Corso Online per il Clero, i Religiosi e le Religiose in Kenya, «Non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato» (At 4,20)

Corso Online per il Clero, i Religiosi e le Religiose in Kenya, «Non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato» (At 4,20)

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La Commissione per il Clero e i Religiosi/e della Conferenza Episcopale del Kenya, con il sostegno della PUM, ha organizzato dei corsi di formazione permanente per i rappresentanti del Clero e dei Religiosi/e di tutte le diocesi del Kenya. Il workshop si è tenuto virtualmente dal 16 al 18 settembre 2021 e hanno visto la partecipazione di circa 70 persone: le suore dell’Associazione delle religiose del Kenya (AOSK), i membri della Conferenza dei Superiori Religiosi del Kenya (RSCK), del Liaison Committee della Conferenza Episcopale del Kenya, e i Direttori delle POM di varie diocesi cattoliche del Kenya. Le finalità del workshop sono state: riunire religiose e religiosi per discutere apertamente i temi dell’evangelizzazione e della missione della Chiesa; spiegare il loro ruolo e quello del clero nell’annuncio del Vangelo nel mondo di oggi; riflettere su due documenti del Santo Padre “Evangelii Gaudium” e “Fratelli Tutti” riguardo alla chiamata ad essere annunciatori della buona novella; dimostrare l’importanza del ministero collaborativo nell’evangelizzazione; spiegare l'importanza dell’annuncio kerygmatico di Gesù Cristo nelle attività missionarie oggi; e discutere di questioni attuali nella missione e di affidabilità e integrità nella gestione efficace dell’organizzazione.

La presentazione di Padre Luke Bett, OP, sacerdote domenicano keniota su “L’importanza dell’annuncio kerygmatico di Gesù Cristo nelle attività missionarie di oggi” si è basato sull’approfondimento dell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium e di un’enciclica di Papa Francesco “Fratelli Tutti”. In linea con la chiamata del Santo Padre in questi due documenti viene espresso il grande bisogno di un gioioso annuncio del Vangelo nella società contemporanea. P. Bett ha anche aiutato il gruppo a capire meglio il significato della parola greca Kerygma “annuncio”. Ha spiegato: «Nel contesto cristiano, ci si concentra proprio sull’annuncio della buona novella della vita, morte e risurrezione di Gesù. In altre parole, Gesù è venuto a salvarci e il messaggio che annunciamo riguarda Lui». L’obiettivo di ogni proclamazione del kerygma è la conversione. Vogliamo essere strumenti di Dio, perché altri possano avere un incontro con Lui e rispondere alla sua grazia e misericordia, e così diventare discepoli di Gesù.

Il secondo giorno, i partecipanti hanno approfondito quali fossero le nuove sfide dell’evangelizzazione soprattutto durante la pandemia di COVID-19 e come la missione ne è stata influenzata. La Chiesa è ancora rilevante? La nostra missione parla ancora oggi la lingua della gente? La Chiesa legge i segni del tempo? Questi sono alcuni dei punti di riflessione sollevati da P. Bonaventure Luchidio, Direttore nazionale delle POM in Kenya e da suor Bridgita Mwawasi Samba, delle Suore di San Giuseppe di Mombasa, durante la loro presentazione sul tema “Questioni attuali nella missione”.

Il workshop ha messo in luce molte sfide da affrontare nei paesi dell’Africa orientale, tra cui, a titolo esemplificativo ma non esaustivo: culture regressive, formazione e catechesi inadeguate, nonché strutture povere delle Piccole Comunità Cristiane (SCCs). Si deve comprendere che la missione della Chiesa, non ha origine dalla Chiesa, ma ha la sua origine nel cuore di Dio. È un attributo del Dio Uno e Trino.

Nella sessione finale il gruppo ha ascoltato la presentazione di p. Nicholas Makau, sacerdote missionario della Consolata, su “La spiritualità del ministero collaborativo in missione” nella nostra opera di evangelizzazione. Il relatore ha riaffermato l’importanza della chiamata e della necessità di collaborazione, reciprocità e partnership. P. Makau ha basato il suo discorso sul riferimento biblico della collaborazione come famiglia di Dio che opera in armonia, collaborazione e unità per il bene di tutta la creazione.

È importante ricordare che “collaborazione con” non significa “sostituzione di”. Quindi, quando collaboriamo, ciascuno farà sempre la sua parte, gli altri si limiteranno a sostenere, portare le proprie competenze, rendere le cose facili, condividere sforzi e oneri, aggiungere valore (cfr. Christus Dominus 35, 5).

Per “camminare insieme” occorre lasciarsi educare dallo Spirito ad una mentalità realmente collaborativa e reciproca, entrando con coraggio e libertà di cuore in un processo di conversione indispensabile per la «continua riforma, di cui essa [la Chiesa], in quanto istituzione umana e terrena, ha sempre bisogno» (Evangelii Gaudium, 26).

 

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