Dal Rwanda all'India alcune testimonianze delle comunità che hanno ricevuto gli aiuti del fondo emergenza Covid-19

14 gennaio 2021

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S.E. Mons. Smaragde Mbonyintege, vescovo di Kabgayi (Rwanda), ringrazia le POM per il sussidio straordinario ricevuto tramite il Fondo di emergenza Covid-19. L’obiettivo generale del progetto era equipaggiare le parrocchie e i luoghi di culto con i materiali necessari a evitare la diffusione della pandemia e al contempo continuare a celebrare la S. Messa domenicale, impartire i sacramenti ed effettuare altri esercizi di pietà. È stato così possibile riaprire le porte dei luoghi di culto parrocchiali - anche se non è stato possibile per tutte le parrocchie - e garantire la partecipazione alle liturgie domenicali.

S.E. Mons. Henry Aruna, vescovo di Kenema (Sierra Leone), nel rapporto sull’uso del sussidio straordinario Fondo Covid, sottolinea come questo sia giunto in un momento più che opportuno quando tutte le chiese in Sierra Leone erano chiuse. Tutti i sacerdoti, le religiose e i religiosi, e anche i seminari maggiori hanno potuto beneficiare dell’aiuto e continuare il loro apostolato.

S.E. Mons. Anthony Richard Fallah Borwah, vescovo di Gbarnga (Liberia), evidenzia come sia stato importante aiutare economicamente in questo periodo pandemico i sacerdoti e i catechisti, in un contesto di gravissima crisi finanziaria per il clero.

S.E. Mons. Eugenio Coter, Vicario Apostolico di Pando (Bolivia), descrive come il sussidio abbia consentito la ripresa delle attività pastorali nelle parrocchie e nelle comunità ecclesiali, non avendo in questo tempo di restrizioni nessuna entrata. Il sussidio ha consentito di mantenere in funzione i servizi essenziali nel territorio e comprare alimenti e medicinali per la popolazione.

S.E. Mons. John Barwa, SVD, arcivescovo di Cuttack-Bhubaneswar (India) esprimendo gratitudine a nome della diocesi, spiega che il sussidio è stato completamente utilizzato per ridurre la minaccia rappresentata dalla pandemia e soddisfare i bisogni essenziali a breve termine delle persone appartenenti all'arcidiocesi. Il progetto avviato mirava ad aiutare millecinquecento famiglie con un kit alimentare e un kit sanitario, cosa che ha permesso a vedove e nuclei familiari di non dover uscire per alimentarsi per un certo numero di giorni, evitando così di esporsi alla diffusione del virus. Anche se è un piccolo aiuto, salva la vita.