescovo, come dimostra un recente episodio: dopo la tragica morte dell’operaio cristiano Irfan Masih , morto perché un medico musulmano si è rifiutato di toccarlo e di curarlo dicendo che era “impuro”, l’associazione che riunisce gli operatori ecologici del Pakistan ha organizzato in una chiesa di Lahore una cena di Iftar , in segno di amicizia e solidarietà con i fedeli musulmani: “Un segno per mostrare la volontà di essere in armonia, nonostante alcuni episodi dolorosi e negativi” nota l’Arcivescovo. “In nome del nostro fratello Irfan Masih, invitiamo tutte le comunità religiose a riunirsi in nome della comune umanità. Siamo uomini e donne creati da Dio nella nostra amata patria. Le nostre religioni ci insegnano ad amare. Camminiamo insieme”, hanno detto i leader cristiani organizzatori dell’evento, invocando il “principio dell'inclusività” e l'unità.
Simili iniziative si sono tenute anche nella diocesi di Faisalabad, dove la Commissione diocesana per il dialogo interreligioso ha organizzato nei giorni scorsi una “cena di iftar”, ospitando numerosi leader religiosi musulmani “per rafforzare le relazioni di pace e di armonia tra musulmani e cristiani”. In quest’ occasione p. Nisar Barkat ha letto il Messaggio di auguri di Papa Francesco per il Ramadan.
ASIA/IRAQ - Il Patriarca caldeo: “tristezza e preoccupazione” per la vicenda dei cristiani iracheni che il governo USA vuole espellere
24/06/2017

Baghdad - La Chiesa caldea segue da vicino, “con tristezza e preoccupazione”, gli sviluppi della misure giudiziarie con cui gli Stati Uniti d'America si apprestano a allontanare dai propri confini 114 iracheni, in gran parte cristiani caldei, arrestati e colpiti dalla disposizione di espulsione, nel quadro delle nuove misure messe in atto dall'amministrazione Trump per contrastare i flussi migratori provenienti da Paesi del Medio Oriente, considerati a rischio di infiltrazione terroristica.
I sentimenti del Patriarcato sono espressi in una lettera che il Patriarca Louis Raphael ha inviato al Vescovo caldeo Frank Kalabat, alla guida dell'Eparchia di San Tommaso Apostolo a Detroit, il Patriarca esprime solidarietà e vicinanza alle famiglie degli iracheni colpiti dalle disposizioni di espulsione, e auspica che il governo statunitense trovi adeguata soluzione all'emergenza umanitaria provocata dalle misure di allontanamento, rivolte anche contro padri di famiglia con figli piccoli, che vivono del lavoro svolto negli USA. Il Patriarca fa notare che molti degli iracheni sottoposti a misure di allontanamento vivevano negli USA da molto tempo, e non possono essere in alcun modo sospettati di rappresentare un pericolo per la sicurezza nazionale statunitense. Nella lettera patriarcale, si riferisce anche che il governo di Baghdad ha dichiarato la propria impossibilità a interferire su quella che rappresenta una “decisione sovrana” di un altro Paese. La vicenda – aggiunge il Patriarca nella sua lettera – può comunque aiutare tutti a cogliere l'importanza di possedere documenti legali che garantiscano il proprio status dal punto di vista giuridico, sottraendo i singoli e le famiglie a ritorsioni e discriminazioni.
I cristiani caldei di origine irachena colpiti da disposizioni di espulsione sono stati arrestati a Detroit dai poliziotti dell’Immigration and Customs Enforcement lo scorso 12 giugno. Si tratta per lo più di uomini residenti negli States da decenni. L'operazione fa seguito all'accordo tra Stati Uniti e Iraq, con cui il governo di Baghdad ha accettato di accogliere un certo numero di cittadini iracheni sottoposti all’ordine di espulsione, pur di essere tolto dalla lista nera delle nazioni colpite dal cosiddetto “muslim ban”, il bando voluto del Presidente Donald Trump per impedire l'accesso negli USA ai cittadini provenienti da sei Paesi a maggioranza musulmana considerati come potenziali “esportatori” di terroristi. Alcuni degli arrestati cristiani avevano avuto in passato problemi con la giustizia, elemento che secondo le forze di polizia giustificherebbero la decisione di sottoporli alla misura del reimpatrio forzato in Iraq. Nella giornata di giovedì 22 giugno, il giudice distrettuale Mark Goldsmith ha sospeso per 14 giorni le procedure di espulsione, durante il quale dovrà decidere se il suo tribunale è competente per deliberare in merito all'intera vicenda. .
AMERICA/ANTILLE - Nomina del Vescovo di St. George’s in Grenada
24/06/2017

Città del Vaticano – Il Santo Padre Francesco ha nominato oggi Vescovo della diocesi di St. George’s in Grenada il Rev.do Clyde Martin Harvey, del clero di Port of Spain, Parroco e Vicario Episcopale del Clero.
Il Rev.do Clyde Martin Harvey è nato a Trinidad e Tobago, nelle Antille, il 9 novembre 1948. Ha frequentato le scuole primarie e secondarie nel quartiere di Belmont. Dopo aver scoperto la vocazione sacerdotale, ha seguito l’iter formativo filosofico e teologico nel Seminario Regionale di St. John Maria Vianney and Uganda Martyrs, in Trinidad e Tobago. È stato ordinato sacerdote il 27 giugno 1976.
Dopo l’ordinazione sacerdotale ha ricoperto i seguenti incarichi e svolto ulteriori studi: dal 1976: Docente di Filosofia, Arcidiocesi di Port of Spain; 1976-1979: Formatore e Vice-Rettore del Seminario Regionale di St. John Maria Vianney and Uganda Martyrs; 1979-1985: Parroco a Morvant e Laventille; 1985: Breve corso di specializzazione all’Università di Lancaster, in Inghilterra; 1985-1988: Studi Superiori nella Graduate School of Theology dell’Università di Berkeley, California; 1988-1996: Parroco a Maloney; 1997-2007: Parroco a San Fernando; 2007-2016: Parroco a Gonzales e Holy Rosary; dal 2011: Vicario Episcopale per il Clero.
La Diocesi di St. George’s, eretta nel 1956, comprende l’intero territorio di Grenada e delle Isole Grenadine meridionali , conta oggi una popolazione di 104.000 abitanti, quasi totalmente di etnia Afro-Caraibica. I cattolici sono 40.000 , ma sono in diminuzione. La Diocesi è divisa in 21 parrocchie, 5 delle quali amministrate da un Diacono permanente o da un laico. Ci sono 25 sacerdoti, 14 dei quali religiosi, 7 diaconi permanenti, 5 fratelli religiosi e 34 religiose.
AFRICA/CENTRAFRICA - Violenti scontri a Bria, nell’est del Paese
24/06/2017


Bangui - “Purtroppo la situazione in Centrafrica si sta deteriorando nonostante gli accordi di pace firmati il 19 giugno a Roma” riferiscono all’Agenzia Fides fonti missionarie, che per motivi di sicurezza non citiamo, da Bangui, la capitale della Repubblica Centrafricana. “A Bangui la situazione è calma. A destare allarme sono gli scontri in altre aree del Paese. In particolare a Bria, dove i morti sono 40, forse addirittura 100”.
Bria, nell’est del Paese, è una città strategica per il controllo delle risorse minerarie dell’area, specie quelle diamantifere. Secondo notizie di agenzia gli scontri nascono da una divisione interna al Front Populaire pour la Renaissance de la Centrafrique , uno dei diversi gruppi armati nati dall’ex alleanza ribelle Seleka. La FPRC ha però negato di esservi implicata e ha invece accusato gli anti balaka di aver assalito la città, dove diverse persone hanno cercato rifugio nella parrocchia cattolica.
Il 19 giugno, grazie alla mediazione della Comunità di Sant’Egidio, 13 gruppi ribelli centrafricani e il governo di Bangui avevano firmato un accordo per il cessate il fuoco immediato. Il problema è che non esiste una forza in grado di farli rispettare. La Missione ONU in Centrafrica che ha dispiegato 10.000 uomini nel Paese, non riesce a controllare tutto il territorio. La MINUSCA inoltre è piagata da scandali come quelli di violenze e abusi sessuali da parte di alcuni suoi appartenenti. Tutto questo ha fatto sì che la popolazione locale ha perso fiducia nei “Caschi Blu”, rendendo più difficile la via per la pacificazione del Paese.
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